La professionalità dell’autoeditore

È davvero facile pubblicare un libro?

Uno dei motivi per cui prediligo il termine autoeditore rispetto a self-publisher (o peggio ancora alla terribile espressione autore self, che non è né in italiano né in inglese e non significa nulla) è che contiene in sé la parola editore, che senza dubbio sta a indicare una figura professionale. A questa definizione molti autori (self?) rispondono mettendo le mani avanti e dicendo che loro scrivono per puro piacere (e magari affermano di non considerarsi degli scrittori) e pubblicano per hobby, come se ciò li giustificasse dal non comportarsi in maniera professionale.

Be’, si sbagliano.

Dall’altra parte ci sono i lettori e l’editoria tutta e, qualunque sia lo scopo dietro la nostra decisione di pubblicare dei libri, alla fine faremo i conti con entrambi, esattamente come qualsiasi editore, quindi abbiamo il dovere di mettere comunque professionalità nella nostra attività editoriale, in caso contrario ciò che facciamo è trash-publishing (editoria spazzatura).

La professionalità va applicata principalmente in tre ambiti:
1) il prodotto editoriale;
2) l’interazione col mercato editoriale;
3) il rapporto con i lettori.

Il concetto di prodotto editoriale riguarda prima di tutto il contenuto dei nostri libri. Dobbiamo essere certi che sia degno di giocarsela alla pari anche con i prodotti pubblicati dai grandi editori, poiché i lettori che potrebbero leggerlo sono assolutamente gli stessi e pretendono (giustamente) la medesima qualità.
Comportarsi in maniera professionale, in questo caso, consiste nel lavorare con altre persone (esperte) alla revisione e decidere di pubblicare il libro solo quando siamo ragionevolmente certi di avere tra le mani un testo di qualità.

La professionalità si estende anche agli altri elementi del prodotto, quali la copertina, la descrizione, la formattazione e l’impaginazione dell’edizione cartacea.
Qui c’è però da fare un’ulteriore considerazione. Per la formattazione e per l’impaginazione vale lo stesso discorso della revisione, affinché il lettore, una volta aperto il nostro libro, non si trovi di fronte a qualche brutta sorpresa. Invece, per quanto riguarda gli aspetti visibili prima dell’acquisto, come la copertina o la descrizione, il problema è solo nostro, poiché un lettore che si imbatte in un libro con una copertina inadatta o una descrizione scadente (magari impestata di refusi ed errori) passerà semplicemente oltre.
Ci facciamo comunque una pessima figura, ma almeno non gli creiamo un danno.

In ogni caso, per quanto riguarda questi aspetti della produzione di un libro, la soluzione è sempre quella di rivolgersi a una persona preparata e/o, laddove possibile, sfruttare le proprie competenze, magari cogliendo l’occasione di impararne qualcuna nuova. L’autoeditore si comporta da professionista nel momento in cui riesce a comprendere dove finiscono le sue competenze e dove ha bisogno dell’assistenza di chi ne sa più di lui.

In questo senso la scusa di non avere budget non regge proprio come quella dell’hobby, perché con un po’ di inventiva si possono trovare dei modi di spendere poco o nulla e produrre comunque un libro in maniera professionale, ma soprattutto perché non ce lo dice il dottore di pubblicare un libro. Se non siamo in grado di farlo nella maniera corretta, dovremmo evitare o almeno rimandare finché la situazione non cambia (e magari impegnarci affinché questa cambi), per rispetto nei confronti di chi andrebbe a comprarlo (i lettori) e di chi lavora duramente nell’ambito dell’editoria, inclusi gli altri autoeditori.

E il rapporto con gli altri autoeditori rientra sicuramente nel secondo ambito della mia lista. Spesso, infatti, i nostri colleghi diventano dei collaboratori, in entrambe le direzioni, vale a dire noi aiutiamo loro e loro aiutano noi. Comportarsi in maniera professionale qui significa rispettarsi a vicenda, dare tanto quanto si prende (o magari pure di più), fare sempre ciò che si promette e nei tempi concordati.
Tale approccio va inoltre esteso a qualsiasi aspetto che riguarda l’interazione col mercato editoriale, a iniziare dal conoscere a fondo le piattaforme di pubblicazione, leggendo e imparando il contenuto delle guide di cui sono dotate e rispettarne le regole (i cosiddetti termini di servizio, indicati con l’acronimo inglese ToS) in qualsiasi momento.
Ignorare tali aspetti (nel senso di non esserne a conoscenza) non è una scusa, poiché essi sono sempre a nostra disposizione. Addirittura, anche senza andare a rovistare nel sito delle singole piattaforme, di solito è sufficiente fare una ricerca su Google per ottenere in un millisecondo la risposta che stiamo cercando, sotto forma di un link verso quella specifica pagina della guida o del regolamento, con tanto di punti salienti in bella vista in un riquadro nella stessa pagina dei risultati.

Il fatto che si possa pubblicare un libro con un clic non significa che dobbiamo affrettarci a premere quel pulsante. Assicuriamoci prima di capire a fondo ciò che stiamo facendo e, se abbiamo anche solo un dubbio, fermiamoci, finché non verrà fugato.

Se poi le nostre velleità di pubblicazione vanno oltre l’hobby, tanto più è essenziale che abbiamo un approccio professionale, in modo da massimizzare i risultati e allo stesso tempo dare un’immagine autorevole di noi all’interno del mercato.

