Suonatore errante


La solitudine contemporanea
viaggia e alloggia nelle costipate
carrozze della metropolitana.

Visi di donne, uomini, ragazze
affrante sulle panche, imbambolate,
destini provvisoriamente uniti

in un mare d’estraneità dal corso
della realtà, forzosamente, come
un discorso frantumato, interrotto.

Nulla è meno armonico del suono
dei treni dissipati quasi con rabbia
nella canna di fucile sotterranea.

Per questo, ogni parola è vana,
ogni pensiero è perso dentro l’altro,
ogni sguardo è riflesso contro una lastra.

Lo scuotimento inerte sugli scambi
desta all’improvviso molti sopori
e ne promuove altri, e altri scioglie

dietro i sogni e le chimere degli stanchi
viaggiatori, sopraffatti dai rumori
e da solitudini avvolgenti.

Forse per questo giunge strano,
dalla profondità smisurata
del fondo del convoglio, questo suono

di una nuda melodia,
tanto triste da parere avulsa
da ogni sentire terreno e umano.

Tanto desolata da insinuarsi
tra quei corpi astanti — affioranti
dal metallo del pavimento — accordi

vaghi e divaganti per le menti
inconsapevolmente già in ascolto
da un lacerto inconfessabile di Storia.

Da quella Storia, che in ognuno giace,
da quei tempi, da quegli eventi, emerge
quale un dio selvaggio — senza nome -

il suonatore dall’alito di vino
dal volto bronzeo, incolto
e l’olezzo di miseria nelle mani.

Aleggia sostenuto dal fraseggio
di un’orchestra immaginaria, dal coro
degli angeli suoi fratelli, finché

s’abbatte sull’accordo, affranto,
e mentre il treno torna al sottosuolo
impetra una moneta di compianto.

Marianna Piani
Milano, 8 maggio 2015


Un quadretto, apparentemente, veristico, o neorealistico, colto durante un viaggio in metropolitana, a Milano.
La condizione del “suonatore errante” evoca insieme miseria e libertà. E in effetti il prezzo della libertà più autentica è in qualche modo la povertà materiale, il distacco da ogni coondiderazione mercantile, di interesse. Per questo forse l’attività del Poeta (quando autentica) è una espressione di totale libertà. Nessuno al mondo, oggi, nemmeno un Premio Nobel, può esercitare la “professione poetica” pensando di poter “sbarcare il lunario” con quello. La poesia è in tutti i casi una attività dello Spirito puramente e totalmente gratuita.
E per ciò solo, gratificante.
Grazie per la vostra lettura. Che è l’unico autentico, impagabile compenso per una scrittura, appunto, in completa libertà.
M.P.

(I republish here from my Blog, but it’s never just copy & paste: writing is always a changing and evolving process. If you wish to know more about me as a woman and amateur writer, I’ll be glad if you visit it.)