Piccola fatalità


Piccola fatalità
quell’incontro, anni fa,
sotto il portico dell’Ateneo:
così poco sapevo di me stessa allora
e del mondo intorno,
mentre orgogliosa rimurginavo
il mio confuso trattatello
attorno a Svevo e Pirandello.

Assaporavo il gusto
d’una libertà non conquistata,
ma ottenuta in grazia e perché
v’era chi credeva in me.
Era un sapore inebriante
che mai più avrei saggiato,
quello della giovanile presunzione
d’avere un motivo all’illusione.

La libertà quella sera ebbe il volto
inatteso d’una ragazza bruna
dagli occhi color noce denso
che mi offrì, chissà perché,
un breve intenso tratto della sua vita,
proprio a me che nulla di me sapevo
tranne d’esser destinata
a una passione tenera e indifesa.

Passione per la luna di novembre,
per il vento che stride e grida
tra le betulle, sulle alture,
per lo sconfinar del mare
verso orizzonti inesplorati,
per la voce immortale dei poeti,
per l’ingegno mobile delle donne,
per il loro incarnare ogni bellezza.

Passione per la parola e il canto
e il gesto, passione per la memoria
custodita da generazioni,
passione per le cime ardite
delle mie speranze
prima di fondersi in illusioni,
passione per l’umanità svilita,
passione per ogni vita, invitta.

Passione tutta in quel bacio infitta,
quel suo primo bacio sbadato e strano
che fu l’epifania, quella notte
nelle sue braccia, della mia destinazione:
una passione senza ragione
se non la passione stessa.
Così l’ebbi e conobbi tutta la
felicità e infelicità a me concessa:

piccola fatalità, indubbiamente,
quell’incontro, molti anni fa…

Marianna Piani
Nebbiuno, 11 Agosto 2015


“Qui per il momento conviene registrare il ripudio della parte facile del poeta, che pure sembrerebbe l’ovvio rifugio di chi ha cominciato a scorgere la banalità di un’esistenza inautentica, vissuta nella «cura» e negli interessi pratici: rifugio che caratterizza tutto un tipo di cultura, quella del simbolismo-decadentismo (. . .) Il giovane Svevo invece, con scelta decisa, si esclude anche da questa «parte», accettando fino in fondo l’angoscia e la disperazione del «fuori gioco», del senza famiglia…”
(Da: “Rifiuto della poesia” R.Barilli “La linea Svevo Pirandello” Mursia 1972)
Una lettura della eredità sveviana che ora, a distanza di tanto tempo, non condivido del tutto, ma che ha segnato il mio personale (temporaneo) abbandono della scrittura poetica subito dopo i primi anni di università, e che ho ripreso solo molto tempo dopo, dopo aver superato molte temperie — e tempeste — esistenziali e personali.
Grazie come sempre per la vostra preziosa presenza
M.P.

(I republish here from my Blog, but it’s never just copy & paste: writing is always a changing and evolving process. Here the original version of this text. If you wish to know more about me as a woman and amateur writer, I’ll be glad if you visit it.)