Podcast per autoeditori

Usiamo la voce per promuovere i nostri libri

Tra gli strumenti più efficaci per entrare in contatto con i nostri (potenziali) lettori c’è senza dubbio la voce. Poter parlare direttamente a loro senza l’ausilio dell’immagine è in un certo senso più intimo, poiché ci possono ascoltare dentro la loro testa e farsi coinvolgere da ciò che diciamo, mentre svolgono delle attività che impegnano gli altri sensi. E, non vedendoci, ognuno di loro si crea un’immagine personale di noi, basata sul modo in cui usiamo la nostra voce. Inoltre, non essendo distratti dal nostro aspetto e da altri elementi visivi, finiscono per concentrarsi su quello che diciamo e sul modo in cui lo diciamo, cosa che tende a suscitare un senso di vicinanza nei confronti di chi parla e allo stesso tempo la curiosità di saperne di più.
Ciò funziona molto bene con quelli di noi che sono abbastanza disinvolti di fronte al microfono e che sanno trasmettere a parole la forza delle loro storie (o dei loro contenuti, nel caso della non-fiction). E rende il podcast un ottimo mezzo di promozione editoriale.

Si tratta di un prodotto audio reso disponibile per l’ascolto in differita sulla rete utilizzando la tecnologia RSS, e che viene pubblicato con una certa cadenza. Di solito si concentra su un argomento specifico, che viene esplorato in lungo e in largo nelle varie puntate. Alcuni podcast hanno un’unica voce, in altri più podcaster partecipano agli episodi, talvolta discutendo tra loro o con degli ospiti.

Esistono essenzialmente due modi in cui un autoeditore può sfruttare il podcasting per promuovere i propri libri:

1) partecipare come ospite a un podcast che tratta un argomento attinente ai suoi libri;

2) crearne uno proprio.

Quando si partecipa come ospite a un podcast, si ha la possibilità di venire esposti a un pubblico preesistente che è già interessato a quel determinato argomento e che quindi è in cerca di nuovi contenuti legati a esso. Anche se non tutti gli ascoltatori del podcast sono lettori, di certo lo saranno una buona parte. Questi hanno già creato nel tempo un rapporto col podcaster e si fidano del suo giudizio. Se il podcaster ha deciso di portare alla loro attenzione un autore e i suoi libri, vuol dire che sono di suo gradimento e quindi potrebbero piacere anche a loro.

Come autoeditori interessati a questo tipo di promozione, dobbiamo prima di tutto individuare i podcast che fanno per noi. Io, per esempio, nel 2012 (quindi un po’ tempo fa), dopo aver pubblicato il mio primo libro di fantascienza, contattai quello che allora era forse l’unico podcast italiano che parlava di questo argomento: FantascientifiCast.
Per altri generi di libri potrebbe essere meno immediato trovare il podcast giusto. Talvolta non ne esiste uno che si occupa nello specifico di un genere letterario. In tal caso, bisogna essere un po’ più fantasiosi e scovare un podcast che tratta un tema presente nel nostro libro o almeno adiacente a quelli trattati nel nostro libro. Sicuramente l’individuazione di quello giusto è più semplice per chi scrive non-fiction, ma gli autori di narrativa hanno dalla propria una certa inventiva, che può aiutarli in questo frangente.

Quando finalmente si riesce a fissare un’intervista per un podcast, è necessario prepararsi in maniera adeguata.
Ecco qualche suggerimento.

Ascoltare una o più puntate del podcast. In questo modo possiamo farci un’idea di cosa aspettarci al momento dell’intervista, ma anche di ciò che il pubblico del podcast si aspetta da noi.

Farsi dare in anticipo una lista di domande o argomenti. Per quanto possiamo sapere tutto ciò che riguarda il nostro libro e magari essere molto bravi a parlare a braccio, è comunque meglio arrivare preparati all’intervista, in modo da essere certi di trasmettere nella maniera più convincente il nostro pensiero e risultare interessanti e credibili agli occhi (alle orecchie?) di chi ascolterà la puntata. A questo proposito è una buona idea scrivere degli appunti con una lista dei concetti che vogliamo assicurarci di sviluppare durante la conversazione. In alcuni casi possiamo preparare delle vere e proprie risposte scritte, poiché ciò ci può essere d’aiuto per memorizzare meglio il nostro discorso. Inoltre, ricordiamoci che nessuno è in grado di vederci durante l’intervista, quindi possiamo tenere gli appunti davanti a noi mentre parliamo e leggere qualche passaggio. Nessuno se ne accorgerà!

