Segni rossi, segni blu — capitolo 4
Una volta raggiunto da Soichiro e Masao, Yoichi si rivolse al primo: “Mi dispiace disturbarla ancora, ma è importante aggiornarla, visto che la scia di omicidi pare continuare. Sono state trovate altre due persone morte questa notte, una coppia.” — la voce del samurai era limpida, ma dalle pause a labbra strette sembrava che la preoccupazione fosse anche, in qualche modo, personale.
Soichiro, ancora intontito dal sonno azzardò — “Per caso una di queste persone si chiamava Yasu?”.
Yoichi trasalì alle parole dell’ Onmyoji, il suo sguardo ora era un misto di sorpresa e spavento -
“S-si” confermò dopo un istante di sbigottimento, quindi cercò di darsi un contegno: “ Le vostre capacità divinatorie sono incredibili Soichiro-sama!” — la voce carica di ammirazione, ma anche di inquietudine.
“Si rilassi Yoichi-sama, le mie abilità divinatorie non sono così specifiche nè così precise. Ho scoperto qualcosa di interessante al complesso delle grotte, la aggiornerò mentre ci avviamo al luogo del ritrovamento.”
Yoichi annuì, Soichiro prese le sue cose ed attraversarono il villaggio dirigendosi a passo veloce verso una delle case nei campi a sud.
Mentre camminavano attraverso il villaggio, Soichiro aggiornò il samurai sulle sue ultime scoperte.
“Sapevo che Hiroaki ed i suoi amici da ragazzi passavano molto tempo alle grotte. Quei simboli potrebbero essere i nomi che si davano da ragazzi. Uno era Ryota, il marito di Yasu, l’altra vittima. Ho sentito dire da alcuni al villaggio che si persero di vista dopo un tragico avvenimento, tanto tempo fa.” — aggiunse Yoichi.
Soichiro non rispose, si limitò ad un cenno del capo: c’era qualcosa che continuava a sfuggirgli.
Uscirono dal villaggio, ed ormai lontani dalle luci delle fiaccole cittadine, si avviarono nell’oscurità avvolti dalla bolla di luce della lanterna.
Quando arrivarono all’edificio, le luci delle altre case di coltivatori di riso iniziavano ad accendersi, e le famiglie sciamavano verso le risaie mano a mano che il Crepuscolo si faceva strada schiarendo pian piano l’oscurità intorno: non avrebbero sprecato nemmeno un istante della poca luce a disposizione.
La casa a cui l’Onmyoji fu condotto era ubicata quasi a ridosso del campo di riso di cui i due coniugi si occupavano, ed era una casa semplice come le altre, una guardia cittadina si trovava all’ùscio.
Unica differenza: la porta in legno era aperta, forzata vistosamente.
All’interno i corpi dei coniugi erano a terra, rivolti verso l’alto, sul viso la stessa espressione di orrore del sacerdote al tempio. A parte loro, tutto il resto nella casa era in ordine.
Soichiro si avvicinò al tavolo, apparecchiato con cura nella sua semplicità: due ciotole colme di riso ormai freddo e poco altro per la cena “Sembrava che stessero per iniziare a mangiare, tutto nella norma a parte la porta. Siete stati voi a sfondarla?” — chiese.
“Si. Erano chiusi dentro. Tutte le case fuori dal villaggio lo sono, di norma; c’è sempre il pericolo di banditi, animali o cose più pericolose.”- spiegò Yoichi, osservando l’Onmyoji girare per la stanza -” I miei uomini sono venuti a controllare come stessero, dopo le sue congetture di ieri.” -
“E’ evidente che siano morti come l’anziano sacerdote. In questo caso, nulla sarebbe potuto uscire o entrare dalla casa, e qualsiasi cosa sia successa non ha dato modo a nessuno dei due coniugi di reagire… Questo mi fa venire in mente alcune possibilità ” — disse Soichiro meditamondo, camminando lentamente nella stanza — “Ma non ne sò ancora abbastanza. Ci sono molte creature che potrebbero agire in questo modo. Devo capire di più, prima di poter formulare una teoria valida.”-
Yoichi annuì “Per ora ci occupiamo di questo posto. Ma se possiamo aiutare in qualche altro modo, mi faccia sapere, Soichiro-Sama.”
“Bene. Io tornerò al villaggio e chiederò agli anziani se qualcuno conosce in dettaglio il tragico avvenimento cui ha fatto riferimento prima. Non abbiamo altre piste utili da seguire.” — concluse Soichiro, dando un’ultima occhiata ai corpi.
“Se non dovesse accadere nulla di importante prima” — aggiunse l’Onmyoji avviandosi verso fuori -”All’arrivo del crepuscolo venga alla locanda per un aggiornamento.” — s’inchinò per salutare Yoichi e si avviò verso il villaggio.
L’ultimo grigiore del Crepuscolo si era ormai affievolito del tutto, lasciando spazio al ritorno della notte, mentre Soichiro tornava al suo alloggio presso la locanda.
Era stato fino a quel momento per le strade del villaggio a cercare qualche anziano disposto a raccontare degli avvenimenti passati.
Esausto, chiuse dietro di sé la porta della locanda.
Masao non sembrava essere nei paraggi, ma Soichiro trovò ad attenderlo del riso e del tè sul tavolo della sala dove si era seduto a fare cena la sera precedente.
Si concesse qualche minuto per cibarsi e ripensare ai tasselli raccolti nelle ultime due giornate, accompagnato da un odore leggero ed acre che aleggiava per tutto il piano inferiore della struttura.
Ci fece poco caso, probabilmente il locandiere aveva acceso dell’incenso durante il crepuscolo.
Finito il pasto, salì verso il secondo piano, e si accorse che ad ogni scala percorsa, l’odore si faceva leggermente più forte.
Entrò nel suo alloggio e si voltò per chiudere la porta, quando sentì una voce innaturale e spettrale provenire da dietro di lui:
“SAI PERCHÈ SONO QUI?” — tuonò, come se arrivasse da ogni parte della stanza.

Soichiro si voltò di scatto per guardare all’interno: sulla parete opposta, due fiamme color porpora fluttuavano come a formare un paio d’occhi immobili a fissarlo, in attesa.
`Ora mi è tutto chiaro.` pensò l’Onmyoji, mentre in volto iniziava a formarsi un sorriso.
“Tu lo sai? Perché non contrattiamo?”
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Soggetto: Diego Magrini
Illustrazioni: Ruben “Reu” Pascul
Editor testi: Enrica Baleani

