Verso il futuro
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Verso il futuro

UX Engineering o l’ingegnerizzazione del design

Custodire il valore del progetto end-to-end: il ruolo dell’UX Engineer in Sketchin tra design, tecnologia e delivery.

Il team di UXE è stato coinvolto in tutti i workshop per portare una prospettiva tecnologica e per suggerire tempestivamente soluzioni tecniche durante il progetto realizzato con AMDL Circle

Dobbiamo essere onesti: amiamo il design e i progetti belli, intelligenti e raffinati, ma alla fine, la realtà rimane altrove, nell’esperienza delle persone: queste vogliono vivere esperienze al di là delle loro aspettative e non importa quanto bene sia stato concepito un progetto. Una cattiva implementazione di un progetto brillante delude le persone e danneggia il marchio che lo offre.

In altre parole, la qualità di un prodotto o di un servizio deve essere curata dall’inizio alla fine, anche in fase di implementazione e nelle sue evoluzioni. Ogni passo conta per dare forma all’esperienza vissuta dagli utenti.

Nella nostra esperienza, i problemi più grandi sorgono nella terra di nessuno tra progettazione e realizzazione, quando un progetto si traduce in un prodotto reale e l’esperienza immaginata si concretizza. In questa fase cruciale, qualcosa di solito si perde o viene fraintesa proprio come nel telefono senza fili a cui giocavamo quando eravamo bambini.

“Quando i progettisti ottengono più potere dei loro omologhi sviluppatori, costruiscono prodotti più deboli”.

— John Maeda

E non c’è colpa in questa catena di comunicazione compromessa, è una questione di sensibilità e competenze: designer e sviluppatori hanno solitamente competenze diverse e non pensano allo stesso modo.

Che cos’è l’UX Engineer

Google è stato il primo a creare il ruolo di UX Engineer verso la fine del 2014; l’anno successivo anche Sketchin ha integrato queste competenze nella linea di design. Era chiara la necessità di umanizzare la tecnologia e usarla come fondamenta per la progettazione per l’esperienza.

Secondo Goolge, uno UXE è un consulente tecnologico e un prototipatore con competenze di user experience design. Il suo obiettivo è allargare le competenze del team per dare forma a una migliore esperienza utente e sostenere i team di sviluppo perché possano implementare il progetto così come stato ideato.

In realtà, uno UXE è più di un ponte, dovrebbe fondere i due mondi senza soluzione di continuità: progettare l’esperienza e, allo stesso tempo, fare scelte di micro progettazione durante l’intero processo di design e di coding per garantire la qualità complessiva della fornitura.

Non è solo un designer o solo uno sviluppatore, ma capisce profondamente entrambi e li fa comunicare in modo efficiente.

Infine, uno UXE è anche un tecnologo: comprende le opportunità e i vincoli che la tecnologia introduce.

Design e tecnologia sono interdipendenti

È una verità universalmente riconosciuta che design e tecnologia sono fortemente intrecciati: il primo sfrutta la seconda disciplina per creare prodotti utili, piacevoli e desiderabili.

Questa affermazione implica inoltre che un designer dovrebbe essere in grado di comprendere le opportunità tecnologiche e di capire come sfruttarle al meglio nel plasmare esperienze di valore.

L’esperienza però ci insegna che la risoluzione di problemi complessi è più semplice se si questi vengono approcciati con una pluralità di competenze. Se diamo per assodato che i nostri team sono composti da T shaped designer, ecco allora che il know how tecnologico prende la stessa valenza di discipline più note come l’interaction design, il visual, il copywriting.

L’esperienza di una persona che fruisce di un servizio, sia attraverso un touchpoint su schermo sia all’interno di un contesto analogico ed umano, verosimilmente ricorre a qualche abilitatore digitale. Un dato salvato e richiamato al momento giusto, una transazione rapida e trasparente, un computo di un algoritmo: sono tutti elementi che ricadono sotto il cappello tecnologico e che hanno profondi impatti sui processi e sulla qualità percepita dell’esperienza.

Curare l’aspetto ingegneristico di un progetto significa anche, e sappiamo quanto sia importante, portare concretezza, fattibilità e rispetto dei budget.

