Apple sostituisce 🔫 e dovrebbe un po' importarci
Apple ha sostituito l’emoji della pistola con un mini-superliquidator nella beta del suo iOS 10. E certo che ci sono problemi più gravi nella vita. E certo che per adesso è molto più importante stabilire chi tra Instagram e Snapchat si aggiudicherà la fetta di pubblico che usa le sue “storie” più ampia. Ed è anche vero che il blog di Emojipedia, l’autorità per eccellenza del mondo delle emoji non approva il cambiamento, ma, insomma, chissene.
È ovvio che la maggior parte degli utilizzatori delle emoji non intendano spesso il loro significato letterale, anche perché qualcuno dovrà un giorno spiegarci il perché di 🈲, altrimenti.
E così usiamo ☺️non per sorridere davvero ma per indicare uno stato che va oltre la normale incazzatura, che siccome non è politically correct mostrarla, la incalaniamo dentro lei ☺️, piccola ed indifesa faccina sorridente che sottintende “vaiamorìmale”. Esempi? “Niente ☺️” detto dalla propria ragazza. ☺️ è socialmente accettata come emoji dal significato opposto al suo simbolo.
Dunque anche l’emoji della pistola sicuramente verrà utilizzata, per la maggior parte delle volte, con intenti goliardici. State pensando ai terroristi su Telegram, vero? Ma ce li vedete a scrivere “porta la 🔫”? Utilizzeranno sicuramente degli stickers adatti alla serietà della missione.
Ecco, appunto, serietà: chi ha mai utilizzato l’emoji 🔪 sul serio, per indicare un’arma a tutti gli effetti? Lo stesso vale per 💣 e si potrebbe dire lo stesso con tutti gli oggetti utilizzabili per ferire o uccidere qualcuno.
Apple, da sempre visionaria, ha espresso la sua posizione su un determinato argomento. Quasi una sfida, un’opposizione ferma, una presa in giro a tutto questo correre alle armi.
Le emoji, che un tempo erano utilizzate prevalentemente come supporto al solo testo per indicare specifiche espressioni facciali che altrimenti non avremmo colto, adesso sono simboli che esprimono già da soli una frase, un’azione, un modo di essere.
E quale gesto più palese, provocatorio e giusto di un cambio di emoji per cercare il cambiamento nel nostro modo di vedere le cose? La tecnologia e l’evoluzione della stessa, anche nella sua minima forma ci influenza. Basti pensare al “Mi piace” di Facebook, con il quale indicavamo una serie infinita di sentimenti a qualsivoglia post. Il “Mi Piace” ha distrutto la nostra empatia online. Un semplice tasto con un pollice in su ci ha resi, sul web, dei freddi profili. Per questo si è pensato alla “riumanizzazione” del social con le reactions. Il fatto di poter scrivere una parola o una frase sulle foto ha trasformato ogni momento in un attimo utile per fare gli “snap” e raccontare una storia (a chi? Per chi?). E non è raro ritrovarci a pensare “questo tramonto è da Instagram”.
Apple avrà pensato: “e se il cambiamento funzionasse anche al contrario? Se potessimo sostituire un simbolo violento con la sua copia innocua, smetteremmo di essere violenti?”. E per smettere non intendiamo rendersi conto dell’assurdità dell’odio e delle armi da fuoco ed eliminarle dalla faccia del globo il giorno dopo la release di iOS 10, ma di educarci, tramite l’esposizione a simboli più innocui, a non essere troppo duri con il genere umano. Se non possiamo più scrivere 🔫, forse non penseremo più a quella parola.
È ovvio che le cose non cambieranno domani. Ma pensiamoci bene: Apple potrebbe sostituire 🔫 con una pistola ad acqua nella sua “emojipedia”. Quindi potremmo avere anche Microsoft, Google, Facebook e il resto dei giganti detta-tendenze ad accettare questa mossa e riproporla sulle proprie app, sui propri sistemi operativi. E le nostre conversazioni si modificano.
“Ehy, se ti azzardi ancora a guardarmi ti 🔫” è molto diverso da “Ehy, se ti azzardi ancora a guardarmi ti (emoji pistola ad acqua)”. Il primo messaggio è fraintendibile, il secondo no. Di certo non sconfiggeremo le lobby, gli amanti delle armi da fuoco, gli assassinii e tutto il male del pianeta, ma tecnicamente non è quello che fa la tecnologia. Essa non ci impedisce di essere persone di merda, ci educa ad esprimere il meglio o il peggio di noi stessi. Con la prova tangibile che l’essere umano e le sue abitudini siano cambiati nel decennio della maggior esposizione ai social media e all’hi-tech accessibile a tutti, perché non provare a modificare dei simboli per modificare significati e magari, nel corso degli anni, trasformare la realtà?
Direte che è solo un’emoji. Forse è solo una questione politica, una provocazione di una delle industrie fondamentali per lo sviluppo tecnologico a determinati candidati. Ma potrebbe tranquillamente trattarsi di una soluzione educativa, per un genere umano sempre più oscuro, sempre più frastornato ed inghiottito dalla superficialità con cui utilizza l’arma più potente che ha: la comunicazione, la parola e i simboli che la rappresentano.
O magari è semplicemente una skin estiva per la pistola.
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