I dilemmi di design sono dilemmi di business

Siamo appena tornati dopo aver partecipato alla IXDA15 Conference a San Francisco. Tre giorni di discussioni, confronti e riflessioni sull’Interaction Design. Che cosa portiamo a casa con noi? Come sta cambiando l’Interaction Design?

È molto difficile trasmettere l’insieme di emozione, passione ed entusiasmo che ci hanno trasmesso i molti relatori che hanno preso il palco al Yerba Buena Center for the Arts; ma possiamo sempre raccontare alcuni dei trend e degli argomenti principali.

Molti contributi avevano a che fare con la deontologia della professione: l’etica e la responsabilità del lavoro del designer, cosa che implica una riflessione sull’impatto del design nel mondo e le idee di cambiamento e scopo. E, ovviamente, sul confine problematico che separa il mercato dall’etica.

Fin qui niente di nuovo. Ma abbiamo percepito distintamente un passo in avanti dell’Interaction Design verso una fase ulteriore, e più matura, consapevole: il dibattito si è così spostato sull’influenza che l’IxD ha nei confronti di altri gruppi, come il business e la politica per citarne due tra molti.

Questo punto è stato brillantemente — e ti pareva! — sollevato da Tim Brown: il design è un vettore di cambiamento e, nel corso del tempo, ha spostato la sua azione dai singoli prodotti a complesse questioni sistemiche. Per sua stessa natura, il design è a suo agio con la complessità e l’incertezza proprio perchè dispone dei mezzi necessari per comprendere queste dimensioni e per gestire gli effetti emergenti. In altre parole: il design ha la facoltà di produrre senso in un scenario in continuo cambiamento.

Il trend emergente è chiaro: il design è coinvolto in misura crescente nella definizione delle strategie di business e può aiutare il business stesso a produrre innovazione continua e gestire il cambiamento in contesti in evoluzione. Alcune imprese hanno correttamente interpretato questa tendenza e stanno incorporando il competenze di design al loro interno.

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Quindi? Gli studi di design sono morti? Sono condannati a essere fagocitati da altre imprese? Stanno perdendo la loro ‘purezza’? Queste erano questioni largamente dibattute anche prima dell’avvio della conferenza. Noi pensiamo che il design possa offrire una prospettiva unica e peculiare al mercato. E si, la pratica del design sta cambiando il proprio obiettivo: gli studi devono accogliere il cambiamento allo stesso modo del mondo circostante.

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E, in questo scenario, le design agencies hanno molteplici ruoli: quello di diffondere nelle aziende con cui hanno a che fare un metodo e uno stile di pensiero, supportare quindi queste attività e infine assumere in maniera energica il suolo di partner strategico nel processo di gestione dell’innovazione del cambiamento.

Ci saranno sempre più vaste aree di sovrapposizione tra il design e il business — e partecipare a conferenze come l’IXDA può aiutare il business a vedere questa opportunità — perchè entrambe le discipline insistono sull’esperienza vissuta dalle persone, i loro comportamenti, le loro emozioni e le loro scelte.

Ed è per questo che il confine tra business e design sta svanendo.

(Un ringraziamento a Chris Noessel per i suoi bellissimi sketch!)