Non dimenticarsi di parlare. Ci verrà spontaneo annuire, mentre il podcaster parla, ma nessuno può vederci farlo, quindi è opportuno che usiamo la nostra voce per manifestare la nostra presenta. Talvolta basta anche una leggera risata e un “hm-hm” ogni tanto, ma non limitiamoci a questo, poiché altrimenti potrebbe diventare fastidioso per chi ascolta. In ogni caso, se vogliamo intervenire per parlare, ricordiamoci di farlo quando il nostro interlocutore fa una breve pausa. Inoltre, ci può essere un piccolo ritardo dovuto alla connessione di cui dobbiamo tenere conto. Per evitare sovrapposizioni, è bene mettersi d’accordo e sfruttare gli strumenti offerti dal servizio usato per fare la call (per esempio, la chat). L’importante è che dall’altra parte gli ascoltatori abbiamo l’impressione di avere a che fare con una conversazione equilibrata tra due persone. Alcuni podcaster potranno comunque migliorare il risultato finale, montando l’audio in modo tale da eliminare rumori strani, pause imbarazzanti e sovrapposizioni di voci.

Assicurarsi di avere un buon microfono e delle buone cuffie. Può inoltre essere una buona idea registrare anche noi in contemporanea l’intervista, magari usando un programma gratuito come Audacity, chiaramente dopo esserci messi d’accordo a proposito col podcaster. In questo modo gli si può offrire un file in cui la qualità audio della nostra voce è migliore rispetto a quanto giunge dall’altra parte della connessione, che potrà essere utilizzato in fase di montaggio.

Parlare oltre il microfono. Per evitare che si creino strani rumori, non bisogna mettersi di fronte al microfono, ma bisogna porlo lateralmente rispetto alla nostra bocca.

Scegliere un ambiente silenzioso. Per quanto possibile, dovremmo evitare di registrare l’intervista in luoghi rumorosi, come la cucina, dove di tanto in tanto si attiva il compressore del frigorifero. Una volta individuato il luogo giusto, chiudiamo la porta e, se non fa troppo caldo, anche la finestra.

Una volta che l’episodio del podcast viene pubblicato, dobbiamo aiutare il podcaster a diffonderlo, in modo da ricambiare la sua ospitalità. A questo proposito, consiglio di diffonderlo attraverso tutti i nostri canali (social network, blog, newsletter e così via), anche più volte lungo un arco di tempo definito (almeno qualche giorno), e poi in futuro riproporlo periodicamente, tramite ulteriore ricondivisione.
Inoltre, gli appunti o le risposte scritte che avevamo preparato possono essere riutilizzati sotto forma di articolo di approfondimento sul nostro blog.
Chi, invece, non ha un blog, dovrebbe comunque creare una pagina (o più pagine, suddivise per libro o serie) sul proprio sito dedicata alla rassegna stampa, completa di link, e ovviamente l’intervista sul podcast va inserita al suo interno. Allo stesso tempo, può sfruttare gli appunti per scrivere uno o più articoli da offrire come guest blogger sul blog di qualcun altro (purché con un tema attinente). O ancora li può riproporre sulla propria pagina Facebook o su un gruppo tematico, cui è iscritto tramite la pagina, per generare delle discussioni e attirare l’interesse di potenziali lettori. Insomma, non si butta via nulla.

L’altra possibilità che ho citato è quella di creare un nostro podcast. Ovviamente è qualcosa di più impegnativo, ma rappresenta sicuramente un modo molto efficace per creare un legame con i lettori.

Dobbiamo, però, prima di tutto decidere di cosa parlerà il podcast. Qui possiamo scegliere tra l’individuare un argomento che ci interessa (ovviamente!) e che sia attinente ai nostri libri, in modo da attirare gli ascoltatori giusti, o strutturare il podcast come una versione audio del nostro blog o della nostra newsletter o di altri nostri contenuti. In quest’ultimo caso, possiamo anche usare lo stesso testo o comunque basarci in gran parte su di esso. Fa parte di questa tipologia di podcast anche il podiobook, all’interno del quale narriamo a puntate uno dei nostri libri, per incuriosire potenziali lettori e spingerli ad acquistarlo per leggerlo subito e non dover aspettare dei mesi per sapere come finisce la storia.
È chiaro che la prima opzione richiede molto più tempo, poiché dobbiamo creare da zero sempre nuovi contenuti, quindi è adatta per chi ha parecchio materiale cui attingere. La seconda, invece, è un altro modo per riciclare i propri contenuti, diffondendoli su un ulteriore canale e raggiungendo così altre persone.

Una volta chiarito l’argomento e preparato il materiale, bisogna registrare gli episodi, che poi dovranno essere montati. A questo scopo è necessario disporre di un buon microfono, di un buon paio di cuffie e di un programma di montaggio audio, come il già citato di Audacity (chi volesse fare qualcosa di più elaborato può procurarsi l’attrezzatura suggerita nell’articolo “Audiolibri per autoeditori”).

