Con Simone Verde, direttore della Pilotta, nel teatro “delle meraviglie” in occasione di Mercante in Fiera

Parma celebra i 400 anni del Farnese, il primo teatro moderno d’Europa che racconta la passione dei duchi per l’arte

I festeggiamenti in occasione del quarto centenario dell’illustre istituzione parmense si inseriscono nell’ampio progetto di rilancio del Complesso della Pilotta.

Nacque da una sosta mancata, ma la sua fama travalicò i secoli giungendo fino ad oggi, a distanza di 400 anni dalla posa della prima pietra, nel 1617, che avrebbe presto consacrato il Teatro Farnese, il primo teatro moderno d’Europa, alla dea Bellona e alle Muse.

E anche se il granduca di Toscana, Cosimo II de’ Medici, non assistette mai a quello spettacolo teatrale tanto voluto dal duca di Parma e Piacenza Ranuccio I — che aveva fatto costruire la struttura soprattutto per celebrare quello storica tappa — il monumentale edificio realizzato dall’Argenta per sostenere un ricco programma iconografico celebrativo, godette nei secoli di un’immensa fama. Concepito per realizzarvi l’opera-torneo, in cui il melodramma si fonde con il gioco d’armi mimando l’evento bellico, un genere sontuoso che solo le casate principesche si potevano permettere, il Farnese è oggi uno dei teatri barocchi più grandi d’Europa.

Quest’anno, a quattro secoli dall’inizio di quella costruzione, inaugurata nel 1628 con una spettacolare naumachia, Parma celebra la sua straordinaria architettura teatrale seicentesca, ospitata nel Complesso della Pilotta, e al centro di un articolato calendario di iniziative che, per sei mesi, intendono celebrare il suo 400esimo anniversario, ma anche rilanciare il ruolo di questo grandioso monumento quale luogo di spettacolo ed elaborazione culturale.

Provando a immaginare la scintillante festa per gli occhi un tempo offerta dalle strutture — un trionfo di finto marmo bianco e porfido rosso, con i rilievi architettonici, capitelli e cornicioni dorati e stemmi di famiglie principesche congiunte a quella dei Farnese — entriamo anche noi nel vivo dei festeggiamenti varcando il monumentale portone in legno dipinto del Teatro, visitando Parma in occasione di Mercanteinfiera.

La Mostra internazionale di modernariato, antichità e collezionismo offrirà, infatti, anche quest’anno, dal 29 settembre al 7 ottobre, ai migliaia di professionisti, collezionisti e cultori della memoria, un autentico viaggio nel tempo col suo dedalo di percorsi tra migliaia di pezzi, opere di modernariato, antichità e collezionismo scovate da oltre mille operatori nel corso dei loro viaggi.

Il percorso che separa la prodigiosa macchina teatrale nel cuore di Parma da questo scrigno del collezionismo conta una manciata di chilometri. E allora vale la pena di svincolarsi temporaneamente dal gomitolo di stand, pezzi rari, capi vintage, mobili d’epoca, per curiosare tra le manifestazioni che ruotano attorno ai 400 anni del Farnese.

I 400 anni del Farnese tra progetti in cantiere e appuntamenti da non perdere

“Gli appuntamenti sono stati e saranno tanti — spiega Simone Verde, direttore del Complesso Monumentale della Pilotta — e termineranno in autunno con una giornata di studi sui vari aspetti legati alla storia del Teatro”.

Dopo gli spettacoli e i concerti in collaborazione con la Fondazione Arturo Toscanini e con il Teatro delle Briciole, le iniziative di ottobre, prevedono — in collaborazione con Fondazione Teatro Due — una suggestiva interpretazione di Elisabetta Pozzi che, sul filo di una partitura musicale, condurrà un viaggio a ritroso verso Amleto.

A settembre si terrà invece un ciclo di conferenze, come quella dedicata all’architettura a Parma durante il ducato dei Farnese o alle vicende più salienti che hanno caratterizzato la storia di Casa Farnese.

A ripercorrere poi gli anni del gran fasto ducale — che ha assistito alla costruzione del Teatro, quando Margherita Farnese veniva prima costretta al matrimonio con Vincenzo Gonzaga, da questo ripudiata e schernita pubblicamente, e infine obbligata a vestire l’abito monacale con il nome di Suor Maura Lucenia — sarà, nel mese di novembre, lo spettacolo di danza dal titolo Lucenia.

