Lo Slam e le sue tribù — Seconda puntata: Caspar (Campania)

Ci siamo, dopo tanti giorni di attesa (e so che non stavate nella pelle) siamo finalmente arrivati alla seconda puntata della nostra rubrica dedicata alla Slam Poetry, arte dalla tensione popolare che si distingue per la vivacità e varietà di intenti e poetiche nonché per la capacità di coinvolgere giovani e vecchi, genitori e figli… Che sia questo il futuro del confronto generazionale, giocato non più in termini oppositivi ma collaborativi?

In attesa di una risposta che non arriverà prima di un paio di decenni, noi continuiamo a farci e a fare domande sulla Slam Poetry, interrogando i suoi attori, cercando di capire in cosa risieda la sua fortuna, quali siano le motivazioni che spingono aspiranti poeti in erba a darsi in pasto al pubblico (chiassoso e ipercritico, garantito!) e soprattutto a come possa il pubblico essere così numeroso.

Ma l’italiano medio non usciva solo per la partita? E come la mettiamo con la componente femminile, forse che le donne preferiscono assistere ad un Poetry Slam invece di stare a casa a guardare Temptation Island?

Chissà, forse siamo migliori di quello che credevamo, fatto sta che ormai la Slam Poetry è un dato dal Nord al Sud, si impone sulla scena culturale nazionale e guadagna pure qualche articolo sul giornale… Beh, che dire, pare che la terra dei cachi abbia ancora tante sorprese in serbo per noi (per fortuna)!

Ma bando alle ciance, passiamo finalmente al collettivo poetico di oggi, spostandoci dai piemontesi Atti impuri della scorsa puntata alla Campania di Caspar.

La nascita del collettivo Caspar (acronimo di CAmpania Slam Poetry Associazione Regionale) è frutto di una serie di esperienze sviluppatesi dal 2013 al 2017 (anno in cui si forma ufficialmente il collettivo)prima a Benevento, poi ad Avellino, Caserta, Napoli e Salerno.

I protagonisti di questa “tribù” sono Francesca Mazzoni, che ha dato vita nel 2013 al contest di Slam “Sputa il rospo!” (un nome una garanzia), Andrea Maio, performer vincitore del suddetto contest e Vittorio Zollo, anch’egli vincitore del contest nella sua edizione 2015 (da quell’anno legato alla LIPS (Lega Italiana Poetry Slam). Partendo dal nucleo centrale di Benevento, dove troviamo inoltre collaboratori come Eugenia Giancaspro, col tempo si sono sviluppati nuovi distaccamenti di Caspar, ad Avellino e Caserta (con Maria Pia Dell’Omo, Stella Iasiello, Nello Luciano e Francesca Saladino),a Napoli (con Daniela Allocca e Massimiliano Mazzei), a Salerno (con Claudio Lamberti). Caspar ha come obiettivo quello di trovare e creare nuovi spazi e forme espressive, facendo sistema e diffondendo quanto più possibile la poesia Slam nelle sue varie manifestazioni. Ha inoltre un forte radicamento nelle realtà locali campane, che si esprime in un costante impegno sociale.

Abbiamo fatto qualche domanda ai ragazzi di Caspar, sentite cosa hanno risposto!

Cos’è per voi la poesia di strada?

Caspar: Semplicemente LA poesia. Orale, scritta, performata, audio, video. Che è di tutti e si può — e si deve — portare in ogni luogo.

Com’è fare Slam Poetry in Campania? Quali sono le difficoltà che avete incontrato (se ne avete incontrate) in relazione al territorio?

C: È stato relativamente facile: fin dall’inizio, quando abbiamo cominciato a proporci, siamo stati accolti con entusiasmo e curiosità e adesso sono addirittura gli altri a cercarci. Siamo stati anche molto fortunati nell’incontro sinergetico degli elementi del collettivo, poiché, essendo tutti ben distribuiti sul territorio campano, riusciamo a coprire, organizzativamente parlando, tutte le province.

Caspar sembra avere una spiccata vena sociale, credete che questo lo caratterizzi in maniera particolare rispetto ad altre realtà dello stesso tipo?

C: Sì, probabilmente siamo molto riconoscibili anche per le nostre proposte sociali, oltre che per la nostra cifra poetica. Ci teniamo a precisare che, però, questa non è una “mission” che ci siamo imposti, ma che si sviluppa e si intreccia in modo del tutto naturale rispetto ai campi di interesse, studio, lavoro e necessità sociali e civili dei singoli componenti del collettivo.

Quali sono gli obiettivi che si prefigge Caspar a lungo raggio? Insomma, cosa volete fare da grandi?

C: Oltre a portare avanti il campionato regionale LIPS per continuare a dare il nostro contributo poetico a livello nazionale, per il prossimo anno vorremmo lavorare di più sulla “formazione”, organizzando più laboratori e workshop sul territorio. Alcuni di noi, poi, stanno lavorando ai loro singoli spettacoli di poesia performativa. Ma non abbiamo programmato oltre, siamo un organismo troppo variegato e cangiante per poterci fissare in obiettivi troppo a lungo termine.

Ma perché fate i poeti? Perché non andate a sballarvi in discoteca come gli altri?

C: Una cosa non deve necessariamente escludere l’altra… Insomma, crediamo sia sbagliato dare dei poeti un’immagine troppo aurea e avulsa dal contesto reale, soprattutto all’interno del poetry slam. Non che andiamo a sballarci in discoteca… al massimo possiamo andare ad organizzarci un poetry slam!

Nella prossima puntata parleremo con un altro collettivo poetico, se non volete perdervi neanche una puntata iscrivetevi alla nostra newsletter. Basta un minuto e potete farlo da questa pagina. Zero spam, tutto SLAM!