#labuonascuola si realizza con #trasparenza #accountability e #opendata

Il DdL su la buona scuola prevede numerose novità, sulle quali in molti abbiamo perplessità, sia positive che negative. Ma qui voglio soffermarmi su quelle positive, perché ormai è chiaro: non si può andare avanti con questa scuola.

Già in passato ho scritto qui e altrove alcune mie opinioni riguardo la necessità di rendere le scuole più autonome, come unica possibilità per creare buone scuole qui in Italia. Si, perché io alla scuola che diventa buona a livello nazionale non credo affatto, è qualcosa di oggettivamente irrealizzabile, la trovo una idea buonista, un mero slogan.

Le scuole possono migliorare solo a livello individuale, perché sono collettivi, gruppi di persone che funzionano solo se hanno una visione comune a lungo termine, con un dirigente che ha a cuore il futuro dei propri docenti, degli studenti, delle loro famiglie e delle peculiarità del territorio nel quale vivono.

E’ una questione di massa critica

Di buone scuole in Italia ce ne sono già parecchie, ma bisogna mettere in grado anche le altre di diventarlo. Come? Creando tra i docenti quella massa critica in grado di innovare il metodo didattico in termini positivi, di suscitare motivazione tra i colleghi e gli studenti, di creare identità, di avere la consapevolezza di far parte di un collettivo che ha ben chiaro dove andare, e se non ce l’ha, è disposto a trovare la strada assieme.

Ecco qual’è il grande problema delle scuole italiane: diventare collettivi. Nella gran parte delle scuole questo non esiste, non c’è visione comune, e tutti i docenti fanno quello che possono nelle proprie classi, con i loro studenti. Questa situazione ha però risvolti molto diversificati e complessi, con risultati estremamente variegati.

Nella scuola primaria, dove al massimo gli (le) insegnanti sono 3, la loro motivazione viene poco frustrata e hanno davvero la possibilità di ottenere ottimi risultati con i propri alunni, nonostante magari il resto della scuola cada a pezzi e il preside non sia così illuminato.

Nella scuola secondaria, di primo ma soprattutto di secondo grado, con consigli di classe costituiti da 10 o più insegnanti, la motivazione e la capacità degli insegnanti migliori spesso si diluisce e viene smorzata da una maggioranza di colleghi che ormai è rassegnata, frustrata o comunque poco motivata a fare il difficile lavoro di mentore (più che di insegnante).

In questo scenario, appare chiaro come le scuole abbiano bisogno degli insegnanti migliori per generare massa critica positiva. E per ottenere gli insegnanti migliori non ci si può affidare esclusivamente alla fortuna. E’ necessaria una visione, come dicevo sopra, che può scaturire solo da un dirigente scolastico illuminato, che non viva il proprio ruolo come burocrate o amministratore, ma che si senta responsabile del futuro dei propri docenti e soprattutto degli alunni che studiano, crescono, vivono e maturano nella sua scuola.

Attenzione, non sto dicendo che la soluzione sia creare scuole di serie A e di serie B, le prime con gli insegnanti migliori, le seconde con quelli che si lasciano vivere. Tutt’altro! Sono convinto che utilizzando meccanismi in grado di valorizzare i docenti più motivati, è possibile creare massa critica nelle singole scuole, innescando una reazione a catena che induca anche gli altri istituti a cercare di migliorare, di trovare una visione comune, di fare collettivo.

Il ruolo fondamentale del preside

Nonostante io mi senta un libertarista di natura, e pertanto creda fermamente nella piena libertà di autoaffermazione dell’individuo, sono convinto che nei sistemi complessi le persone, i collettivi, non possano fare a meno di figure di riferimento. Insomma, una buona scuola non può fare a meno di un buon preside. E il DdL potenzialmente dà ai dirigenti scolastici la possibilità di realizzare tutto questo, nonostante la figura del preside-sindaco evocata da Renzi sia alquanto grottesca e molto populista, inventata per accaparrare consensi dalla gente. Ma andiamo avanti.

