Ultima pioggia d’Aprile


La città s’è spenta strada per strada
sciogliendosi nella malinconia
di questo brusio d’acqua e di folla,
di questo sciabordio di vetture
che scivolano torpide nelle vie
allagate in agitate fiumane.

La luce s’è fatta gravido piombo,
le lamiere dei tetti, e gli asfalti
delle strade sono lucide pelli
di rospi, o lunghe serpi,
i passanti, che si fanno più radi,
scivolano in fretta lungo i muri

come se li gravasse una colpa.
Io non dormo, aggrappata al guanciale,
vi sprofondo l’orecchio, ascolto
semi affogata nel lino la voce
salmodiante dell’acqua che percuote
venando i vetri delle finestre

d’un pianto che non si placa, né placa.
Potrei uscire, invece, gettarmi
nella via, così come sono, indosso
una vestina bianca, e un paio
di scarpine leggere, bianche anch’esse,
i piedi affondati nella corrente

che turbina inquieta verso la piazza,
fradicie d’acqua e sgomento le gambe,
il petto ansante sotto la camicia
incollata alla pelle, le braccia
strette al seno, gelate, e sulle spalle
i capelli lustri, inondati, spioventi:

potrei uscire e inveire da pazza
alle lastre serrate dei palazzi,
ai fari giallastri degli autotreni
e a quelli violetti dei lampioni
di strada, alle serrande sbarrate,
alla gente che sfugge indifferente -

gridare tutto il mio inascoltato

solitario furore!

Marianna Piani
Milano, 2 Maggio 2015


Questa composizione avrebbe dovuto concludersi con l’ultimo verso “solitario furore” allineato a destra con il verso immediatamente precedente.
Si tratta di un genere di espediente grafico che io non uso di frequente nella mia scrittura, tuttavia in alcuni casi, come questo, ne sento la necessità, qui ad esempio per creare una sospensione, un respiro, una tensione prima dell’esclamazione conclusiva.
Non sono riuscita a trovare un trucco per aggirare i vincoli di formattazione di MEDIUM — piuttosto rigidi — per cui ho “rimediato” con un a capo, che però non ha assolutamente lo stesso valore. In poesia tutto, anche la pura forma tipografica, ha un suo significato, e questo piccolo incidente dimostra forse un poco come MEDIUM — pur lodevole nell’intenzione di “bloccare” sul nascere certi eccessi di formattazione da parte degli utenti che renderebbero i testi pesanti, o volgari, alla lettura — sia stato concepito assai più per testi in prosa che in poesia.
Tuttavia ho pensato che questa mancanza non fosse tale da impedire la pubblicazione del testo, narrativo/descrittivo e “quindi” in sestine, che lascio volentieri alla vostra lettura e libera interpretazione.
Grazie, come sempre, per la vostra preziosa presenza.
M.P.

(I republish here from my Blog, but it’s never just copy & paste: writing is always a changing and evolving process. If you wish to know more about me as a woman and amateur writer, I’ll be glad if you visit it.)