Con Morante la gente va all’arena con un atteggiamento di fede cieca
di Mario Bocchio

Morante ha accolto il suo primo toro con un capeo che resterà per sempre inciso nella retina degli aficionados presenti.
Evidentemente posseduto quel giorno dal demone dell’ispirazione, ubriaco di quel duende che solo i gitani conoscono e che nessun altro, davvero, mai potrà spiegare e capire e provare, Morante si è concesso pochi minuti dopo un lusso raro, una di quelle libertà che solo gli artisti veri si possono prendere e che scolpiscono la storia dell’arte.

Quello stesso toro già banderigliato, le trombe ormai già squillate per annunciare il passaggio all’ultimo tercio, la capa in mano a Morante quasi scottava, vibrava, chiamava.
Così il torero, quando tutti si aspettavano che se ne uscisse dalle assi strumenti in una mano e cappello per brindare nell’altra, tiene con sè invece la cappa, entra di nuovo in pista e chiama il toro.
E gli serve due chicuelinas d’antologia seguite da una mezza belmontina”.
L’arena in trance.

Cose da artisti, da zingari, da geniacci.
, sperando ogni volta che sia il giorno buono, il giorno del demone, di un singolo e gigantesco gesto, dell’arte sublime, ma mai come con Morante la gente esce dall’arena vuota, delusa, triste anche.
Certo che a Morante una cosa va riconosciuta: il suo toreo è davvero guidato dalla scintilla, dalla folgorazione, dal sentimento del momento; e quando non è giornata non la tira lunga, due passi e se non c’è lo spirito, l’unione, la musa ispiratrice, allora… spada e adios.

Molto meglio così, c’è da riconoscerlo, che non chi accumula passi su passi, decine e decine di passi inutili, per faenas lunghe, meccaniche, insapori.
Lui e l’ispirazione non si erano dati appuntamento.
Non fosse altro per la straordinaria aneddotica che custodisce e continua ad alimentare, la tauromachia andrebbe ascritta sul serio a patrimonio dell’umanità.
Storie assolutamente vere e tanto incredibili alle quali solo forse gli aficionados sanno che è del tutto logico credere, nemmeno più tanto se ne stupiscono, loro che conoscono la magia unica dell’incontro tra l’uomo e il toro, l’inarrivabile e drammatica verità della corrida, l’ineguagliabile profondità di un’arte indescrivibile e unica.

