Piogge


Piogge

Sono gli occhi lustri alle finestre,
lacrime di gelo o di dolore
o strie di luce sui vetri irrorati,
volti affacciati come ritratti protetti
da lastre imperlate di gocce argentate,
sono gli sguardi, di là dai fiati appannati,
affondati nelle loro segrete mestizie,
sono gli amori celati sotto gli ombrelli
oppure esibiti senza imbarazzo sui selciati
inondati come acquitrini, o come fiumane
furiose che s’abbattono ai crocicchi
delle vie e alzano muri d’onda
al passaggio dei torpedoni
che s’affannano verso il centro:
sono i giorni dell’acqua — e del vento.

Sono i sentieri scavati nei prati
mutati in impetuosi torrenti lanciati
a divellere pietre sepolte nel tempo,
sono gli olmi e le querce gravate
di foglie morenti, fiaccate,
e le gramigne ingiallite che s’incurvano
rassegnate al giogo delle piogge battenti
e dei venti, mai sazi, come predoni
alle porte dei templi,
sono gli invasi e le dighe dei nostri dolori,
i canali esondati, e le vigne, ormai spoglie,
allagate da parere risaie, e i giochi
dei bimbi, sotto i porticati, negli androni,
con le pozze da frantumare a piedi nudi
in stelline iridescenti, a milioni.

Sono le nubi che gravano dense
come lastre in basalto contro ogni volo
d’uccello o di pensiero,
sono gli odori d’argilla, di mota,
di funghi o di muffe, gli olezzi
degli stagni e delle gronde
che scaricano al suolo
i profluvi dei peccati del mondo
per mondarli nel perdono
e nell’espiazione consumata
sotto i lampioni fumanti
alla livida luce del sodio.
Sono i viali e i quartieri
e le tangenziali, e gli aeroporti,
inzuppati del lamento dell’Inverno.

Lente, interminabili, gravide piogge
della nostra indomita malinconia.

Marianna Piani
Trieste, 8 Dicembre 2014


Ci si può abbandonare al puro e semplice piacere della scrittura. Anche se le parole descrivono momenti di acuta e indomabile malinconia.
Si scrive, senza un fine che non sia il dire, il narrare, a volte, nei momenti di maggiore felicità espressiva, il cantare.
Tutto il resto è momentaneamente escluso.
Solo dopo, eventualmente, si vedrà se ciò che si scrive ha senso, se possa trasmettere qualcosa al di fuori di noi stessi. La “forma” viene determinata dal contenuto, dalla “ispirazione”, ed essa a sua volta è determinata dalla “forma”, in un circolo chiuso che si autoalimenta, tra significante e significato, che, a veder bene, è l’essenza stessa della Poesia.
Grazie, come sempre, per la lettura. La lettura è ciò che vivifica ogni scrittura.
M.P.

(I republish this story here from my Blog, http://maripiani.blogspot.it , but it’s never just copy & paste: writing is always a changing and evolving process.)