Audiolibri per autoeditori

Raggiungiamo un pubblico di ascoltatori

Uno dei campi dell’editoria che mi attrae, ma in cui non mi sono ancora addentrata personalmente, è quello delle versioni audio dei libri. Come per tutte le cose, preferisco prima guardarmi intorno e imparare. E ho pensato di riportare qui alcune osservazioni su questo argomento.

Prima di tutto, bisogna precisare che possono esistere diversi tipi di versioni audio di un libro, che includono, per esempio, l’audiolibro integrale (la narrazione del libro completo), l’audiolibro ridotto (basato su un testo più breve, ma che contiene tutta la storia) e l’audiodramma (basato su una sceneggiatura tratta dal testo, interpretata da più attori e con effetti sonori e musiche). Questi a loro volta possono essere offerti sotto forma di un prodotto unico o a puntate.

Con questo articolo voglio, però, concentrarmi sull’audiolibro integrale, poiché non richiede alcun rimaneggiamento del libro e, allo stesso tempo, è la forma più diffusa di versione audio.

Quali motivi potrebbero spingerci a creare un audiolibro del nostro libro?
Alcuni che mi vengono in mente sono i seguenti:
- si tratta di un mercato in crescita, che si spera in futuro possa portare a interessanti ritorni economici;
- allo stesso tempo, essendo solo agli inizi, presenta una minore concorrenza;
- non richiede ulteriori sforzi creativi, poiché abbiamo già tra le mani il testo definitivo;
- ci permetterebbe di raggiungere un nuovo pubblico, quello degli ascoltatori puri (cioè che preferiscono farsi narrare un libro piuttosto che leggerlo, spesso perché lo fanno in contesti in cui la lettura non è possibile, come quando sono al volante);
- può anche diventare uno strumento di marketing che, sotto forma di regalo, può essere usato come incentivo per vendere un’altra edizione del libro o per indurre all’iscrizione a una mailing list.

Esistono però una serie di fattori da tenere in considerazione.

L’ideale, infatti, sarebbe pagare un narratore professionista affinché crei l’edizione audio del libro, offrendoci il prodotto pronto per la pubblicazione. Si tratta però di un lavoro lungo, che implica dei costi anche molto elevati e, come tali, difficili da recuperare con le vendite, soprattutto in un mercato ancora piccolo come quello italiano. Le alternative sono accordarsi con tale narratore per una ripartizione nelle royalty, eliminando la spesa iniziale, ma rinunciando a una parte degli introiti, o addirittura produrre noi stessi l’audiolibro, cosa che però è tutt’altro che semplice.

Un secondo fattore è quello della distribuzione, che può essere ridotta alla scelta tra essere esclusivi su ACX (per noi in Italia è possibile accedere a questo servizio di Amazon per il momento solo tramite un intermediario), con royalty più elevate nei principali retailer (in particolare Audible e iTunes), oppure essere wide, cioè essere liberi di distribuire il prodotto su qualsiasi piattaforma, senza vincoli, ma con introiti sulla singola copia venduta più bassi.

Riguardo a questi due fattori, proviamo ad analizzare le nostre opzioni.
Sono essenzialmente queste:
1) pagare un narratore;
2) ricorrere alla ripartizione delle royalty;
3) narrare il libro da sé.

Vediamo ora i pro e i contro di ciascuna.

Il primo aspetto positivo del pagare subito e completamente il narratore è che risparmiamo un sacco di tempo. All’inizio il narratore ci chiederà delle informazioni per interpretare nel migliore dei modi il testo. Ci proporrà alcuni campioni audio per la valutazione e, una volta che si raggiunge un accordo, lavorerà per fornirci il prodotto finito. Ciò però non significa che dobbiamo prenderlo così com’è e pubblicarlo. È essenziale ascoltarlo per intero, per assicurarci che non ci siano delle criticità. Per esempio, può capitare che il narratore pronunci in maniera errata un nome di persona o di luogo, e quindi debba fare delle correzioni.
Il secondo aspetto positivo è la qualità professionale del prodotto finito nel caso ci rivolgiamo a un professionista, che sia quindi anche esperto rispetto ai requisiti delle varie piattaforme. Avremo così un audiolibro ben narrato, aderente al testo originale e che verrà accettato senza problemi dal distributore.
Il terzo aspetto positivo è che manteniamo tutte le royalty che l’audiolibro ci farà incassare.

