Photo credits: Brett Price

Alla vita

Amore, ti supplico, non andare su tutte le furie.
Non mi sembra di stare chiedendo qualcosa di improponibile, inarrivabile, insostenibile.
Mi guardi come se ti stessi condannando a morte, ed io invece voglio soltanto condannarci per sempre alla vita.
Desidero un bambino.

Ma sembra così sbagliato desiderare un bambino oggi, qui, in questo mondo concitato che sa insegnarci solo la fretta, il divertimento, l’apparenza e la stabilità economica. Tutte mischiate insieme senza criterio, come fossero un cocktail da bere tutto d’un fiato, l’elisir segreto di una vita perfetta.

Amore, è davvero così sbagliato?

Perché tu me lo ripeti sempre. Non ora, non è il momento, non si può, non siamo pronti, non va bene.
No. La risposta è sempre no. Sempre per un motivo diverso, ma sempre no.

Mi rigiro questa scatoletta tra le mani come se lei potesse darmi la risposta che cerco, la studio, la squadro e rileggo il suo nome mille volte, come se non la conoscessi a memoria, come se non fosse questa minuscola pastiglia a farmi compagnia ogni sera alle 20 spaccate da circa nove anni.
Le mie amiche mi suggeriscono di barare.
Sarebbe così semplice dimenticarsi che sono le 20 per una sera. Senza che tu lo sappia. Senza che lo sappia nessuno, tranne me e forse lui.

Il bimbo che ancora non è nato perché non gliene abbiamo dato l’occasione, ma che sono certa esista già da qualche parte.
E sono certa che possa già ascoltarmi quando ogni tanto gli parlo sottovoce, attenta a non farmi sentire da nessun altro.
Sono certa che sappia che si chiamerà Daniele o Cristina, che gli canticchierò le canzoni di Lily Allen mentre l’avrò nella pancia, che nascerà in primavera, che avrà gli occhi di suo padre.
Che gli insegnerò fin da subito che non siamo tutti perfetti, ma che proprio nelle nostre imperfezioni si nasconde la felicità.

Sa già che sarò una mamma inesperta e impacciata, ma che mi darò sempre da fare per lui, perché finalmente avrò una ragione per dire “ora non mi manca nulla”.
Lui sa bene che una sera a tavola gli racconterò che suo padre continuava a rimandare la sua nascita, proprio non voleva sentire ragioni, e riderà di gusto prendendoti in giro.
Tu metterai il broncio, il tuo broncio che da quattordici anni è sempre identico, e so che sarà lo stesso anche in quel momento, magari solo con qualche ruga in più, ma sotto sotto sarai felice di aver deciso che sì, valeva la pena rischiare.
Che la risata di tuo figlio vale molto più del tuo stupido orgoglio.

Certe volte mi fai sentire sbagliata amore, mi fai sentire capricciosa e immatura, dici che ancora non siamo pronti ad essere genitori.
Ma in fondo chi è mai stato veramente pronto?
“Dobbiamo sistemarci”, è il tuo mantra che ripeti da sempre, anche se ora abbiamo un tetto sopra la testa, un lavoro, dei genitori che ci amano, degli amici e una vita serena.
Cos’altro vuoi sistemare, amore mio? La mia testa bacata?
Sai che quella non si aggiusterà mai.
Mi hai voluta così, prendere o lasciare.

Forse la colpa è mia, che non so mai decidermi per prima, che aspetto sempre un tuo cenno di approvazione.
Che da quando mi hai fatto trovare quel post it con una promessa di matrimonio, ispirato alla serie tv che amo alla follia, ancora non mi sono decisa a dirti che mi hai resa la donna più felice del mondo.
Ancora non ho ordinato un abito da sposa e non ho fatto il giro dei ristoranti.
Ancora non ho realizzato che lo hai fatto davvero, tu che sembri un orso senza sentimenti, ancora non ci credo che hai davvero scritto quelle parole di tuo pugno.

Aspetto sempre un tuo sì, perché sentirti dire di sì è tanto raro quanto incantevole, e non riesco a non pensare che nostro figlio debba arrivare dopo uno dei tuoi sì mormorati a mezza bocca, che riescono sempre a ricordarmi perché ti sto accanto da una vita.

Sono sbagliata e forse è il momento sbagliato, forse i trent’anni di oggi sono i nuovi venti, e ne passeranno altri dieci prima che io possa stringere nostro figlio tra le braccia e piangere di felicità.
Ma so che sarà la felicità migliore, quella agoniata e sudata, quella che mi ha fatto stringere i denti e combattere l’ostinazione con l’amore.

So che adorerai nostro figlio. Non ho alcun dubbio.
E forse ora sei così contrario perché temi di non poterlo amare abbastanza, ma come posso farti capire quanto sia sbagliata questa tua idea?
Come posso dirti che sai dare un amore ineguagliabile?
Come posso convincerti che insieme potremmo creare una vita che ci ripagherà per tutta la vita?

Chi è davvero sbagliato?
Io, tu, o questa confezione di pillole con cui mi confido ogni sera immaginando di parlare con te?

Chiudo gli occhi, sospiro, tengo sul palmo della mano per dei secondi interminabili la minuscola capsula bianca che mi separa dal mio sogno, e anche stasera decido che un tuo “sì” vale più di una mia finta distrazione.

Amo alla follia questo bambino che ancora non ho potuto abbracciare.
Ma decisamente, indiscutibilmente, amo prima di tutto te.
E voglio che quel tuo “sì” sia la nostra vittoria.
Non mia.
Nostra.

Racconto di Susanna Marsiglia — https://www.facebook.com/SeraDiMattina

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