E l’immagine pubblica di un autoeditore è strettamente legata al rapporto con i suoi lettori.
Che lo vogliamo o meno, nel momento in cui pubblichiamo dei libri diventiamo delle figure pubbliche e come tali dobbiamo comportarci.
È finito il tempo in cui lo scrittore era una figura evanescente, quasi mitologica, che si limitava a scrivere e a incassare le royalty. Persino nell’editoria tradizionale, l’autore si ritrova a interagire con i propri lettori attraverso i social network o dal vivo, e farlo nella maniera corretta è parte del suo lavoro, nonostante l’esistenza di un editore crei talvolta (sempre meno) una mediazione in questo tipo di interazioni.

Questo è ancora più importante nel caso dell’autoeditore, che è sia autore che editore. Come tale non può contare sulla mediazione di altri e, allo stesso tempo, non incasserà proprio nulla, se non saprà vendere i propri libri anche attraverso il modo in cui comunica con i lettori.
Essenzialmente l’autoeditore deve comportarsi bene, cioè in un modo che risulti gradevole al maggior numero di persone possibili, allo stesso tempo deve sapersi vendere, cioè suscitare in ognuno di loro anche un certo interesse, che le induca a desiderare di acquistare il suo libro.
La seconda cosa non è obbligatoria, se davvero per noi la scrittura è un hobby e non ci interessa se nessuno legge i nostri libri (sicuri che è così?), ma la prima è imprescindibile.

In questo contesto, dobbiamo essere in grado di dare luogo a conversazioni, sia offline (negli eventi dal vivo) che soprattutto online, che siano stimolanti e allo stesso tempo sempre caratterizzate da un senso di positività (poiché la negatività è respingente). Nel gestire tali conversazioni dobbiamo, tra le varie cose, evitare di esporci su temi sensibili (a meno che tali temi non siano l’argomento dei nostri libri), poiché tendono per loro natura a essere divisivi.

Allo stesso tempo, dobbiamo essere decisi nel fermare sul nascere eventuali degenerazioni delle discussioni e soprattutto resistere alla tentazione di contrattaccare se veniamo criticati nel merito dei nostri libri. Mi riferisco in tal caso, ovviamente, alle recensioni, che siano quelle scritte sui retailer, sui blog, i social network di lettura, come Goodreads, o altri social network.

Ricevere delle critiche non fa piacere, mai. D’altronde, prima o poi ne riceveremo qualcuna. È inevitabile. L’unica soluzione è trattarle per ciò che effettivamente sono, cioè la semplice opinione di qualcuno, e passare oltre, senza cadere nella tentazione di replicare. Ciò giova alla nostra salute mentale e, allo stesso tempo, evita che ci mettiamo ulteriormente in cattiva luce, cosa che ci fa apparire tutt’altro che professionali e non fa che avvalorare tale cattiva opinione.

Vi approcciate all’autoeditoria in maniera professionale?
In quale dei tre ambiti indicati nell’articolo date il vostro meglio?
Quale vi dà più filo da torcere?
Se vi va, rispondete nei commenti o sui vari social network.

L’importanza di dedicarsi all’autoeditoria con professionalità è messa in evidenza in tutte le parti del mio libro “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore”, a iniziare dalla prima, in cui il lettore viene introdotto a questo mestiere e dove metto in chiaro il principio su cui esso si fonda: il patto con il lettore.

Per saperne di più, vi invito a dare un’occhiata al minisito dedicato al libro, dove potete leggerne l’anteprima direttamente sul browser, facendo clic sulla copertina: www.anakina.net/selfpublishinglab

Se invece volete acquistarlo, ecco tutti i link ai retailer in cui è disponibile.

Amazon: https://amzn.to/2WZsHkc (anche in edizione cartacea)
Giunti al Punto: https://bit.ly/SPLABgap (anche in edizione cartacea)
Kobo: https://bit.ly/SPLABkb
Apple Books: https://bit.ly/SPLABapl
Google Play Libri: https://bit.ly/SPLABgp
Mondadori Store: https://bit.ly/SPLABms
laFeltrinelli: https://bit.ly/SPLABlf
Smashwords: https://bit.ly/SPLabsw
Scribd: https://bit.ly/SPLABSc

L’ebook è infine acquistabile in Svizzera tramite l’ereader Tolino.

Il libro è stato aggiornato nella data riportata sul minisito o sulla pagina del prodotto nel rispettivo retailer, ma subirà ulteriori modifiche in futuro, di pari passo con le novità che verranno introdotte nel mercato dell’autoeditoria.

Per non perderne alcuna e rimanere in contatto diretto con me, potete iscrivervi a Self-publishing news, la mia newsletter dedicata all’autoeditoria.

Per farlo vi basta andare a questo link (o fare clic sul riquadro sotto), in cui potrete inserire il vostro indirizzo email. Ricordatevi quindi di confermare l’iscrizione facendo clic sul messaggio che riceverete subito dopo. Poi, entro cinque giorni, vi verranno recapitati due miei messaggi di presentazione e da quel momento in poi riceverete ogni nuova newsletter.

Ve ne invierò una solo quando avrò qualcosa di importante da comunicarvi. Inoltre, il suo contenuto sarà esclusivo e non verrà riportato su questo blog.

[Il link ad Amazon contenuto in questa pagina fa parte del programma di affiliazione e mi fa guadagnare una piccola percentuale sull’eventuale acquisto.]

Informazioni e notizie sul mestiere dell’autoeditore

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store
Rita Carla Francesca Monticelli

Rita Carla Francesca Monticelli

Italian science fiction & thriller author, scientific & literary translator, biologist, science communicator, dreamer. 🇮🇹: www.anakina.net EN: www.anakina.eu

More from Medium

How Riot Grrrls focuses on steady, organic growth

One Baby Formula To Rule Them All, Abbot Labs

DMC Variegated & Corresponding Solids Colours

Meta Comies is coming soon, where the privacy, security and the endless fun are.