Mi presento…

Brevi note biografiche

Sono nato a Milano nel 1946 e vivo in un quartiere periferico di Milano. Sono vedovo dal novembre 2014. Ho un figlio, una figlia e tre nipotini maschi. Ho praticato in gioventù e con discreto successo il calcio. Amo la musica in tutte le sue espressioni, anche se prediligo il genere classico. Canto come tenore nella corale della mia parrocchia. Leggo in prevalenza romanzi di fantasia e di azione.

Chi sono in realtà?

Difficile rispondere! Ritengo che ognuno di noi si sia posto e continui a porsi questa domanda. Io penso di essere ciò che mi sento ora, anche se, riavvolgendo il nastro della mia vita, mi accorgo di aver subìto nel tempo continua trasformazione. Al momento mi sento scrittore. Sto bene in questa veste e cerco di indossarla con la passione e la piacevole fatica necessarie. Sempre con fervore e dedizione, sono stato marito, padre, programmatore, consulente informatico, responsabile edp, amministratore delegato e imprenditore; ultimamente nonno. Prima ancora sono stato figlio, scugnizzo di strada, funambolo del calcio balilla, calciatore…

Ho sempre tenuto alle briglie la mia passione per la scrittura. Impegni di lavoro e familiari mi hanno impedito di coltivarla. Ora che posso farlo, scrivo, dico quello che penso: “… Sia invece il vostro parlare sì,sì; no,no…”. Sono appagato perchè scrivere è liberatorio. Chi mi legge potrà essere più o meno d’accordo su ciò che ho espresso, potrà criticarmi, ma io non sarò obbligato a sostenere un contraddittorio con lui… Meravigliosa codardìa!. Scrivere è libertà assoluta!

Perché scrivo?

L’obiezione ricorrente che mi viene rivolta durante le presentazioni dei miei libri è la seguente:
“Come mai, lei che ha operato per tutta la sua vita lavorativa nel settore informatico, nel quale viene trattata una materia fredda, esatta e che poco dovrebbe concedere alla fantasia, ha iniziato a scrivere romanzi?”.

Risposta:

“Il primo romanzo che mi ricordo di aver letto è stato ‘L’ultimo dei Mohicani’ che ha acceso la mia passione per quel genere di lettura. Nel corso degli anni, anche se ho letto un po’ di tutto, la narrativa di genere avventuroso mi ha sempre affascinato. La definisco ‘la fantasia tradotta in azione’. Ma quel che importa è che, nel poco tempo libero, ho continuato a leggere, leggere e ancora leggere.
Quando ho capito che l’informatica era davanti e io le arrancavo dietro, mi sono lasciato pensionare in buon ordine e ho iniziato a riflettere. 
Dentro di me l’imprinting che mi aveva acceso l’ultimo mohicano mi spingeva a scrivere romanzi miei. Ho immaginato che un libro fosse un progetto da realizzare e che dovesse seguire le stesse regole dell’informatica. Le storie da narrare erano le problematiche da affrontare.
Ho pensato che se uno ha letto molto e si è nutrito di storie forti, scritte da ottime “penne”, se ha un buon feeling con la lingua italiana scritta e se è un Mohicano ha tutte le carte in regola per immaginare a sua volta racconti in grado di stupire ed emozionare chi legge.

Messo a fuoco ciò che volevo raccontare l’ho suddiviso in blocchi, come ero solito fare nell’affrontare le problematiche lavorative.

Da ultimo ho scelto il linguaggio di programmazione cioè la variazione che dovevo apportare al mio stile personale per raggiungere il miglior risultato nel contesto che volevo narrare.

E’ vero che la stesura di un programma per computer è rigida e si basa su tre elementi procedurali fissi e fondamentali: la sequenza dei comandi, il test decisionale e l’iterazione di una o più sequenze di comandi.
Tuttavia se si riflette, queste azioni sono anche le modalità con cui si svolge la nostra attività giornaliera. Non mi risulta che esista nella vita di ciascuno di noi un giorno che sia fotocopia di un altro.
Il nostro approccio al quotidiano è sempre il medesimo, ma è la fantasia del nostro autore che lo rende diverso.”