La prima volta in Internet

Nel 1996 in Italia i primi modem si collegavano a Internet. Ma tutto era iniziato dieci anni prima. Storie della nostra prima volta in Rete

(Le storie raccontate su Medium, per l’Italian Internet Day)

Foto di Nick Gentry

exedre

A Pisa la Torre non s’è ancora data alle pratiche BDSM e il mitico prof. Francaviglia fa esami di analisi uno sul pratone del Campo de’ Miracoli. Io nell’87 sono iscritto a ingegneria, vivo dai padri lanteriani in una stanza a due letti con Rasoterra che mi sveglia tutte le mattine alle 6 col bollettino dei naviganti. Praticamente a quell’ora sono appena andato a letto. È una sorda guerra di nervi.

In quel bailamme costruisco il mio primo modem a 300 baud (è a pagina 204 di “Nuova Elettronica” n.117/118). Bé, li racconto adesso, dopo breve consultazione con gli avvocati amici di Hermes, perché gli illeciti compiuti per collegarsi dalla linea telefonica del pensionato sembra siano caduti in prescrizione.

Non sto a spiegarti di più, ma con i rotor c’era modo di fare le interurbane gratis. Di notte (molto di notte) si smonta la cornetta dell’apparecchio comune e si stende un doppino volante lungo lungo lungo per tutto il corridoio fino in camera, poi si corre di là e si compone il numero sapientemente titillando i pistolini d’aggancio della cornetta perché il rotatorio è bloccato dal lucchetto, si corre di qua e, quando dall’altra parte qualcosa fischia, si lancia il programma del terminale ed è fatto: si può passar notte collegati con il mondo telematico italiano.


Paolo

Nel 1986 ci fu il primo collegamento italiano a Internet, e nessuno se ne accorse. Fu una delle rivoluzioni meno notate della storia. Pine era fra gli strumenti più usati come client email.

Internet così come lo conosciamo oggi, in Italia iniziavamo a costruirlo nel 1994, attraverso i modem, le linee Dialup, le linee dedicate, i punti di interscambio, la navigazione Web sui primi browser tipo Mosaic, il Trumpet Winsock e il temibile Macppp.

Eravamo pochi: io, Alessandro, Jacopo e Angelo a Firenze con DADAnet, Lorenzo a Milano con Galactica, Mclink e Agorà a Roma, Stefano Quintarelli e i suo soci a Milano con Inet, Joy e i suoi a Genova, Nichi e i suoi tra cui Layla e Mario con Video On Line a Cagliari, massimo mantellini pochi mesi dopo iniziava a scrivere per Punto Informatico. Dimentico sicuramente qualcuno, ma a tutti i pionieri che hanno vissuto quell’epoca mando un grande abbraccio.


Daniela

È il 1996. 1997 al massimo. Mio padre mi regala un modem e mi dice di farlo funzionare. Nella scatola c’è un floppy, forse un cd, con una prova. Una prova di Internet.

Le istruzioni sono chiare, il modem collegato al computer fa quel suono, boinboinboin. Sono online.

Solo che non so cosa fare, cosa c’è da fare su Internet? Non so su che sito andare, motore di ricerca non significa nulla. Però c’è Red Ronnie in tv, dice che si può chattare online sul canale IRC della sua trasmissione. Proviamo, penso.

Inserire un nickname: e che cosa ci metto? Mi guardo intorno, vicino al computer ho il cd dei Prodigy, guardo i titoli delle canzoni e mi piace molto narayan, così narayan diventa il mio nick. Fino a oggi: qualcuno ancora non sa che mi chiamo Daniela e mi riconosce perché online ho ancora quel nick lì.


daniele

Il giorno preciso, confesso, non lo ricordo. Fatto sta che, intorno al 1991, da un certo momento in avanti, noi attivisti di Amnesty Italia avevamo cominciato a parlarci attraverso i computer.

In media avevamo dei 286 o 386 e il modem a 2.400 (Duemilaquattrocento, non 24k). Potevamo scrivere sui nostri schermi di casa, organizzando i messaggi in varie aree tematiche (robe legate ai diritti umani, naturalmente, ma anche di svago, con l’etichetta OT, Off Topic).

Dopo aver accumulato un po’ di messaggi, si accendeva il modem e si faceva un numero di telefono: si poteva scegliere tra un numero di Torino, uno di Firenze, uno di Acireale e due di Roma.

