Delusa


Stanotte, alquanto tardi, com’ė mio uso
mi coricai accanto alla mia sposa.
Era già buio: il mondo e il volto suo.
Fu nervosa oggi, lei, fin da prima sera,
“Sono delusa!” mi ripeteva,
mentre m’aiutava a rassettare
di malavoglia, non con la gioia
che più sovente l’illuminava.

Io non le chiesi nulla, né nulla dissi,
perché sapevo, conoscevo cos’era
quel suo essere delusa, che era
non di me — o non soltanto — ma di sé.
Tagliò breve, nella sera, e raggiunse
il letto prima di me, assai prima,
il che non è raro, ma anche prima
che dilagasse tutto il suo disagio.

Gettò il libro in un canto, dopo un minuto,
mi chiese di attaccare al filo il cellulare.
si tirò il piumone addosso fino alle spalle,
si girò alla parete, e s’allontanò
con l’anima il corpo ed il pensiero
da me e da ogni altra cura. Più tardi
io le scivolai quatta quatta al fianco
come una gatta, senza far rumore,

senza quasi flettere la rete a doghe,
al lume giallo fioco che ci dava
il mio solo abat-jour dal comodino.
Forse non mi sentì, o forse sì,
ma non si mosse, né mutò il respiro
gravido di notte. Rimasi anch’io, muta,
senza muovere un fiato, un respiro,
mirando il soffitto grigio, a lungo.

Mi girai infine, cauta, e vidi
l’arco amabile delle sue spalle,
il flesso candido del suo lungo collo
ricoperto di finissima peluria,
e la fiamma arancio dei suoi capelli
liberi di fuggire scarmigliati sul guanciale
in corona, come raggi, agitati, dolcemente.
Non potei non pensare allora: “sei il mio sole”.

E d’istinto lo dissi pure, con un sibilo
di voce. Lei non mi udì. O forse sì:
non si scosse. Né si mosse. Ma
un impercettibile fremito dell’anca
da sotto le nostre coltri, e io seppi
 che sorrideva.

Marianna Piani
Nebbiuno, 22 Maggio 2015


Amo la Poesia “narrativa”, o “lirico-narrativa”, amo forse più scriverla che leggerla, ma questo è un mio limite, poiché considero la “poesia perfetta” solo la lirica pura, e ciò è appunto limitativo (Dante si arrabbierebbe molto, ma per fortuna è occupato in cose ben più alte di una piccola donna dilettante e perdipiù destinata probabilmente all’Inferno, o quanto meno a un lunghissimo purgatorio). Tuttavia mi accade spesso di sentire la necessità di appuntare un momento di vita, un frammento di storia, una istantanea della mia esperienza emotiva. Ciò che per me differenzia la scrittura lirica da questa che chiamo “narrativa”, non è tanto una questione formale, e neppure un maggiore o minore grado di “prosaicità”; è che in versi come quelli non è un sentimento, un ragionamento, una riflessione, e neanche un ritratto o un paesaggio a costituire il centro della composizione, ma piuttosto un fatto, un momento, un qualcosa che è accaduto e si è fermato, come depositato, nel fondo della memoria, forse per rimanervi per sempre.
O forse invece per svanire, in pochi attimi, e forse anche per questo sento impellente l’impulso di “fermarlo” sulla carta. In questo caso allora una poesia è come una farfalla spillata per sempre in una vetrina entomologica. Una vibrante e mirabile fantasia di colori, immote vestigia di una vita che è stata.
Grazie di cuore per la lettura, vi voglio bene.
M.P.

(I republish here from my Blog, but it’s never just copy & paste: writing is always a changing and evolving process. If you wish to know more about me as a woman and amateur writer, I’ll be glad if you visit it.)