L’aspetto negativo è uno solo: il costo.
La produzione di un audiolibro può costare migliaia di euro, secondo la tariffa per ora finita del narratore (più è bravo e professionale, più costa) e la lunghezza del testo, da cui dipende il numero totale di ore finite del prodotto (cioè la lunghezza della registrazione).

Per questo motivo, questa opzione è adatta a chi:

  • ha già successo con i propri libri, quindi è più probabile che ci sia un interesse da parte del pubblico degli ascoltatori;
  • possiede il budget necessario;
  • non è preoccupato dal fatto di dover attendere molto tempo (talvolta anni) prima di avere un ritorno sull’investimento.

Chi rientra in questa categoria di autoeditori ha come unico problema quello di trovare il narratore giusto.
Le piattaforme di produzione degli audiolibri offrono delle possibilità tra cui scegliere, ma, se si decide di lavorare al di fuori di esse in questa fase, le alternative sono: cercare su Google (sembra un suggerimento banale, ma davvero può essere così semplice), ascoltare audiolibri ed eventualmente cercare di contattare i narratori di quelli che ci sembrano ben fatti oppure farsi consigliare da altri autoeditori che hanno già pubblicato un audiolibro.

Cito, inoltre, nell’ambito di questa opzione, la possibilità di usare il crowdfunding per produrre un audiolibro. Anche in questo caso si paga subito il narratore, ma con dei soldi racimolati dai propri lettori, che poi ne otterranno una copia, una volta pronto. È chiaro che questa via è percorribile solo da chi ha già un folto seguito disposto a pagare qualcosa di cui non potrà godere se non dopo molto tempo.

Lo scenario, invece, cambia se optiamo per la ripartizione delle royalty.
Prima di tutto, ciò è possibile solo in poche piattaforme: principalmente ACX di Amazon (che, come detto prima, per gli italiani è accessibile solo tramite un intermediario, che ovviamente vuole anche una fetta delle royalty per sé) e Tektime (piattaforma italiana che funziona più o meno allo stesso modo).
Un caso particolare è quello di Findaway Voices (altra piattaforma americana), in cui esiste un’opzione intermedia, che consiste nel pagare metà del lavoro del narratore e poi riconoscergli una più piccola parte delle royalty.

Esclusa quest’ultima opzione, il vero vantaggio della ripartizione totale delle royalty è che produrre l’audiolibro non costa nulla all’inizio e dovremmo comunque ritrovarci con un prodotto professionale. Il condizionale qui è d’obbligo, poiché, se un narratore è disposto a lavorare per noi nella speranza di guadagnare poi con le royalty e noi non siamo famosi autori di bestseller, è probabile che non sia esattamente un professionista.

Ci sono poi gli svantaggi, che includono royalty inferiori e un contratto vincolante con la piattaforma (nel caso di ACX dura 7 anni), che implica l’esclusività, cioè non possiamo pubblicare altrove alcun prodotto audio tratto dallo stesso libro, né offrirlo gratis per altri scopi, fino alla scadenza di tale contratto.

D’altra parte però la ripartizione delle royalty è l’unica possibilità per chi non ha il budget necessario per pagare un narratore e allo stesso tempo non è in grado di narrare lui stesso (o lei stessa) il libro.

E arriviamo così alla terza opzione: narrare da sé il proprio libro.
È davvero possibile farlo?
Sì, ma a due condizioni: dobbiamo avere una buona dizione ed essere capaci di narrare.

La seconda implica delle capacità interpretative, che comunque possono essere imparate. Spesso sono addirittura innate in alcune persone.

La prima, invece, può rappresentare una vera e propria sfida, poiché nessuno parla in dizione in maniera innata. Avere una buona dizione, infatti, vuol dire conoscere perfettamente la pronuncia di tutte le parole e saperla riprodurre correttamente (e vi assicuro che non è affatto scontato!), e poi non avere evidenti cadenze regionali (che è forse la cosa più difficile).
Certo, si può imparare a parlare in dizione facendo dei corsi appositi, ma a quel punto i tempi si allungano ulteriormente.