Gli strumenti dell’UXE

Consci del fatto che le tecnologie con maggior impatto sull’esperienza utente sono quelle più disruptive, abbiamo deciso di focalizzare il nostro know-how su alcuni ambiti precisi così da garantire il maggior valore aggiunto nella nostra progettazione. Non possiamo conoscere tutto, ma possiamo conoscere bene alcune cose.

Lo strumento più importante in mano ad un progettista/ingegnere resta la comprensione. Comprendere i dettagli implementativi di un framework nuovo, comprendere i limiti e le possibilità di una determinata architettura, comprendere le principali funzioni di un SDK e come queste abilitano delle esperienze migliori.

La stragrande maggioranza dei progetti che sfociano in implementazione hanno in comune il fatto che il touchpoint è digitale, spesso uno schermo.

Da qui la scelta di investire sul know how di framework per il web e di applicazioni per smartphone. Allo stesso modo, riteniamo fondamentale continuare a sperimentare e toccare con mano le ancora giovani ma già consolidate interfacce vocali e realtà aumentate, per esempio.

Uno UXE, inoltre, padroneggia almeno un paio di linguaggi di programmazione, e con essi può apprendere i fondamentali degli altri.

È vero che per realizzare qualcosa bisogna conoscere bene gli strumenti che la concretizzano, ma è altrettanto vero che gran parte delle tecnologie consumer gravitano attorno a linguaggi simili, schemi affini, basi condivise. Per questo, uno UXE è in grado di fare empowerment di un team di design traducendo per esempio una documentazione tecnica in possibilità progettuali.

Dove siede l’UXE all’interno del processo di design e sviluppo?

Come già detto, la pratica di engineering si colloca a metà strada tra design e sviluppo. Ma andiamo oltre.

Le competenze di analisi e automazione sono preziose anche all’interno di Operations. Quando i team di design crescono di numero e cresce la complessità dei progetti, cresce immancabilmente l’overhead sulla produzione. Per preservare la concentrazione necessaria per continuare ad erogare valore, i team devono delegare le operations a un’altra unità, ovvero chi si occupa di Design Operations.

All’interno del panorama delle DesOps dunque uno UXE può contribuire identificando, con mente analitica, ottimizzazioni nei processi e possibili automatizzazioni. Pensiamo per esempio al versionamento degli artefatti di design, identificazione e setup degli strumenti più idonei per la progettazione e per l’handover verso lo sviluppo, razionalizzare i flussi di decision making, creazione del Design System. Per intenderci, tutte la parte più ingegneristica e razionale delle Operations.

D’altro canto, la pratica di UX Engineering deve potersi interfacciare con chi governa gli sprint di sviluppo. Spesso si vedono sviluppatori in attesa del design oppure lamentarsi che mancano alcuni asset o che non è chiaro quanto progettato. Ingegnerizzare i processi (DesOps) e supportare il design nella delivery è anch’esso compito di uno UXE. Di fatto colma quel divario naturale dei passaggi di consegna.

Un team di UX Engineering deve pertanto lavorare quanto più possibile a flusso continuo (kanban per esempio) proprio per potersi interfacciare con sprint e planning di diversa natura, talvolta asincroni. Nella pianificazione è richiesta fluidità e resilienza, oltre ad una spiccata comunicazione e capacità di trattare le priorità dei vari progetti.

Compiti e doveri

Lo UX Engineer è quindi una figura chiave nell’intero processo di progettazione, dalla strategia alla produzione. Vediamo più nel dettaglio le aree di intervento.

Ingegnerizzazione del design

Una progettazione iterativa e incrementale basata su artefatti imperfetti ed impermanenti (pur restando estremamente efficace per raggiungere gli scopi di progetto) richiede spesso un intervento integrativo prima di andare in produzione. Ingegnerizzare il design significa proprio questo, ovvero fare quell’azione di bonifica, astrazione e razionalizzazione per estrarre i componenti base, le fondamenta, i componenti di UI e le regole di interazione. Queste attività spesso si concretizzano in un Design System (o Library).

Di fatto si crea coerenza e consistenza, ovvero si limita il back and forth con gli sviluppatori e si riducono le discrepanze nel design.

