La fedeltà del ragno


La fedeltà del ragno

Si può chiamare fedeltà, quella del ragno,
al suo buco nel muro, di calce rappresa,
alla sua ramaglia, nella scura boscaglia,
alla sua madia sfasciata, nella cantina?

Della fedeltà ha la costanza, e la pazienza,
e l’intima sofferenza, e, forse, la lunga
faticosa immobilità, la necessità
di non essere scorto, da un occhio accorto.

Della fedeltà ha la consuetudine all’oscurità,
al cantucciarsi in profondità, come in una vagina,
oppure a filare l’aerea vela, di traverso
al vento, contento nel vederla luccicar di brina.

Della fedeltà in più ha la destrezza
e la fulminea grazia nel ghermire il dittero ignaro
o la vanitosa mariposa, fastosa di broccati
e panneggi che rivaleggiano d’emozione con il cielo

di estivi meriggi: lei che frulla d’una levità
così sommessa nel narrare fiabe di fauni e ninfe
nella brezza, mentre indugia tra i capelli alla fanciulla.
Non per nulla è così mortale — la bellezza.

Marianna Piani
Milano, 6 Ottobre 2014


(I republish this story here from my Blog, http://maripiani.blogspot.it , but it’s never just copy & paste: writing is always a changing and evolving process.)
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