Ma, in realtà, non è davvero essenziale che la pronuncia sia perfetta e la cadenza completamente azzerata, poiché qui si parla di un autore che narra il proprio libro e ciò fa sì che, in genere, i lettori tendano un po’ a chiudere un occhio su questi aspetti. Anzi, questa rappresenta un’opportunità unica per creare un rapporto più stretto con loro. Resta il fatto che l’audiolibro deve essere gradevole da ascoltare e comprensibile, cose che sono di certo assicurate con una pronuncia corretta e una cadenza minima o assente.

Supponendo di poter contare su una buona dizione, è necessario fare ulteriori considerazioni.

- Nel caso della narrativa, il narratore dovrebbe essere dello stesso sesso del personaggio principale, anche se non è proprio obbligatorio.

- La narrazione richiede molto tempo, cui si aggiunge quello necessario per il montaggio. Se si è bravi, di solito servono cinque ore di lavoro per ottenere un’ora finita di audiolibro (che in italiano corrisponde a circa 8000–9000 parole di testo).

- La narrazione porta a notare problemi residui presenti nel testo (se ne trovano sempre!), e questa è una conseguenza tutt’altro che negativa, poiché ci permette di correggerli nelle altre edizioni del libro. In altre parole, rappresenta un’ulteriore forma di revisione.

- Sforzarci di migliorare l’uso nella nostra voce nel tempo ci porta ad acquisire maggiore fiducia anche in altri ambiti che la riguardano, come quello del parlare in pubblico dei nostri libri.

- È importante non fare troppo affidamento sul nostro giudizio riguardo alla qualità del lavoro che stiamo facendo e, questo scopo, è utile far ascoltare l’audiolibro finito (o alcuni campioni durante la produzione) ad altri per ricevere opinioni e correggere eventuali problemi.

Okay, diciamo che vi ho convinto e volete cimentarvi nella produzione di un audiolibro. Di cosa avete bisogno?

Iniziamo dall’apparecchiatura di registrazione:

  • Un buon microfono: i migliori in genere sono quelli a condensatore, ma attenzione, perché sono molto sensibili e possono captare rumori di sottofondo.
  • Un filtro anti-pop: si interpone tra il microfono e la bocca per evitare un effetto chiamato popping, dovuto alle consonanti esplosive (tipicamente la “b” e la “p”).
  • Un’asta per il microfono.
  • Un paio di cuffie monitor: quelle che coprono completamente le orecchie e isolano dall’ambiente esterno. Sono essenziali per sentire bene la nostra voce durante la registrazione, ma anche per riascoltare quest’ultima.
  • Eventualmente possiamo aggiungere un leggio, che può comunque essere sostituito con qualcosa di più artigianale.

L’insieme di tutti questi elementi può avere un costo davvero contenuto (intorno ai cento euro o poco più) senza compromettere eccessivamente la qualità.

Però non basta questa apparecchiatura, se non si ha un luogo adatto dove registrare, uno in cui i suoni vengano assorbiti e non riflessi, e che sia lontano da fonti di rumore, come finestre o climatizzatori. Serve un ambiente piccolo, come uno sgabuzzino, o reso tale con un po’ di fantasia, circondandoci di elementi che attutiscano i suoni (i classici cartoni delle uova o pannelli ricavati da cartone o anche solo abiti e coperte). Se il soffitto è troppo alto, si può aprire un ombrellone (sì, quello da spiaggia), metterci sopra una coperta bella grande e infilarci sotto di esso.
Non importa che il risultato sia bello, l’importante è che porti ad avere registrazioni prive di rumori estranei.

Infine, serve un software e qui posso dare un consiglio preciso: Audacity. È gratuito e possiede tutto quello che serve per registrare e montare delle tracce audio.

E veniamo al processo di produzione vero e proprio. Esso consiste in quattro semplici (si fa per dire) passaggi:
1) registrazione;
2) montaggio (tagliare errori, intervalli non voluti, rumori, unire le tracce);
3) applicazione degli effetti (in base ai requisiti della piattaforma);
4) pubblicazione (inclusa la creazione della copertina, che è quadrata).

