Il soldato alla malga


Il vecchio soldato, veterano
di mille campagne, è seduto
al colmo del prato, un alto pasturo
accanto alla malga, una valletta
stretta tra le rocce orlate
dalle ghiaie immacolate; più sotto
s’inerpicano le ripide erte
coperte da macchie intricate
di mughi e gli estremi abeti.

Più in basso ancora,
la piccola valle: piccola si dice,
ma vasta abbastanza da rallentare
il fluire del torrente in un
groviglio di rivoli pigri, e canali,
e ampi invasi, popolati
di tritoni e girini, indisturbati.
In cima, sopra un alto declivio
così da dominare da lì ogni cosa,
una baita di legno nero
con i balconi rosso fuoco,
e rosso mattone i gerani
ammassati come fiammate
alle balaustrate.

Il soldato ha abbandonato
da tempo ogni arma d’offesa,
e ogni corazzatura di difesa,
da tempo immemore è stanco, stremato
dalle mille battaglie per
quell’inutile, futile guerra
che non gli appartiene
né come uomo, né per la sua terra.
Ma d’altro canto egli ora crede
del tutto inutile qualunque guerra,
e ogni battaglia solo un massacro,
un olocausto d’uomini e terre
nel nome d’un incomprensibile nulla.

Non c’è uomo, né dio, né terra
che valga il tempo, il sacro tempo
e l’esistenza di qualunque umano,
ed egli ora sa d’aver bruciato
il suo tempo e tutta la sua vita
come un cerino che arde un istante
e non illumina neanche.
Oh fosse stata una donna
ad accendergli il cuore,
allora sì, allora sì
per tutti gli dei, per tutte le terre,
avrebbe valso di lottare:
lottare, foss’anche morire,
per un minuto di gioia perfetta,
per un istante di anima innamorata.

Ma la donna, lui preso
da quelle sue sterili guerre,
da quelle marce estenuanti
per mete che parevano salde
e invece rinviavano solo
ad altre irraggiungibili mete,
da quelle oziose strategie
contro un nemico ignoto
che non si sapeva neppure se c’era,
e da fatiche, da veglie, da guadi
affannati, da ferite incancrenite,
da una fede mutata in servitù…
La donna, per lui, mai venne,
mai si fermò da lui, mai l’attese.

Che poteva fare un soldato
ora, del suo coraggio,
ora, che era tempo di pace?
Se non tentare quest’ultimo viaggio
in cerca d’una smarrita
dignità, e salire
a quell’ultimo alpeggio
accanto alla malga nota all’infanzia,
dov’era rimasta impigliato
l’ultimo brandello della sua innocenza?
Salire, senza più fretta,
e sedere sull’orlo del poggio
che domina la valle e il torrente
a fumare adagio lasciando
che gli occhi si empiano di lacrime
urticanti, senza curarsi se siano più date
dal fumo, o gioia, oppure rimpianto.

E attendere lì immoto,
come un tempo in agguato,
che giunga senza pietà la notte
fatalmente a spegnere il giorno.

Marianna Piani
Milano, 25 Ottobre 2015


Un piccolo apologo in versi sciolti…
Grazie di cuore per la lettura.
M.P.

Per chi fosse interessato, ho pubblicato il mio primo volume in versi:
For anyone interested, I published my first poetry book:
“Le solitudini e i luoghi” (200 pg. A5 paperback, disponibile online)

ISBN 978–0–244–60015–0

(I republish here original poems from my Blog, but it’s never just a copy: writing is always a changing and evolving process. Here the original version of this text. If you wish to know more about me as a woman and writer, I’ll be glad if you visit it.)