Abat-jour


Dormire, questo desidero soltanto,
spegnere il lume, questo abat-jour
che dice essere stato della mamma,
abbassare le palpebre di porcellana

come una pupa sui mobili occhi
di ossidiana, affogare in questo mare
che chiamano oblio, laddove il reale
perde ogni ragionevole coerenza.

Tambureggia la tempia sul guanciale,
e tambureggia il male che mi desta
nel più remoto approdo della notte,
io che so quanto ciò sia esiziale.

Nella notte si divarica ogni male
come una oscena bestia, si spande
come una macchia sulle pareti
della stanza, imbratta ogni riposo.

I pensieri, e la memoria, hanno forma
di ossessioni, l’oscurità crea
illusioni, la nullità mi schiaccia
sotto gravose coltri di impotenza.

La mente mi abbandona, si concentra
sul dolore, come una cerva s’acquatta
collimando ogni senso sul predatore
che la fissa a sua volta dalla macchia.

Mi ricordo di un Dio a cui pregare:
“perché proprio io, perché questo male?”
Ma so che non avrò risposta alcuna
poiché troppo futile è la mia richiesta.

Dio del cielo, allora, dammi il sonno,
giusto un’ora del nulla più totale
in cui riposare membra e mente
prima che il grigio giorno sopravvenga

e mi trovi impreparata a indossare
l’abito dell’usuale, del mediocre,
dell’ipocrita futile letizia:
prima che soccomba tutta alla mestizia.

Marianna Piani
(Milano, 19 Ottobre 2015)

In depressione, questo male di vivere di cui fin troppo si parla e che per fortuna pochi hanno la sventura di conoscere veramente, la notte, il periodo in cui ogni persona cerca riposo, appare come un territorio ignoto, confinato tra due muraglie, che costano sempre un immenso sforzo attraversare, o scavalcare: quella della sera, in cui ci si trova nude di fronte alla propria solitudine, e quella del mattino, in cui, già stremate, dobbiamo rilanciarci nella mischia, indossare una maschera che ci protegga dalla nostra stessa mediocrità.
“Abat-jour”, dunque, perché il giorno si abbatte su di noi, e ci abbatte…
Grazie infinite, sempre, per la lettura.
M.P.

Per chi fosse interessato, ho pubblicato il mio primo volume in versi:
“Le solitudini e i luoghi” (200 pg. A5 paperback, disponibile online)

(I republish here from my Blog, but it’s never just copy & paste: writing is always a changing and evolving process. Here the original version of this text. If you wish to know more about me as a woman and amateur writer, I’ll be glad if you visit it.)