Come fare articoli “Come fare…”

Solita immagine di stock gratuita, che ve lo dico a fare.

Sono nati prima gli articoli “Come fare” o le persone che li hanno letti e si sono sentiti ispirati a crearne altri? La risposta a questa domanda potremmo, probabilmente, trovarla in un altro articolo, “Come fare a trovare la risposta alla domanda: Sono prima nati gli articoli Come fare o le persone che li hanno letti e ne hanno creati altri a loro volta”, ma credo di aver appena creato un paradosso.

Rispondere a determinati requisiti

Il teorema è semplice: non tutti hanno le capacità di aprire un blog, ma siccome a qualcuno è venuto in mente di scrivere un articolo su “Come fare soldi su Internet” o “Come fare a diventare virale ed essere ospite dei programmi in TV”, per non citare il capostipite, ossia “Come fare meno schifo”, mascherato con metafore tipo “ritrovare te stesso”, “ricominciare una nuova vita”, “fare tutto ciò che sogni”, beh, ecco, per colpa di tutto questo tutti sentono il dovere sociale di dover aprire un blog.

I requisiti per aprire un blog su “Come fare…” sono i seguenti:

Hai una connessione ad internet

Possiedi un’infarinatura generale su come le cose vadano nel mondo

Hai bisogno che qualcuno ti legga/ti ascolti perché lo psicologo costa più di un dominio

Vuoi diventare qualcuno e fare i big money

Procedimento
  • Scegli un momento in cui sei semi-conscio della tua esistenza in questo universo e scegli un provider, a pagamento o gratuito, che possa voler sopportare il peso di ciò che scriverai.
  • Chiedi nei gruppi su Facebook che si occupano di web marketing se il nome che hai scelto dopo aver sacrificato sette vergini a Mefistofele influisce sul SEO.
  • Aspetta qualche giorno e poi prenditi un paio di ore per stabilire quale tra i vari commenti di settordici SEO Specialist si avvicina di più al commento che avresti voluto sentire.
  • Constatato che a Google non importa un cazzo del tuo nome dominio, inizia a scrivere.
  • Beh
  • , è arrivato il momento, amico.
  • Dopo una settimana e cinque giorni di monitoring delle keywords su Google, hai appena scoperto che le parole “virale”, “storytelling”, “SEO”, “babbuino giamaicano” e “omelette” stanno registrando delle ottime statistiche, ed è per questo che, nonostante alcune delle cose non c’entrino un cazzo tra loro e in più tu non ne sai assolutamente nulla, farai il tuo blog su “Come fare storytelling e diventare virale con il SEO sfruttando la storia del babbuino giamaicano che faceva un’omelette”.
  • Scopri che i titoli, per un SEO corretto, non devono superare i 70 caratteri e hai una crisi: ti fiondi sui social, dove ti spacchi a merda di video e dirette e ti troverai a litigare alle quattro del mattino con un’insegnante cinquantenne sulla nuova riforma del Governo.
  • Inizi a contare i “Mi Piace” al tuo commento e ti convinci che il mondo ha bisogno della tua opinione per andare avanti.

Questo articolo fa parte della serie: “I 10 segreti per farti assumere, essere un imprenditore di successo, diventare virale, ottenere di più dalle tue storie sui social e trasformarti in Batman” — Corri a leggerlo e scoprirne altri, oppure chiudi questa pagina e fai finta di non avermi mai letto, tanto non ti si aprirà nessun popup.


Io continuo a scrivere nei ritagli di tempo tra un lavoro e un altro. Vuoi che scriva più spesso? Vuoi supportare la mia scrittura? Vuoi collaborare con me? Qui sotto ti lascio i modi per farlo.

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