Verso il futuro
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Verso il futuro

Progettare per una città a prova di futuro

La smart city è un punto di arrivo, come arrivarci e comprendere in quali dimensioni la città debba essere smart è invece un problema di design.

Photo by Pawel Nolbert

Si è parlato tanto di che cosa si intenda per smart city, a volte lasciando correre la fantasia anche oltre il ragionevole e tratteggiando scenari più simili a un film di fantascienza che a una vera realtà.

Smart city definisce, più semplicemente, una città che usa la tecnologia per migliorare e potenziare le sue funzioni. Il termine non dice nulla sul valore del risultato, che invece è problema progettuale e che ha molto a che fare con l’idea di futuro e con la qualità della vita che vorremmo esperire nell’ambiente urbano.

La progettazione è un processo orientato dai valori, un percorso in vista di un risultato che ci immaginiamo come desiderabile. Ci sono intere branche della disciplina che se ne occupano in modo specifico: il Transition Design e lo Strategic Foresight, per esempio, affrontano le sfide e le opportunità del futuro attraverso la costruzione di scenari e, immaginando i futuri possibili, definiscono e progettano la transizione verso quello giudicato come il migliore.

Oltre il concetto di Smart: verso una città intelligente e soft

Le persone sono la risorsa più importante di una città; la soddisfazione dei bisogni dei cittadini e la qualità delle loro relazioni nel tessuto urbano sono aspetti fondamentali della vivibilità di un territorio. Attraverso le loro attività le persone producono valore sociale ed economico: quante più persone amano vivere, visitare e lavorare in una città, quanto più valore verrà prodotto sul territorio.

Più che di smart city, dovremmo parlare quindi di smart citizens in smart city: le tecnologie, le infrastrutture, i servizi e gli edifici delle smart city dovranno permettere ai cittadini esperienze potenziate e in grado di loro godere tutte le possibilità offerte da questa nuova dimensione urbana.

Concept Art: Francesco Lorenzetti — frank_lorenzetti.artstation.com

Il futuro che abbiamo scelto è quello della città soft: una città accogliente e facile, che si adatta ai mutevoli bisogni dei suoi abitanti, alimentando le loro relazioni, moltiplicando le opportunità, traendo vantaggio dalla densità di persone ed edifici e offrendo così le condizioni per una vita più felice.

La città del futuro è una città sensibile, in questo senso potenziata dalla tecnologia, capace di sentire e comprendere tutti i comportamenti che si verificano al suo interno, le interazioni tra le persone e tra queste e gli ambienti, e che si trasforma e reagisce di conseguenza. Modificandosi, adattandosi, trasformandosi.

Intelligenza artificiale, sensori, veicoli a guida autonoma, servizi digitali, smart grid… sono certamente componenti di questa nuova concezione di città, ma la loro semplice sommatoria, o la presenza contemporanea di tutti questi elementi, non è sufficiente. Occorre guardare la questione da una prospettiva diversa: non come progettare le singole tessere del mosaico, ma come fare in modo che il valore della loro composizione sia maggiore di quello delle singole parti.

Negli scorsi mesi, abbiamo provato ad approfondire questa intuizione e ad applicarla, insieme a BAK Economics, alla città che ci è più vicina: Lugano. Abbiamo immaginato un futuro desiderabile per Lugano e il suo contesto, concentrandoci sulle infrastrutture di mobilità e sviluppando uno scenario che descriva come potrà essere la città del futuro insieme a una lista delle caratteristiche che la definiscono.

City OS: progettare il sistema operativo di una città a prova di futuro.

La città è definita dai sistemi di relazioni e di interconnessioni tra i cittadini e i luoghi: in questo senso non è possibile progettare la città tout court. Bisogna trovare invece un modo per abbracciare i cittadini e la loro vita, le tecnologie che di volta in volta saranno disponibili e gli eventi, anche totalmente inattesi, in un unico orizzonte di senso.

I processi di digitalizzazione ed elettrificazione della città devono essere percepiti come una trasformazione continua: si devono definire ambienti, contesti e strumenti aperti nei quali possano essere sviluppati servizi ed applicazioni in settori diversi e interagenti.

In altre parole, bisogna progettare il modo in cui la città funziona, si rinnova, perdura. Occorre progettare il sistema operativo della città proprio a partire dall’idea di cambiamento strutturale. Una piattaforma di strumenti per lo sviluppo di servizi di rete concepita come uno strumento abilitante per un universo di applicazioni, funzioni, servizi interconnessi, molti dei quali non sono nemmeno prevedibili nel momento attuale.

Tutte queste riflessioni si sono concentrate in un evento che abbiamo organizzato il 27 maggio scorso nell’ambito della Milano Digital Week.

Ne abbiamo parlato con:

  • Michele De Lucchi — Founder, AMDL CIRCLE
  • Luca Mascaro — CEO e Head of Design, Sketchin
  • Davide Angeli — Design Coordinator, AMDL CIRCLE
  • Daniela Gerosa — Architetto, ex Assessore alla Mobilità, Comune di Como
  • Massimiliano Magrini — Co-founder & Managing Partner, United Ventures

Ecco la registrazione integrale dell‘evento

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