Una volta che abbiamo le prime puntate, non ci resta che pubblicarle.
A questo scopo esistono numerosi servizi di pubblicazione e distribuzione dei podcast, la maggior parte dei quali però a lungo andare ha dei costi. Ce n’è però almeno uno che offre tutto ciò che serve gratuitamente: Anchor.fm.

Okay, abbiamo pubblicato il primo episodio del nostro podcast, e ora?
Be’, ora non ci resta che diffonderlo attraverso i nostri canali. Parliamone sui social network, sul nostro blog, aggiungiamo al nostro sito una pagina dedicata al nostro podcast. E, se lo usiamo per diffondere i contenuti già presenti sugli articoli del blog, non dimentichiamo di inserire il widget della puntata corrispondente a ogni articolo, in modo che i nostri lettori possano decidere se leggerlo oppure ascoltarlo.

In chiusura, ecco alcuni consigli per la creazione di un nuovo podcast.

  • Ascoltiamo altri podcast, prima di creare il nostro. È sempre una buona idea vedere (ascoltare) cosa fanno gli altri, prima di cimentarsi in un nuovo progetto, in modo da avere qualche riferimento.
  • Cerchiamo di essere creativi col format. È vero che possiamo ispirarci al lavoro degli altri, ma non è una buona idea copiarlo. Piuttosto, creiamo un nostro format originale con cui sviluppare un prodotto di qualità che però proponga qualcosa di nuovo, in grado di incuriosire il pubblico.
  • Episodi brevi all’inizio. Durante le prime puntate dobbiamo tastare un po’ il terreno e magari raccogliere un po’ di feedback dagli ascoltatori. A questo scopo è meglio limitarci a episodi di breve durata, che tra l’altro richiedono meno tempo per la produzione. Nel momento in cui pensiamo che il nostro pubblico sia pronto, possiamo provare ad allungare un po’ e vedere come vanno i download.

Avete mai partecipato a un podcast?
Avete mai pensato di crearne uno vostro?
Se vi va, parlatemi della vostra esperienza nei commenti (qui o sui social network).

Quello dell’utilizzo dei podcast e dei podiobook come strumenti di promozione è uno dei tanti argomenti affrontati nella quarta parte del mio saggio “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore”, quella dedicata all’autoeditore nel ruolo di imprenditore, che ha come obiettivo far giungere il prodotto editoriale al maggior numero possibile di persone appartenenti al nostro target di lettori.

Recentemente ho avuto l’opportunità di parlare del libro e di offrire qualche suggerimento agli altri autoeditori durante un’intervista video fattami da Emanuele Properzi di Scrittore Vincente.
La trovate qui: https://youtu.be/_W-YWBWAU6Y

Per saperne di più sul libro, potete anche dare un’occhiata al minisito a esso dedicato: www.anakina.net/selfpublishinglab

Se, invece, volete subito acquistare il libro, lo trovate sui seguenti retailer:

Amazon: https://amzn.to/2WZsHkc (anche in edizione cartacea)
Giunti al Punto: https://bit.ly/SPLABgap (anche in edizione cartacea)
Kobo: https://bit.ly/SPLABkb
Apple Books: https://bit.ly/SPLABapl
Google Play Libri: https://bit.ly/SPLABgp
Mondadori Store: https://bit.ly/SPLABms
laFeltrinelli: https://bit.ly/SPLABlf
Smashwords: https://bit.ly/SPLabsw
Scribd: https://bit.ly/SPLABSc

L’edizione ebook è acquistabile in Svizzera tramite l’ereader Tolino.

Infine, se non volete perdere le ultime novità sul mercato dell’autoeditoria, iscrivetevi a Self-Publishing News, la newsletter compagna di questo blog e del libro.
Il contenuti nella newsletter sono complementari a quelli del blog, quindi non saranno riportati in quest’ultimo. Potranno però essere integrati in aggiornamenti futuri del libro.

Potete iscrivervi a Self-Publishing News a questo link (o nel riquadro sotto). Dopo aver inserito il vostro indirizzo email e completato la procedura di conferma, riceverete entro cinque giorni due miei messaggi di benvenuto e poi ogni successiva newsletter (la prossima verrà inviata a giugno).
La cadenza della newsletter è aperiodica. In pratica, invierò un messaggio solo quando avrò effettivamente qualche notizia interessante da riferirvi.
Inoltre, rispondendo a ciascun messaggio, potrete mettervi in contatto diretto con me, per pormi eventuali domande.

[Il link ad Amazon contenuto in questa pagina fa parte del programma di affiliazione e mi fa guadagnare una piccola percentuale sull’eventuale acquisto.]

Informazioni e notizie sul mestiere dell’autoeditore

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Rita Carla Francesca Monticelli

Rita Carla Francesca Monticelli

Italian science fiction & thriller author, scientific & literary translator, biologist, science communicator, dreamer. 🇮🇹: www.anakina.net EN: www.anakina.eu

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