Gli albi regionali dei docenti

Tuttoscuola ha pubblicato alcuni utili approfondimenti sul DdL, ai quali voglio fare riferimento. Il primo riguarda gli albi regionali dei docenti, nei quali troverebbero posto esclusivamente i docenti abilitati per concorso, sia quelli privi di cattedra che quelli di ruolo, ma che fanno domanda di trasferimento. Quest’ultima è a mio avviso l’idea vincente, perché dà l’opportunità a insegnanti che non si trovano a proprio agio nella scuola di attuale servizio, di potersi spostare in realtà che incontrerebbero le proprie aspettative, e dunque lavorare meglio.

I presidi, dal canto loro, potrebbero chiamare nella propria scuola direttamente gli insegnanti che ritengono potrebbero dare un contributo positivo in termini di didattica, motivazione, innovazione o semplicemente abbiano un profilo e caratteristiche adatte. Nell’ottica di creare quella massa critica della quale parlavo prima.

Trasparenza, accountability e open data

Naturalmente questo meccanismo presenta punti di debolezza. Ad esempio la discrezionalità di scelta potrebbe indurre i presidi a innescare meccanismi clientelari a scapito della reale capacità degli insegnanti. Vero. Ma qui mi sento di fare un paio di considerazioni.

In primo luogo i rapporti clientelari esistono già in molte scuole, con funzioni strumentali e incarichi assegnati in maniera spesso discrezionale, che peraltro diventano così consolidati che anche con un cambio di dirigenza possono essere difficilmente messi in discussione.

In secondo luogo, un preside che assume nella propria scuola un insegnante dall’albo regionale lo fa alla luce del sole, con una procedura trasparente rendicontabile anche a posteriori, ispirata a principi di accountability e affiancata all’accessibilità di open data (pure presenti nel DdL). Pertanto un preside che voglia chiamare un docente solo per questioni basse, favoritismo, clientelismo, sarebbe molto più esposto alla valutazione di chiunque. Senza togliere che condannerebbe la propria scuola ad un livello qualitativo molto basso.

Sinergie con gli organici funzionali

Una ulteriore sinergia a mio avviso è costituita dall’affiancamento agli albi regionali -suddivisi a loro volta in albi territoriali (provinciali?)- degli organici funzionali (altra novità del DdL), costituiti da personale docente in servizio nelle singole scuole e delle reti di scuole con compiti anche extra didattici.

Questi docenti potrebbero assumere un ruolo di staff al preside in maniera più efficace, poiché appunto rendicontabile e svincolata dalle attuali logiche di permanenza nelle funzioni (gli incarichi durerebbero solo 3 anni).

Gli stessi docenti potrebbero sviluppare e mettere a fattore comune delle scuole competenze più trasversali, come ad esempio conoscenze tecnologiche, di metodologia della didattica, rapporti con il territorio nell’ottica di un orientamento più efficace (e non fine a sé stesso com’è oggi) e di un’alternanza scuola-lavoro potenziata con lo stesso DdL e resa accessibile anche ai licei.

Dunque una buona scuola è possibile?

Gli ingredienti ci sono tutti per costruire una discreta autonomia delle singole scuole, che consentirebbe di tirarle fuori dal pantano nel quale si trovano:

  1. maggiori capacità decisionali per i presidi di scegliere una piccola parte degli insegnanti, per rinnovare e migliorare il corpo docente e l’operatività delle scuole;
  2. l’opportunità per i docenti più motivati e capaci di venire valorizzati;
  3. l’opportunità per i docenti demotivati di farsi contaminare e rinnovare;
  4. l’opportunità per le scuole di avere a disposizione personale docente qualificato per potenziare settori strategici, come il miglioramento tecnologico, il rinnovamento delle metodologie didattiche, la formazione di qualità fatta in house.

Naturalmente tutto ciò avrà efficacia solo se in gioco si metteranno i presidi più illuminati e autorevoli, e non i più traffichini e autoritari, e i docenti più motivati e preparati, non i più arrivisti e fuffologi.

L’unico vero punto di debolezza sull’autonomia riconosciuta ai presidi è la valutazione del loro operato. Cosa accadrà se un dirigente poco illuminato manderà in malora la propria scuola con scelte stretegiche discutibili, o con un atteggiamento eccessivamente discrezionale e arbitrario?

A mio avviso una valida opportunità è costituita dal Sistema di Autovalutazione di Istituto -elaborato dal MIUR e recentemente entrato a regime- qualora venisse messo in atto in maniera seria, rigorosa e oggettiva e supportato da trasparenza e apertura da parte delle scuole.

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