Memoria


Vorrei chiederlo, a quell’umano
dalle poderose nere mani
che sfiorano la parete di basalto
con la delicatezza d’una brezza:

se avrà coscienza dell’immensità
dell’atto cha sta per compiere quando
la punta della scheggia che ha nel pugno
inciderà quel primo graffio bianco

a traccia eterna del suo passaggio.
Vorrei sfiorare con la mia quell’altra
mano che si copre d’ocra e imprime
la sua impronta sul fondo dell’anfratto.

Vorrei lodare un dio per quello stilo
che per primo fissò con un contorno
esitante sulla pietra vergine e stupita
il grido d’agonia della gazzella.

Vorrei vedere in viso quella gente
che per prima ritrasse sulla rupe
l’immagine di sé stessa nella caccia
con svelti tratti di nera tinta e sangue.

Vorrei incidere a colpi di scalpello
su quella stele, o roccia, o corteccia,
o granito, o pergamena, o carta,
i miei pensieri perché siano in perpetuo

un ponte oltre il baratro del tempo,
oltre il gorgo, oltre l’abisso che ci annulla,
unico varco umano verso il cielo,
il sangue, il magma che si rapprende,

il calco fossile della nostra vita
nei sedimenti dalla Storia -
questi segni incisi a colpi di matita
nella lastra nera della memoria.

Marianna Piani
Milano, 23 Febbraio 2015


L’Arte, tutta l’Arte, è segno inciso nella materia del Tempo: prima ancora che espressione di pensiero, idea o emozione, è il tentativo di proiettare l’Uomo, la sua esperienza sensibile, oltre la propria finitezza. La tensione istintiva a “lasciare un segno” del proprio passaggio. La chiara volontà di avvicinarsi al trascendente, agli dei, a ciò che per definizione non ha tempo ed è oltre il tempo.
L’artista preistorico che usa le proprie mani come stencil per lasciare le proprie impronte sulle pareti della grotta, lo scultore medievale che cava a colpi di scalpello la vita dalla pietra, lo scrittore che affida alla pagina del libro la propria testimonianza e i propri personaggi, sono tutti gesti rivolti al futuro, allo sguardo di futuri interlocutori dell’opera, al suo valore di testimonianza, e, appunto, di memoria.
E questo vale anche per la Poesia e il Canto, e quindi la musica, nel loro aspetto primigenio di tradizione orale, dove la “memoria”, il mezzo in cui è inciso il messaggio, come negli “uomini-libro” del romanzo di Bradbury, è la mente stessa dell’artista, dell’interprete, del menestrello, del poeta e del musicista di strada…
Grazie, come sempre, di cuore per la vostra lettura.
M.P.

(I republish here from my Blog, but it’s never just copy & paste: writing is always a changing and evolving process. If you wish to know more about me as a woman and amateur writer, I’ll be glad if you visit it.)