È il “mundillo”
di Mario Bocchio

Andiamo a los toros per continuare a provare sentimenti e passioni che pochissimi altri spettacoli, eventi o riti, riescono a darci.
Perchè se il tipo di emozione è sempre lo stesso, ogni volta cambiano i motivi che la provocano.
Perchè in ogni corrida c’è qualcosa di nuovo da notare e da imparare.
Perchè si spera sempre di essere testimoni di quell’attimo magico in cui matador e toro riescono a fondersi e confondersi inventando una suerte irripetibile.

Perchè si trascorrono due ore totalmente fuori dai nostri schemi quotidiani e in mezzo a persone che non conosci ma che senti fratelli di aficion.
Perchè nell’arena si vede il merito premiato e lo sbaglio punito. Subito, senza compromessi.

Perchè la vita e la morte, la bellezza e la lealtà, il coraggio e la bravura, meritano di essere celebrate, discusse e talvolta applaudite alle cinque della sera.
Alla fine, è e resta una cosa antica, un piacere un pò fuori dal tempo, che nasce forse da una nostra cultura, antica appunto, e personalissima.
Infatti, in Italia, non siamo in tanti, no? Fatte le dovute proporzioni, nemmeno in Spagna o in Francia, a pensarci bene.
È il “mundillo”.

Per non essere troppo banali, ci dobbiamo, secondo me, dimenticare il motivo originario, che in realtà, è banalissimo, perchè è la curiosità. Magari siamo capitati in quel posto (Plasencia, per me) e siamo andati alla corrida.
Poi però ti viene voglia di vedere come è anche in altre città, in altri luoghi, in Spagna, in Francia.
E diventa un piacere leggere, d’inverno, quando le corride non ci sono, e aspettare la primavera per vederne ancora, e cercare di capire… e capire che di capire non si finirà mai!
E allora diventa una libidine cominciare ad organizzare il prossimo viaggio taurino, e girellare con gli amici in una città nuova, che ti piace o non ti piace, ma che è taurina in un modo diverso da tutte le altre, e via via che si avvicina l’ora della corrida, senti sempre che è più vicina, e sei passato dall’arena poche ore prima, per vedere come è, perchè non l’hai mai vista, oppure l’hai già vista parecchie volte, ma ci passi lo stesso.

Ora però che manca mezz’ora all’inizio, vedi che c’è un bel pò di gente, tutti appassionati, ed anche te lo stai diventando, lo senti, sei un pò ingenuo, ancora, ma va bene così.
Sì perchè lo vedi quello con la coppola ed il sigaro, ma c’è anche una bella signora, lì accanto, o i due fidanzati, e lei che grida “olè”, e poi piange una lacrimuccia quando il toro viene ucciso…
Il toro… tutto gli gira intorno, già, e sono momenti indimenticabili quando lo vai a vedere a casa sua, nel campo, e resti a bocca aperta, ma non è questo andare alla corrida, no, si va fuori tema?

Allora, alla corrida, no, qualche ora prima, che sei a pranzo in un magnifico locale taurino, a Triana, o a Zaragoza, e ridi, scherzi, e parli di tutto, e ad un certo punto uno fa “sì, ma che mi dite della corrida di oggi?”, e ne parli, ne discuti, ed a volte balbetti anche anche, e oggi dici “vi rendete conto che siamo venuti qui apposta a vedere i Miura?”…

E se sei fortunato, la tua compagna ha capito questa tua passione, e ti lascia andare, e quando rientri, le riferisci che hai visto una grande corrida, e le dici che nel silenzio magnifico di una faena magnifica una magnifica musica è suonata, ed un toro grande, forte e coraggioso ha ballato insieme al suo torero fino alla fine…
Noi abbiamo bisogno dei tori, per imparare la vita, per conoscere il mondo.
E i tori hanno bisogno di noi e di mille altre persone come noi, per rinnovare il mistero, ancora e sempre, alle cinque della sera.

