Contrapposti
Eco di clamori sperduti nel silenzio…

Si avvicina lentamente e si ferma davanti alla scalinata della chiesa. Nell’auto ci sei tu, amore. Nel tuo vestito bianco vagamente ispanico, da sotto la tesa ondulata del cappello, mi lanci in un baleno i colori del tuo arco. La piazza è contornata da curiosi. Tuo malgrado, nel pensiero dei tuoi compaesani, sei un personaggio: ”la maestrina”. Hai spezzato tanti cuori. Molti speravano di portarti dove ora ti sto aspettando io: “il milanese”.
Apro la portiera e ti scopro… la mia mano trema. Scendi con apparente disinvoltura, ma sento che sotto il guanto candido, la tua mano vibra al pari della mia nel salire i gradini del sagrato. Le mani comunicano silenziose sensazioni e so che lo faranno in ogni stagione della vita.
In chiesa ci precedono due bimbe che vestono di giallo, come gialli sono i contorni che ornano le balze del tuo abito. Segue il corteo dei testimoni, dei parenti e degli amici. L’altare è un tripudio di gerbere e di calle. Ma è il tuo colore che trionfa! È la tinta del sole che sostiene il tuo sorriso.
Il parroco ci attende in piedi. Tengo la tua mano sotto il mio braccio mentre camminiamo con passi timorosi lungo il tappeto che indica la strada. Sarà la nostra via? Cerco di carpire i tuoi pensieri, ma le tue emozioni si uniscono alle mie, impedendo di leggere il momento.
La cerimonia ha inizio. L’assemblea partecipa in silenzio. Un brusio sommesso aleggia durante le “promesse” e lo scambio degli anelli. Hai voluto una fede dalle dimensioni inusitate… faccio fatica a calzarla sul tuo anulare affusolato. Noto la cura delle unghie… che bella la tua mano!
Il celebrante ci invita al bacio del rituale. Cerco le tue labbra che incontrano le mie. È un bacio diverso dagli altri… il primo alla mia sposa!
Fuori dalla chiesa indugi solo un attimo sul piano della scala. Ti rifugi nell’auto che ancora grondi riso. Mi infilo anch’io.
«Andiamo amore… non voglio baciare più nessuno».
Abbracciati nell’auto, siamo soli noi due. Metto in fuga grani sparsi che il tuo abito trattiene. Mi spolveri la giacca punteggiata di bianco. Appartati sul retro dell’alcova osserviamo il mondo scorrere all’esterno: è nostro, è diverso! Per primi al ristorante! Noto la meraviglia degli avventori, non sanno che ho sposato una sorpresa.
Alla spicciolata gli invitati. Aperitivo in terrazza: sguardi che spaziano sul verde variegato del giardino, pensieri altrove che si tuffano avidi nella frescura del lago, copricapo che si sfiorano tra le smancerie di chi nell’occasione si ritrova.
A tavola! Camerieri affaccendati, un velo di calura sul viso, battute che rimbalzano tra volti alterati dall’esubero, bridisi… tintinnio di bicchieri, evviva gli sposi… bacio… bacio, tagliolini si arrotolano sulle forchette, impazienti di infilzare candidi bocconi di pescatrice; calici colmi, calici vuoti, si nascondono volti turbati… “Tutto bene signori?”
Tu di qui, io di là tra i tavoli, torta a tre piani! La mia mano guida la tua che ancora trema… botti di tappi sparati all’impazzata, gli sposi della torta si possono mangiare? Ooohhh… lancio del bouquet, foto alla sposa, foto allo sposo, foto agli sposi, foto ai genitori con lo sposo, con la sposa, senza lo sposo, senza la sposa, foto di gruppo, foto di gruppi…
Vieni via… ti porto via con me!
Una folata di vento ti invola con l’ultima eco di quel giorno. Chinato davanti alla tua immagine, inseguo i suoni che la memoria affastella nel nulla della tua presenza. Invaso gerbere e calle, lavo la pietra bruna, accarezzo la cornice del tuo volto… i miei vuoti di parole ne lambiscono il sorriso! Eppure sono la giusta misura al tuo rubato, esuberante bisogno di clamore. Tutto si contrappone… e qui, nel tuo giardino, il vituperato silenzio è dimensione opposta. Parlami, amore… usa pure il silente.

