Tra i tesori dell’Accademia Nazionale di Belle Arti, da oltre 260 anni scrigno di cultura nel cuore di Parma

Con Alberto Nodolini nell’antica istituzione fondata da Filippo di Borbone

Fondata nel 1752 e divenuta nei secoli un importante centro di formazione per artisti di tutta Europa, l’Accademia accoglie oggi un’ampia collezione d’arte parmense ed europea, un archivio storico e un fondo librario

J.B. Boudard, Mezzobusto di don Filppo di Borbone, duca di Parma, Piacenza e Guastalla, 1763

Se Parma, sotto la fervida egida del duca Filippo di Borbone e di sua moglie Luisa Elisabetta, fu definita l’ “Atene d’Italia” fu anche merito della fondazione, il 12 dicembre 1752, dell’Accademia di Architettura, Pittura e Scultura, che vide, tra i partecipanti a uno dei suoi concorsi di pittura, un giovane Francisco Goya, aggiudicatosi il secondo posto.

Oggi quella prestigiosa istituzione esiste ancora, ed è una delle accademie più antiche d’Italia, oltre ad essere il fiore all’occhiello di Parma, dalle cui sale transitarono centinaia di artisti.

Entriamo in questo scrigno di arti nel cuore della città in occasione di Mercanteinfiera, la Mostra internazionale di modernariato, antichità e collezionismo che anche quest’anno, dal 29 settembre al 7 ottobre, offrirà a migliaia di professionisti, collezionisti e cultori della memoria, un autentico viaggio nel tempo tra migliaia di opere di antichità e modernariato.

Un passato illustre

Era stato Guglielmo Du Tillot, l’uomo di fiducia dei sovrani, Intendente della real casa e primo ministro dal 1759, a favorire la fondazione dell’Accademia che avviò le sue attività didattiche intorno al 1757.

Dai “banchi” di questa prestigiosa istituzione parmense — la cui fama crebbe velocemente, per merito dei suoi docenti e dei concorsi di architettura e pittura aperti anche agli artisti stranieri — transitò anche il giovane Goya del quale l’Accademia conserva ancora la lettera autografa di presentazione.

“Man mano che le loro predisposizioni si manifestavano — spiega Alberto Nodolini, vicepresidente dell’Accademia Nazionale di Belle Arti di Parma — gli aspiranti artisti venivano instradati agli atelier dei prestigiosi primi artisti di corte, dall’architetto Ennemond Alexander Petitot allo scultore Jean Bapstiste Boudard, dal pittore Giuseppe Baldrighi all’incisore Jean François Ravenet. Qualche anno dopo si aggiungevano agli accademici ducali, il pittore Pietro Melchiorre Ferrari, il celebre tipografo Giambattista Bodoni, lo stuccatore e incisore Benigno Bossi e molti altri”.

Ma c’è un motivo che spiega perché l’Accademia sia diventata nei secoli una fucina di tesori europei, una prestigiosa scuola d’arte settecentesca, una casa per gli artisti parmensi.

“Nel decennio 1780–90 la partecipazione di concorrenti stranieri aumentò in modo consistente. C’erano francesi, spagnoli, svizzeri, tedeschi. Le opere insignite del primo e del secondo premio restavano all’Accademia che si dotava, così, col tempo di una vera e propria collezione d’arte contemporanea”.

E. Ferrari, Veduta di un tempio dedicato alla dea Mnemosine, 1773–75

Questo fermento fu tuttavia interrotto nel 1796, quando, con l’invasione francese, una lunga crisi sconvolse l’istituzione. Solo nel 1822 tornò a nuova vita grazie allo statuto promulgato da Maria Luigia e redatto dal celebre incisore Paolo Toschi, nominato direttore dell’Accademia nel 1820. Questi ebbe l’incarico di ingrandire gli spazi della Galleria e delle scuole con lavori che si protrassero fino all’Unità d’Italia.

Dopo il 1877, l’Accademia di Parma, sostanzialmente riformata, fu smembrata in varie istituzioni: le funzioni didattiche passarono al Regio Istituto d’Arte, dal 1882 quelle conservative furono affidate alla Regia Pincoteca. Al Collegio degli Accademici restò così una mansione consultiva; nel 1936 fu riconosciuta come Regia Accademia di Belle Arti e nel 1973 assunse il titolo di Accademia Nazionale di Belle Arti di Parma.

“Negli ultimi anni — continua Nodolini — l’Accademia è tornata a promuovere attività espositive e culturali, nonostante il progressivo diminuire dei fondi statali. Con le maggiori istituzioni cittadine è coinvolta in numerosi e qualificati progetti culturali”.

Ma in che modo sono mutate, col tempo, le funzioni dell’antica Accademia di Architettura, Pittura e Scultura di Parma?

“Certamente sono molto diverse da quelle del passato. L’istituzione è divenuta un’«Accademia di merito» che non svolge più, da oltre 140 anni, una funzione didattica, ma è costituita dai professionisti che per meriti personali si sono distinti nel loro campo, suddivisi in quattro classi — Architetti, Pittori, Scultori e Studiosi d’arte — alle quali si aggiungono, come in passato, gli Accademici corrispondenti e gli Accademici d’onore. Si tratta di personalità del calibro di Bernardo Bertolucci e Franco Zeffirelli, del costumista Piero Tosi, dello studioso francese Marc Fumaroli, solo per citare quelli nominati negli ultimi anni”.

Una raccolta sconosciuta di arte parmense ed europea

Oltre che per la sua pregiata storia, l’Accademia di Parma è nota in tutto il mondo per la sua importante collezione di opere d’arte, per il prezioso archivio storico e per il fondo librario di ambito artistico, che raccontano un pezzo importante della storia artistica europea.