Parlando dei requisiti delle piattaforme, se andiamo a leggerli, potremmo trovarli un po’ complicati, alcuni addirittura incomprensibili (come quelli relativi agli intervalli di decibel accettati o il bitrate degli mp3), soprattutto se non abbiamo la minima dimestichezza con la produzione di contenuti audio. Anche qui bisogna prendersi la briga di imparare i dettagli, con la consapevolezza che si fa magari un po’ di fatica la prima volta, ma poi successivamente si avranno meno problemi.
Altri requisiti, invece, sono abbastanza intuitivi, come: l’uniformità di suono e formato, l’inclusione dei titoli di apertura e chiusura, la scelta di produrre l’audio tutto in mono o in stereo, mettere un solo capitolo per file, che a sua volta non deve superare un certo minutaggio, inserire un certo numero di secondi di silenzio all’inizio e alla fine del file, evitare qualsiasi suono esterno e creare un campione di alcuni minuti da offrire come anteprima.

In ogni caso, vanno sempre letti tutti con attenzione, e questo vale anche se non siamo noi a produrre l’audiolibro o a montarlo, in modo da essere in grado di valutare il lavoro degli altri, poiché c’è sempre il rischio che venga rifiutato, se non corrisponde a un determinato standard di qualità. E tale standard è decisamente più rigido di quello preteso per gli ebook e le edizioni cartacee.

Insomma, in qualsiasi modo si decida di procedere, la produzione di un audiolibro può essere una vera e propria avventura. In questo senso, il mio consiglio è sempre quello di interagire con altri autoeditori con più esperienza per farsi consigliare.

Ascoltate audiolibri?
Avete mai pensato di produrli per i vostri libri?
Vi è mai capitato che qualche (potenziale) lettore ve lo chiedesse?
Se vi va, rispondete nei commenti, qui o sui social network.

Per quanto mi riguarda, sono molto affascinata da questo argomento, ma ammetto che più cose imparo più mi sembra che si tratti di un ambito davvero complesso, quasi intimidente. Ma soprattutto mi chiedo fino a che punto i tempi siano maturi affinché l’impegno profuso nella produzione di un audiolibro in italiano, che si tratti di tempo o di denaro, venga ripagato con gli introiti derivati dalle vendite.
Di certo è qualcosa cui penso seriamente, invece, per i miei futuri libri in inglese, poiché nel mercato anglofono mi è stato richiesto più volte questo tipo di formato da potenziali lettori e, anche se in questo caso non potrei mai neppure sognarmi di fare da me (!), le tariffe dei narratori sono molto più accessibili.

Ovviamente affronto anche l’argomento degli audiolibri su “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore”, dove riporto tutte le piattaforme italiane e internazionali che si occupano di produzione e/o distribuzione di questo tipo di prodotti editoriali.

Un elenco di tutti i principali argomenti trattati nel libro è disponibile nel minisito a esso dedicato: www.anakina.net/selfpublishinglab

Mentre questi sono i retailer dove è possibile acquistarlo:

Amazon: https://amzn.to/2WZsHkc (anche in edizione cartacea)
Giunti al Punto: https://bit.ly/SPLABgap (anche in edizione cartacea)
Kobo: https://bit.ly/SPLABkb
Apple Books: https://bit.ly/SPLABapl
Google Play Libri: https://bit.ly/SPLABgp
Mondadori Store: https://bit.ly/SPLABms
laFeltrinelli: https://bit.ly/SPLABlf
Smashwords: https://bit.ly/SPLabsw
Scribd: https://bit.ly/SPLABSc

L’edizione ebook è infine acquistabile in Svizzera tramite l’ereader Tolino.

Nei prossimi mesi il libro sarà probabilmente aggiornato di nuovo, poiché nel frattempo sono saltate fuori alcune novità. Di queste ultime ne parlerò nella mia prossima newsletter, che verrà inviata presto.

Per non perderla, sia che abbiate o meno il libro, vi consiglio di iscrivervi a Self-publishing News.
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Grazie a Self-publishing News, oltre a ricevere tutte le novità, avrete un filo diretto con me, rispondendo ai messaggi, nel caso abbiate bisogno di qualche chiarimento.

I contenuti della newsletter sono esclusivi e non saranno riportati in questo blog.

[Il link ad Amazon contenuto in questa pagina fa parte del programma di affiliazione e mi fa guadagnare una piccola percentuale sull’eventuale acquisto.]

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Rita Carla Francesca Monticelli

Rita Carla Francesca Monticelli

Italian science fiction & thriller author, scientific & literary translator, biologist, science communicator, dreamer. 🇮🇹: www.anakina.net EN: www.anakina.eu

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