Quegli imperdonabili errori


Quanti, e quali imperdonabili errori
ho commesso — nella mia esistenza.
Errare, ha il senso del vagare,
svagare, allontanarsi dal centro:

E quanto ho vagato, a Dio piacendo
in questi anni, senza contrizione,
in questi anni privi d’un inizio
e di una fine — e di silenzio.

Quante vie ho percorso, e sentieri
che rampicavano frane di sale
calcinate dal sole alternantesi
al gelo delle notti in alta quota.

Ogni sentiero scava ferite
nel fianco esposto della montagna
e graffi alle mani e alle ginocchia
di chi come me cerca una via.

Quante illusioni, e quante occasioni
abbiamo perduto, lungo la via,
quasi quante le amate persone
che in questo tempo ci hanno lasciato.

Quali assenze, e quante lontananze,
quante morti, e quali tradimenti
hanno inciso i loro nomi nella pietra
per gravarci per sempre sul cuore.

* * *

La pietra è nera, come un basalto,
il cielo è ceruleo e dorato, come
un mosaico, il mio cuore è purpureo,
rovente, come un tizzone ardente.

Marianna Piani
Milano, 14 Settembre 2014


Scrivere per me ha sovente valore di confessione, di ricerca insistente e ostinata di salvezza.
Nulla di religioso in questo, tanto meno di confessionale nel senso del rispetto di una Fede trascendente. Semplicemente la ricerca di una ragione alla mia vita, così dispersa e dissipata da sfuggire tra le dita della mia stessa comprensione, come una nebbia, impalpabile, inafferrabile. Per non smarrire la mia ragione in un magma indistinto, informe, votato solo alla fine.
Quartine semplici, giocate attorno a un metro quasi regolare di endecasillabi, una chiave di semplicità cercata anch’essa, in parallelo al testo, come ragione di salvezza.

(I republish here from my Blog, but it’s never just copy & paste: writing is always a changing and evolving process. If you wish to know more about me as a woman and writer, I’ll be glad if you visit it.)