Design empowerment

E se uno UXE fosse parte del team anche durante la fase di design strategy, ricerca o di evoluzione del prodotto/servizio? Porterebbe il punto di vista di chi realizza, aiuterebbe a capire se alcuni pain siano imputabili a frizioni tecnologiche o alla cattiva progettazione, a spingere la strategia di design verso strade fattibili e compatibili con i budget di implementazione. Questo tipo di sana contaminazione rappresenta un valore aggiunto sia per il cliente che per gli utenti. Si limitano le possibilità che il progetto finisca nel cassetto delle cose bellissime, ma irrealizzabili che c’è nella scrivania di ogni committente.UXE lavora dunque sullo stesso piano di un interaction o di un service designer portando le sue verticalità al servizio del progetto.

Per DeA Scuola abbiamo curato l’intero Design System

Design OPS

Come già discusso nei paragrafi precedenti, le Design Ops mirano a creare i corretti flussi di lavoro e metodo per potenziare la fase di progettazione e sviluppo. L’approccio DesOp mette a disposizione gli strumenti, i sistemi e le pratiche più idonee per consentire la realizzazione di un progetto in scala. Di fatto rafforza le fondamenta della pratica di progettazione.

Considerando poi che l’automatizzazione sta già permeando anche il design di progetti, metodi e strumenti, in questo scenario il ruolo dello UX Engineer così come l’abbiamo descritto finora e concepito in Sketchin è fondamentale.

In pratica: l’UXE entra nei team di sviluppo scrum in modo permanente facendo da ponte con il design e supportando gli sviluppatori.

Attività collaborative che hanno aiutato Cerved a realizzare la sua trasformazione in un’azienda incentrata sui servizi

Proof of concept

Dall’idea al risultato può succedere di tutto.Meglio individuare in anticipo un’idea terribile prima che si trasformi in una realtà altrettanto spaventosa.

Le competenze di sviluppo si traducono in rappresentazioni concrete di un idea, di un concetto. Simile alla prototipazione, la creazione di un POC esemplifica la fattibilità di una soluzione. Sono delle piccole demo per rispondere alla domanda “si può fare?”.

In pratica, si tratta di costruire l’artefatto front-end reale pronto per la produzione dove però le fonti dati e i servizi non sono ancora integrati e si basano sulle convenzioni e su dei tracciamenti dati di esempio proprio per poter semplificare il processo di integrazione.

A titolo di esempio, un POC può prendere la forma di un chatbot, una sandbox dove testare un algoritmo, una raccolta strutturata di dati, un’app che esemplifica logiche di geolocalizzazione, un link tra sorgente di dati e loro visualizzazione, il set di notifiche dietro ad una transazione, un autenticazione biometrica…

Il prototipo che abbiamo ralizzato per un progetto di envisioning affidatoci da una compagnia in ambito insurtech (non possiamo fare nomi, siamo sicuri che comprenderete il motivo 😉)

Mocking up

Quando la qualità dell’esperienza è intrinseca nella realizzazione del touchpoint, ci si può spingere fino alla realizzazione (talvolta fittizia nei dati e scollegata da qualsiasi layer di servizi o backend) vera e propria per esemplificare la qualità implementativa che ci si aspetta.Realizzando una parte di frontend per esempio, lo UXE imposta il benchmark qualitativo dell’interazione e delle performance del prodotto finito.

Assieme agli sviluppatori poi, ci si confronta per trasferire questo valore su tutto il resto del prodotto o del servizio.

Il prototipo per i Lean experiement che abbiamo condotto per la progettazione dei servizi SO-HO di Repower

In questa nuova ottica di continuità ibrida, dove il concetto di omnicanalità si radicalizza e dove le persone si aspettano di fruire prodotti e servizi senza soluzione di continuità tra contesti fisici, digitali, virtuali e cibernetici, la figura dell’UXE assume una rilevanza ulteriore. Non certo il ruolo in sé, ma per la sua capacità di custodire la coerenza, il valore e l’integrità dell’esperienza vissuta dalle persone,

Possiamo facilmente immaginare un futuro in cui possiamo progettare interfacce utente prototipiche semplicemente parlando con Siri, Google Assistant o Slack embedded bot” Andrew Shanley — Creative Director @R/GA

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Pensieri, intuizioni e visioni su esperienza, tecnologia e design by @sketchin

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