Perché utilizzare il crowdfunding per avviare una startup

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Ci sono molti modi per partire con una startup. Puoi ad esempio ereditare un sacco di soldi da un parente ricco. Oppure puoi essere ricco di famiglia. Oppure fare una fortuna col gratta e vinci. O magari trovare una valigia piena di soldi per strada e utilizzarli in questo modo. O ancora svaligiare una banca o in alternativa chiedere un mutuo (suggerimento: a volte la prima soluzione è di gran lunga più facile da ottenere rispetto alla seconda, ma provoca maggiori conseguenze).

Disgraziatamente, io non ho parenti ricchi (almeno tra quelli che conosco), non sono ricco di famiglia, col gratta e vinci non ho mai vinto molto e le valigie per strada piene di soldi sono sempre più difficili da trovare e solitamente arrivano prima gli artificieri a farle brillare pensando si tratti di pacchi bomba. In banca ho scoperto che devi avere già i soldi per farti dare dei soldi, e sono troppo emotivo per entrare a svaligiarla. Quindi avrei potuto decidere di non avviare una startup. Avrei potuto, ma non l’ho fatto.

Visto che sono abbastanza incosciente di mio, ho deciso di avviarla comunque. Ne sto parlando tanto, ma in caso ancora non la conosceste si chiama SLAM ed è un coworking ed event space dedicato all’editoria e allo spettacolo. Dove li prendo allora questi fondi per partire? I primi ho deciso di raccoglierli tramite crowdfunding. Una delle critiche che vengono spesso mosse al crowdfunding è che si tratti di carità. Sarà un residuo di educazione cattolica che fa muovere questa critica,ma non è così. Ecco alcuni punti per cui ho deciso di avviare un crowdfunding:

1. Chi mi ama mi segue. E mi aiuta, spero.

Negli anni tutti costruiamo una rete di conoscenze, amicizie, gente che più o meno conosciamo, contatti su Facebook o altri social network, contatti da bar, contatti in palestra (per chi ci va) e così via. Tutti conosciamo altre persone, e tramite i famosi 6 gradi di separazione siamo in grado di arrivare a chiunque nel mondo. Detto questo, possiamo fidarci dei nostri contatti? A mio avviso sì, ma solo se riusciamo a dimostrare di meritarci questa fiducia. Non solo seguendo il vecchio principio “Io ti aiuto, tu mi aiuti”, ma in questo caso dimostrando che non ti stanno facendo la carità ma stanno credendo in te, scommettendo su di te, credono tu abbia una buona idea e anche loro possono fare la loro parte per farla crescere. O nascere, come nel mio caso. E qui veniamo al secondo punto:

Serve scoprire la fattibilità di un progetto e la capacità di portarlo nella vita reale, passando anche tramite il rischio di fallire prima ancora di avere iniziato.

2. Questa idea, sarà una buona idea?

Molte volte capita che si spieghi un progetto agli altri e loro rispondano: “Bello, dovresti farlo!”. A volte capita anche che ti dicano “Boh, a me sembra una stronzata”, ma in questo caso si tratta di amici molto veri e molto sinceri. Oppure invidiosi, ma in quel caso basta non prenderli in considerazione. Anzi, magari bastava non chiedergli niente già dall’inizio.
Se ci pensi, anche l’idea di aprire un bar in Costarica è una buona idea, ma in quanti lo farebbero davvero? Serve scoprire la fattibilità di un progetto e la capacità di portarlo nella vita reale, passando anche tramite il rischio di fallire prima ancora di avere iniziato. Passare attraverso il crowdfunding significa assumersi questo rischio, incrociando le dita e dandoci dentro perché tutto funzioni. E qui veniamo al terzo punto:

“Lo sai che con venti milioni si può aprire un bar in Costarica?”

3. Lavorare, lavorare, lavorare. Insomma, il concetto è chiaro.

Una volta lanciata la campagna di crowdfunding, non si torna indietro. Soprattutto se si utilizza la formula “All or nothing”, in cui i fondi vengono erogati soltanto se viene raggiunta un importo predeterminato. E non basta soltanto lanciare la campagna, bisogna supportarla, starci dietro, curarla. Avete presente il lievito madre, che bisogna starci appresso altrimenti si inacidisce e muore? Ecco, una campagna di crowdfunding ha bisogno di essere curata, bisogna sostenerla, rinfrescarla (come si fa col lievito madre), e non è che una volta fatta può andare da sola. E inoltre, avere cura di una campagna di crowdfunding ci porta dritti dritti all’ultimo e più importante punto:

4. Pensare sempre, pensarci continuamente, non avere ripensamenti

Una campagna di crowdfunding per una startup serve anche per promuoverla, per parlarne in giro, per coinvolgere quanta più gente possibile. E chi viene a conoscenza della campagna e sceglie di supportarla sarà un fido alleato che aiuterà a capire meglio in che direzione stiamo andando, in che modo possiamo migliorare, aiuterà a coinvolgere altra gente. Se magari non è interessato direttamente a partecipare potrà parlarne ad altri, far girare la voce, far conoscere nuovi amici che non sapevi di avere e che invece ci tengono ad aiutarti. E ti costringerà a pensare in ogni momento a cosa stai facendo e a come puoi migliorare quello che stai portando avanti. Insomma, un continuo scambio tra chi ha l’idea e chi ha la volontà di supportarla, la classica strategia win/win, come direbbero quelli bravi.

Insomma, alla fine ho optato per il crowdfunding perché voglio con tutte le mie forze aprire questo coworking dedicato all’editoria e allo spettacolo, perché credo che sia una buona idea e vorrei che fosse una buona idea anche per gli altri, perché ho fiducia che gli altri mi possano aiutare, perché credo che sia necessario modificare il paradigma per cui devi avere già i soldi puoi fare l’imprenditore sennò ciccia. Io voglio partire presto, ci stai a darmi una mano?


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