Gabbiani tra le case
I gabbiani, qui, nidificano sui tetti
tra le antenne dei condominii,
non lontani dal loro mare, giusto
due colpi d’ala, e uno strido.
Meno lontani ancora quando spira
l’arrogante vento di queste coste,
che spinge a furia verso il largo
come fosse per un ultimo imbarco.
Non lontani: ma non più ormai
sulle scogliere, non più sui dirupi
tormentati a picco sopra l’onde,
non più tra le torri dei castelli diroccati.
Malinconici e solenni come angeli
disconosciuti s’aggirano tra le case
sfiorando le finestre e i tetti lustri
delle vetture con le grandi ali bianche,
così come facevano con i marosi
schiumanti rabbia di tempesta,
quando il loro orizzonte era dove
il mare si sposava al cielo, nell’infinito…
Quando seguivano nei flutti il guizzo
degli sgombri argentati e delle alici
balenanti, destinate al sacrificio
come vittime a un dio vorace…
Quando i loro stridi superavano
il mugghiar del vento, annunciando
alle nubi gelose e all’intero mondo
il loro anelito di libertà — ormai vano.
Marianna Piani
Trieste, 13 Aprile 2015
Sono nata sulla riva del mare, lassù in fondo all’Adriatico, un mare inquieto ma protetto, più simile a un grande lago che all’Oceano dei racconti di Conrad e di Melville, di cui mi nutrivo da piccola: ma pur sempre un mare, con del mare l’odore, il frastuono, il mormorio, gli scatti di rabbia improvvisa, e le lunghe bonacce: nata e cresciuta qui, con davanti gli occhi l’orizzonte aperto che apre sogni di viaggio e di fuga, i gabbiani per me sono sempre stati un simbolo di libertà, con i loro voli ampi, lenti, misteriosi, a volte sincopati dal contrastare i refoli di bora, accompagnati dai loro gridi sgraziati eppure così in armonia con il palcoscenico della natura.
La crescente antropizzazione delle coste, nel tempo, hanno mutato impercettibilmente ma ineluttabilmente il comportamento di questi animali, che come tutti gli esseri viventi sono fondamentalmente adattabili e opportunisti. Da Prìncipi delle onde, da compagni di viaggio delle navi e dei pescherecci d’altura, da cacciatori infallibili di guizzanti pesci azzurri, sono divenuti frequentatori delle discariche cittadine, piccoli bianchi deliquentelli dei vicoli, piccoli spacciatori di spazzatura, padrini padroni dei tetti e dei comignoli. I loro gridi fieri a difesa di un territorio grigio e imbrattato di fuliggine urbana.
Eppure, in qualche modo, forse per la loro eleganza imbattibile, forse per il loro candore che ancora sfolgora al sole e contro il cielo d’estate, forse per la potenzialità di fuga e di volo che hanno le loro ali, forse per tutto questo e tutto il carico di mito che — inconsapevoli ma forse neppur tanto — tengono in sé, i gabbiani rimangono per me l’incarnazione stessa della Poesia.
La Poesia si può sporcare, imbrattare, consumare in luoghi sordidi e squallidi, ma rimane intatta la sua capacità di levarsi in volo e raggiungere il cielo. Come i gabbiani, per ciò ha grandi ali. Come i gabbiani, rappresenta la Libertà.
Grazie infinite per la vostra lettura, e la vostra cara amicizia.
Con amore.
M.P.
(I republish here from my Blog, but it’s never just copy & paste: writing is always a changing and evolving process. If you wish to know more about me as a woman and amateur writer, I’ll be glad if you visit it.)