Si entrava così nelle BBS, vale a dire i nodi della nostra piccola rete.


Arianna

Oltre a ricordarmi la mia prima volta su internet, ricordo chiaramente una delle prime ricerche che ho fatto: “come fare i rasta”. Ricordo di aver trovato un procedimento comprensivo di bianco d’uovo e altri espedienti che qui tralascio. Poi ho cercato delle immagini dei Guns N’Roses, le ho stampate in bianco e nero ed attaccate con lo scotch sullo specchio in camera mia.

Mi sono sentita molto trasgressiva.

Comunque tornando alla prima volta su internet, ricordo che ero nell’ufficio dove lavorava mio padre e formalmente dovevo fare “delle ricerche”.

Mi sono sempre sentita molto fortunata perchè il lavoro di mio padre all’Olivetti, mi aveva permesso di avere un computer molto prima dei miei compagni di scuola. Il mondo del computer era bellissimo, l’ho capito subito e quando è arrivata la connessione ad internet (anni e anni dopo) è stato tipo: Mega WOW.

La tesi in Sociologia delle reti telematiche sulle prime comunità online, mi ha aperto un mondo. La sera intervistavo la gente che partecipava alle chat di Atlantide, chiedendo strane cose a tipi che penso volessero solo provarci.

Bei tempi. Mia madre mi urlava di disconnettermi, mio padre mi spaventava dicendomi di non cliccare strane pop-up, il mio professore sembrava John Lennon, non avevo l’ansia da like e per strada chiedevo ancora informazioni alla gente.


Giulia

Non avere un computer personale collegato alla rete ci costringeva a ritmi da lettera cartacea: ogni giorno attendevo con pazienza il mio turno per controllare la posta su uno dei due terminali disponibili (che tenerezza, “terminale”, no? Con quel senso di capolinea, quando ancora pensavamo alle comunicazioni come a uno scambio uno-a-uno e non a una rete infinita). Aspettavo le mail di Dani con la stessa trepidazione con cui aspettavo le buste color sabbia con le lettere di Raffa durante il mio scambio in Inghilterra.

Ci sarebbero voluti anni prima che comprassi il CD-ROM con i dati per la connessione a Libero, il primo provider entrato nelle case degli italiani, con i fischi e i sibili e il rumore bianco del modem che possiamo rifare a memoria, come una canzone, una madeleine acustica così distintiva che I Cani ne hanno fatto un campione.

Il pacchetto TCP/IP ha tenuta viva dopo separazioni dolorose, è stata il ponte verso amicizie straordinarie, mi permette ogni giorno di parlare con la mia famiglia, i miei amici, i miei compagni d’università, i miei ex fidanzati ai quali voglio tuttora molto bene perché o ho avuto culo, o sono brava a non scegliermi la gente anche quando le cose non funzionano, vabbe’, ma non c’entra. Internet ha facilitato la riconciliazione con parti del mio passato che vivevo ancora con dolore, mi ha riavvicinata perfino al vicolo cieco del mio paesino d’origine — uno dei tanti che compongono il mosaico della mia origine — e mi ha regalato il dono più grande di tutti: quello di poter comunicare scrivendo, quando e come voglio.

Buon compleanno, Internet italiana, e ciao da qui.


Guy

Internet l’ho visto live in action per la prima volta a Milano, nell’ufficio di una multinazionale, alla scrivania di un collega.

Prima di quel momento, come si usa scrivere in post di questo tipo, era solo una parola sentita alla radio o letta sui giornali. 
Cosa sia stato l’impatto e che effetto mi abbia fatto vedere le pagine web di solo testo (e quattro jpg microscopiche) che si caricavano in 3 o 4 minuti a 28.8k, vi rimando a leggerlo sui mille post che già sono stati scritti.

Perché tutti quanti noi, i primi, abbiamo vissuto quell’emozione lì, indistintamente.

Ciò che mi piace aggiungere è che, il giorno dopo, andai dall’amministratore dell’azienda piccolomedia per cui ero product-manager e dissi: “Dobbiamo attivare un collegamento Internet e una casella di posta elettronica. E dobbiamo farlo oggi”.

Nel giro di qualche giorno, grazie al nostro provider, eravamo online. 
O meglio, c’eravamo quando accendevamo il modem, avveniva l’handshake e lanciavamo poi Netscape Navigator. Della rete di partner mondiali della mia azienda, eravamo così solo in 4 ad avere una casella di posta elettronica: gli americani, i tedeschi, i giapponesi e noi. Roba che a essere toscano e megalomane ci avresti fatto 200 tweet autocelebrativi.
Ma la tenerezza è che eravamo così pochi in tutta Italia che avresti avuto un reach maggiore a farci uno striscione allo stadio.