Le opere pittoriche di maggior valore e la serie dei quadri vincitori di concorso sono passate nell’Ottocento alla Regia Pinacoteca (oggi Galleria Nazionale), mentre i disegni di architettura sono conservati presso il Liceo artistico «P. Toschi».

L’attuale sede dell’Accademia, al primo piano dell’ala del palazzo della Pilotta, vanta un archivio di pregio, con i carteggi d’epoca comprendenti lettere autografe di artisti come Goya e Tiepolo, i verbali delle adunanze, le nomine ad accademico, insomma tutto ciò che riguardava l’andamento e l’evolversi della cultura artistica dalla fondazione a oggi.

Capolavori del Settecento — come i ritratti riferiti a Domenico Muzzi o allo Zoffany — sfilano accanto ai paesaggi ottocenteschi di Giuseppe Drugman, Camillo Scaramuzza, Giacomo Isola, ai suggestivi interni di Salvatore Marchesi, agli animali di Daniele De Strobel.

J. Zoffany o D. Muzzi (attr.), L’architetto Ennemond-Alexandre Petitot nel suo studio, ultimo quarto del XVIII sec.

A questi si affiancano le opere pittoriche degli artisti più significativi del Novecento, come gli acquerelli giovanili di Atanasio Soldati, i quadri intensi di Nando Negri, Amedeo Bocchi, Latino Barilli,Valter Benoldi, Giuseppe Benassi, Claudio Spattini, Proferio Grossi, Renzo Dall’Asta.

Come spiega Nodolini, in questo viaggio virtuale nel grande scrigno dell’Accademia Nazionale di Belle Arti di Parma c’è anche posto per la scultura.

“Possediamo due splendidi ritratti originali in terracotta, entrambi di mano di Jean Baptiste Boudard, lo scultore francese trasferitosi a Parma al seguito dei Borbone. Si tratta del ritratto del duca Filippo, fondatore della nostra Accademia, e di quello dell’abate e poeta Carlo Innocenzo Frugoni, protagonista di rilievo dell’Arcadia. Ci sono poi le opere di Giuseppe Sbravati, i busti, i ritratti di personaggi famosi del tempo, c’è la serie quasi completa dei bozzetti originali di Ettore Ximenes per il monumento a Giuseppe Verdi”.

Insomma sfila tutta l’arte nelle sue molteplici espressioni tra le sale di questa storica Accademia dove anche la scultura contemporanea — ben rappresentata dai lavori di Carlo Corvi, dalle terracotte di Jucci Ugolotti, dai gessi di Luigi Froni — si aggiudica il suo posto d’onore.

Oltre ai bozzetti di scenografia, testimonianza dei grandi scenografi come Girolamo Magnani e Vittorio Rota, c’è poi il fondo librario, raccolto e conservato da Giuseppina Allegri Tassoni, pilastro importante dell’Accademia tra gli anni Quaranta e Settanta, che accoglie anche testi settecenteschi.

Quella dell’Accademia è una collezione d’arte destinata a crescere negli anni, grazie alle offerte dei nuovi accademici che, per norma statutaria, devono, in seguito alla loro elezione, donare un proprio elaborato, ma anche grazie ai privati che hanno concesso opere di importanza storica o artistica.

“Recentemente sono state acquisite le sculture di Froni, due gessi di Tommaso Bandini, uno splendido disegno di Paolo Toschi con un particolare dello Spasimo di Sicilia di Raffaello, oltre a qualche medaglia celebrativa”.

Da questo punto di vista un ruolo importante spetta all’associazione «Amici dell’Accademia» sorta da pochissimo per espresso desiderio del presidente dell’Accademia, Franco Carpanelli, con l’intenzione di sostenere, incrementare ed aiutare l’antica istituzione culturale.

Oggi l’Accademia non costituisce più un luogo di formazione tecnico-pratico degli allievi.

La formazione avviene solo e quasi esclusivamente in modo visivo, e cioè visitando la “Galleria delle Arti” e commentando le opere criticamente.

“Il nostro compito è quello di conservarne e valorizzarne la raccolta artistica, bibliografica e soprattutto archivistica, attraverso una regolare apertura alle visite e alla consultazione, assicurate in regime di puro volontariato. Promuoviamo mostre, convegni, presentazioni di libri e visite guidate speciali alle nostre collezioni. I nostri accademici si occupano di illustrare la collezione ai vari visitatori, in maggioranza studiosi, scolaresche o associazioni con interessi culturali, ma anche di aprire ai numerosi interessati le porte del nostro archivio storico”.

J. Zoffany o D. Muzzi (attr.), Il conte Ennemond-Alexandre Petitot de Mont-Louis, nipote dell’architetto Petitot, ultimo quarto del XVIII sec.

Guardando al futuro, Alberto Nodolini snocciola, infine, alcune importanti iniziative.

“Daremo spazio a conversazioni gratuite tenute dai nostri accademici su vari argomenti, presenteremo il catalogo dello scenografo Rota entro il prossimo anno, iniziativa molto sofferta in quanto particolarmente impegnativa anche sul piano finanziario, quindi l’ultima acquisizione di opere da mostrare alla cittadinanza. Proseguiranno le proiezioni dei film in costume a cura di Alessandro Malinverni e pensiamo anche alla cooptazione di qualche nuovo accademico per incrementare le classi più scarne. Tutto ciò servirà a dare linfa vitale alla nostra antica e amata istituzione”.