“Stiamo poi allestendo una sezione permanente dedicata alla storia del teatro — aggiunge Verde -. Una prima parte di questa mostra è già stata inaugurata a giugno e racconta la storia di tutti gli spettacoli che avevano avuto luogo in questo monumento, mentre la seconda parte arriverà in autunno e sarà interamente dedicata alla storia della costruzione del teatro”.

Il 400esimo anniversario dalla fondazione è accompagnato da un logo speciale appositamente creato da Franco Maria Ricci. L’editore e designer legato anch’egli a doppio filo a Parma, ha saputo, infatti, trasformare gli elementi decorativi dell’architettura in legno del Farnese in un segno grafico distintivo.

Parma e il suo teatro, emblema del fasto dinastico

Quella che ruota intorno al Teatro Farnese, abbandonato a partire dal 1732 a un assoluto degrado, ricostruito dopo i bombardamenti del 1944 che lo avevano quasi completamente distrutto e restituito completamente al patrimonio culturale della città solo nel 1965, è una storia legata a doppio filo a Parma.

“Come tutto il Complesso monumentale, e come anche l’intensa attività collezionistica, anche il Teatro nasce dall’esigenza dei Farnese di creare una giustificazione pubblica e culturale alla loro dinastia — commenta Verde -. Il Teatro viene costruito in un’epoca figlia dell’ultimo scorcio del Cinquecento quando la teatralizzazione delle funzioni sociali e culturali era una sorta di moda imprescindibile delle corti europee. L’edificio, riproduzione di una ritualità della conoscenza collettiva, aveva ricoperto un’importanza centrale al punto da essere un topos imprescindibile delle corti italiane ed europee.”

La “nuova Pilotta” guarda alla Russia

I festeggiamenti in occasione dei 400 anni del Farnese si inseriscono nell’ampio progetto di rilancio del Complesso attuato dal direttore Simone Verde anche attraverso la progressiva valorizzazione degli spazi monumentali della Pilotta, a partire dalla Sala del Trionfo, inaugurata lo scorso aprile.

“Possiamo parlare di nuova Pilotta” commenta Verde, snocciolando le principali novità. L’inaugurazione della Passerella Farnesiana e la Sala della Collezione Farnese, la riapertura del medagliere dopo 40 anni, il riallestimento “lento e faticoso” del Museo Archeologico sono solo alcune delle tappe che rientrano nell’ambizioso progetto.

In questo radicale processo di riqualificazione, la Pilotta guarda anche alla Russia e in particolare al suo più prestigioso museo, l’Ermitage, al centro di un’intesa che porterà ad uno scambio di importanti opere tra le due istituzioni museali.

“Il De prospectiva Pingendi di Piero della Francesca, l’unica copia autografa nota al mondo che si trova in Pilotta verrà esposta a San Pietroburgo in occasione della mostra sul pittore” anticipa Verde -. Le intese incrociate tra il nostro Complesso Monumentale e alcuni musei italiani e internazionali riguardano anche il Museo di Capodimonte, il Museo Egizio di Torino, mentre abbiamo intenzione di stringere convenzioni sul contemporaneo con le istituzioni museali del Comune di Milano. E poi, in occasione dei festeggiamenti dedicati ai 500 anni dalla morte di Leonardo, si terrà nel 2019 in Pilotta una mostra sulla Scapigliata”.

Dai 400 anni del Teatro Farnese a Parma 2020

Le iniziative dedicate al Teatro Farnese rientrano nel calendario dell’Anno europeo del Patrimonio Culturale, e costituiscono un’importante tappa di avvicinamento all’appuntamento di Parma 2020, anno in cui la città sarà capitale italiana della cultura.

“Visto che il tema proposto riguarderà i tempi — anticipa Simone Verde — abbiamo pensato a un lavoro sui tempi della storia dell’arte italiana nei rapporti con tutte le altre culture che hanno nutrito, nel corso dei vari scambi di cui l’Italia è stata capace, la nostra cultura estetica. Avendo lavorato al Louvre di Abu Dhabi, è un modo per portare a Parma il mio lavoro svolto in quel museo. Le nostre identità sono il risultato di tutti quegli scambi culturali che ci arricchiscono e di cui noi decidiamo cosa trattenere. Il punto è di proporre una riscrittura della nostra storia dell’arte da questo punto di vista. Ci saranno opere islamiche e indiane comparate con capolavori italiani, a mettere in luce quell’affascinante capacità di sintesi attuata dall’Italia, rendendola unica agli occhi del mondo”.