Non è abbastanza per dire che Internet sia la più grande invenzione dopo la ruota?

Mariangela

È sempre stato mio fratello ad introdurre a casa le novità tecnologiche del momento. Nell’estate del 1.9.9.6. avevamo un bel computer Olidata Desktop con un processore da 133mhz e 64 Mb di RAM, Windows 95, Floppy Drive e lettore CD 2x. Un giorno finalmente arrivò il tecnico del provider che installò Internet Explorer 3 e poi il modem. Dopo qualche ora eravamo connessi. Dopo qualche giorno avevo una mail targata Lycos.

Tra i primi siti che abbiamo visitato c’erano La Repubblica per le notizie e Altavista per le ricerche. Google non esisteva ancora, i primi motori di ricerca funzionavano per directory e link. Esistevano pure le Pagine Gialle di Internet, ovviamente su carta.

Mia nonna sapeva che se il telefono risultava a lungo occupato, era di certo per colpa di Internet. Non ne comprese mai il vero significato: per leggere e vedere cose, il computer faceva telefonate. In un certo senso era così. Su Internet c’è tutto? Sì, c’è proprio tutto, nonna.


Giovanni

Di preciso non ricordo cosa cercassi ma sicuramente era più la curiosità di provare qualcosa di nuovo che solo vagamente capivo.

Mi ricordo il primo modem a 9600 baud e poi a seguire i modelli nuovi con velocità sempre maggiori ma tutti accomunati dall’indimenticabile suono che emettevano al momento di connettersi.

Mi ricordo le linee instabili che provocavano frequenti cadute nella connessione… e, come la legge di Murphy già ci insegnava, sempre nel momento meno opportuno!

Mi ricordo le BBS e mIRC, tuttora sviluppato, dove ci si scambiava informazioni o documenti con persone vicine o lontane, dalla strada accanto o dall’altro capo dell’oceano. Progenitori degli attuali social network ma che parteciparvi dava quella sensazione di pionieristico ormai irripetibile.

Sembra tutto lontano anni luce rispetto alla tecnologia attuale. Ma sicuramente sarà familiare a chi come me a metà degli anni 80 ha iniziato la sua avventura informatica con il suo primo Commodore 64.

Ricercando tra i ricordi di quegli anni ho ritrovato una delle fatture relative all’abbonamento con Video On Line… era l’ottobre del 1995 e per 261.800 Lire, si c’era ancora la nostra Lira, acquistai l’abbonamento annuale.

Video On Line è stato l‘Internet Service Provider pionieristico nel panorama italiano di quelli anni che tra i vari servizi proponeva VOLftp con cui si poteva scaricare centinaia di software gratuiti. Un servizio che ho continuato a utilizzare negli anni e che mi ha permesso di conoscere molti programmi.


Elisabetta

Quando arrivò a casa il primo modem 64K, di quelli che fischiavano e interrompevano ogni comunicazione con il mondo esterno, le cose iniziarono a cambiare. Forse a quel punto eravamo già passati a Windows e, non so come e non so perché, verso la fine delle elementari decisi che mi sarei fatta il mio sito internet.

Mio cugino austriaco, di tre anni più grande, era già uno smanettone quella volta, e mi ricordo che durante l’estate mi insegnò i primi rudimenti del linguaggio html.

Scrivevamo tutto sul blocco note, con le < e le / al posto giusto, e poi salvavamo i file in formato .html per vederli sul browser. Mi divertivo a cambiare il colore dello sfondo e la dimensione del testo, che di contenuti da inserire effettivamente non ne avevo molti.

Registrammo un dominio gratis su un sito di hosting austriaco, lungo quasi una riga: quella volta ero talmente eccitata dall’avere il mio sito che lo imparai a memoria, e lo ripetevo a tutti i miei parenti.


Le foto sono di Nick Gentry, l’artista di Londra che trasforma i vecchi floppy disk in opere d’arte e chiede alle community online di inviargli i dischi da 3,5'’ per realizzare i ritratti dei proprietari: “I floppy disk hanno avuto un ruolo fondamentale nella creazione del mondo digitale che stiamo vivendo”.

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