L’hate speech non è giornalismo

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a cura di Marco Nurra


  • Le conversazioni online nel Regno Unito rivelano un serio problema di disinformazione. First Draft ha delineato cinque tipi di contenuti problematici: titoli fuorvianti nei media mainstream; esagerazione e disinformazione da parte della stampa radicale; siti radicali e faziosi che attaccano i media mainstream; pagine ufficiali dei partiti politici che distorcono i fatti; false voci che diventano virali prima di poter essere segnalate come false.
  • Il direttore del New Yorker parla dell’aumento di notizie false e dei ‘peccati’ dei media tradizionali. David Remnick ha sottolineato che nonostante le nuove piattaforme abbiano esasperato la diffusione di notizie false non sono certo coloro che hanno dato origine a questo problema: “Nessuno dovrebbe romanticizzare i media tradizionali. I peccati, persino quelli dei migliori giornali, sono ben documentati”.
  • I giornali italiani perdono lettori. Complessivamente nei primi quattro mesi dell’anno le 59 testate censite da Ads (Accertamenti Diffusione Stampa) hanno venduto un volume complessivo di 299 milioni di copie mentre lo scorso anno erano state 337 milioni, si registra quindi una flessione di circa 38 milioni di copie (-11%).
Fonte: datamediahub.it

Il roundup settimanale sul mondo dei media è una rubrica dell’International Journalism Festival, tradotta e pubblicata in italiano da Valigia Blu.