Il vento muove


Il vento muove le sue ali
e rigonfia d’ebbrezza le mie vesti,
s’insinua tra i capelli come dita
di un’amante — e li scompiglia,
e come amante, scompiglia i miei pensieri,
e vela i miei occhi appena desti
di lacrime che non sono pianto,
né dolore, né emozione,
e neppure nostalgia d’amore
del nostro letto sfatto all’alba.
Non memoria, non oblio.

Io le chiamo:
lacrime di vento.

Poiché assieme al vento
vengono, e con esso vanno,
come le nubi che dilagano
sopra il lago, come una coltre,
e poi si sfanno in un tramonto
commovente, dal tenero colore
delle tue guance accese
dalla piena del piacere che ti ho versato
quand’eri tra le mie braccia.
Dalle mie labbra — 
Sulle tue indicibili pupille.

Che io chiamo:
le mie accecanti stelle.

Il vento è come un ragazzo,
incapace di memoria, spoglio
d’ogni passato, incosciente
d’un qualsiasi futuro: viene, e passa
sopra il mio corpo come il brivido
d’un falco che si getta sulla preda;
e come il falco, il vento spiega
le sue ali, con il palpito
di un arcangelo che s’invola,
così ancora il suo afflato azzurro
gonfia d’ebbrezza le mie vesti bianche.

Che io chiamo:
il mio angelo santo.

È consolante, è esaltante,
accogliere questo vento
ora tra le mie braccia,
come un amante.

Marianna Piani
Nebbiuno, 2 Giugno 2014


Forse perché sono nata e cresciuta a Trieste, la città del vento, io adoro il vento, in tutte le sue forme, dalla brezza leggera e fresca che appena fa vibrare le foglie dei platani e dei castagni, alla voce malinconica del libeccio che si incanala nelle vie cittadine senza una vera convinzione, al vento cupo di scirocco che annuncia con un fiato umido accalorato il giungere della pioggia, al vento di tempesta, franco e scarmigliato, privo d’una precisa direzione, scatenato a scuotere i rami e sbatacchiare le finestre, fino al vento più unico e tipico delle mie parti, la bora, che può essere di volta in volta allegra, scanzonata, oppure nervosa, irritante, o anche furiosa, devastante.
Io penso che l’animo dei Triestini (il mio lo è di sicuro) è plasmato da questo vento incostante, violento, a raffiche improvvise e così lunatico, e al soffio del vento, di ogni vento, sono specialmente sensibili, forse inconsciamente memori di un lungo passato marinaro.
Amo mettermi di fronte al vento, e sentirlo agire su di me, spingermi, gonfiarmi le vesti, alzarmi pericolosamente la gonna (screanzato!) e lasciarlo giocare coi capelli, che sibilano e serpeggiano sulla fronte, sulle spalle, sugli occhi. È una sensazione di pura sensualità, quasi carnale, intensa.
Qui a Milano, dove sono migrata ormai da anni, le giornate di vento sono poco comuni. Ma quando accadono, potete subito riconoscermi, perché tra i tanti infastiditi, colti a lottare con un elemento che considerano evidentemente irritante, fastidioso, se non ostile, io sono quella che procede sicura, controvento, oppure a favore di esso, sorridendo, con eccitata allegria. Sì, il vento mi mette allegria, come una bimba, e mi eccita, come un’innamorata alla prima uscita.
Lo adoro, il vento.
Grazie come sempre di cuore per la lettura
M.P.

(I republish here from my Blog, but it’s never just copy & paste: writing is always a changing and evolving process. Here the original version of this text. If you wish to know more about me as a woman and amateur writer, I’ll be glad if you visit it.)