Camposanto mattutino


Il parcheggio è ampio, e incustodito.
Vetture allineate senza un ordine voluto,
e sotto, il supermercato, ancora serrato.

Chi vi approda, pare in fine del suo viaggio,
spegne il motore, esce, e si dispone
a raccogliere le sue cose. E discende.

* * *
 
Le lamiere delle vetture in sosta su quel sagrato
lampeggiano sotto il sole, raggelate. Le cifre
delle targhe compongono una mistica orazione.

L’umano è assente, in quel parco muto e assorto,
rimane solo il senso di desolazione, tutto il resto
si muove sopra il cielo. O nel sottosuolo, morto.

In tutta l’area, solo un’ombra sguscia di soppiatto
di tra le ruote immote, alla ricerca d’un motore
ancora caldo: quella bruna d’un elusivo gatto.

Marianna Piani
Milano, 25 Maggio 2015


Mi è consueto girare con un taccuino, e una matita a portata di mano. Sono una disegnatrice di mestiere, e questa abitudine l’ho presa già negli anni della formazione, quando il “disegno dal vivo” (life drawing) era, com’è tutt’ora — ma ho sempre meno tempo per farlo — un importante complemento alla mia preparazione e alla mia personale abilità artistica.
Ogni bravo illustratore e disegnatore non dovrebbe mai trascurare di esercitarsi giornalmente, ovunque gli capiti un istante di tempo libero, per strada, al parco, in metropolitana, schizzando su un taccuino figure, immagini, spunti, ritratti all’impromptu. Proprio come un musicista dovrebbe esercitarsi giornalmente sul suo strumento, non solo per studiare i pezzi del prossimo concerto, ma proprio per tenere in eesercizio la propria agilità e disinvoltura d’esecuzione.
Per questo in realtà si può ormai usare un notebook digitale, ed è ciò che faccio anch’io, tuttavia mi è rimasta l’abitudine di tenere in borsetta un notes a pagine bianche e una matita blu (non so bene perché, ma non amo schizzare in nero, preferisco l’azzurro, che regge meglio diversi passaggi di matita, alla ricerca della forma giusta, e poi può essere, alla fine, ripassato eventualmente in nero, per la sua versione definitiva).
Il poco tempo, e la pigrizia del professionista, non mi fanno più estrarre il taccuino sovente come un tempo, come invece dovrei, in cambio capita piuttosto spesso che il taccuino mi serva per fissare spunti e idee di scrittura, e che alcune di queste rapide annotazioni, per “deformazione professionale”, siano molto simili a degli schizzi, a delle istantanee, a degli attimi ritratti sul momento, dietro l’impressione visiva di un attimo.
Come questo momento colto nel parcheggio sul tetto di un supermercato, di primo mattino, l’ora in cui mi piace andare a far spesa, per evitare gli affollamenti delle ore successive. Un disegno a matita, in bianco e nero. Niente di più, e niente di meno.
Grazie di cuore, come sempre, per la vostra attenzione e, se lo vorrete, per la lettura.
M.P.

(I republish here from my Blog, but it’s never just copy & paste: writing is always a changing and evolving process. If you wish to know more about me as a woman and amateur writer, I’ll be glad if you visit it.)