Il toro non sbaglia mai

di Mario Bocchio

“La mattina del 16 maggio 1920 a Talavera de la Reina l’aria era mite, il sole ancora obliquo e i giardini del Prado profumavano di gelsomino. Nelle stalle della plaza de toros La Caprichosa, Bailador sembrava il più piccolo fra i tori”.

Il toro non sbaglia mai di Matteo Nucci è il libro che gli aficionados italiani aspettavano da tanti anni, perlomeno da quando Volapié è andato fuori edizione.

E’ il libro che a noi ha fatto compagnia lo scorso inverno, e che abbiamo conosciuto nel suo trasformarsi; è il libro che volevamo leggere, che volevamo vedere sugli scaffali delle librerie e negli schedari delle biblioteche, di cui volevamo scoprire notizie sui giornali, nelle trasmissioni, alla radio. E’ il libro che gli aficionados italiani leggeranno e consumeranno, e poi passeranno ai nipoti, perché chissà, magari un giorno anche loro.

“La mattina del 31 maggio 1931, come spesso capita a Madrid, un’aria fredda scese sulla città dalla Sierra de Guadarrama. Attorno alla plaza della Carretera de Aragón uomini e donne passeggiavano coperti da pesanti cappotti e ignoravano i movimenti attorno all’arena”.

Ne Il toro non sbaglia mai, naturalmente, si parla di tori. Lo si fa seguendo le vicende di questo ragazzo italiano che gira il sud della Spagna, arrivato là trascinato da una passione incontenibile ma che necessita di conoscenze ed esperienze, e che a Cadice incontra un torero sulla via del fallimento. Rafael Lazaga Julia, questo il suo nome, guiderà in questo percorso l’italiano che dunque scoprirà alcuni segreti della corrida, rivivrà la storia dei grandi combattimenti e dei grandi toreri, toccherà con mano le contraddizioni di un mondo sospeso tra tradizione e business, affronterà da vicino l’impenetrabile mistero che unisce uomo e toro.

“La mattina dell’11 agosto 1934, Manzanares affondava in una pozza di sole. Le terre bruciate di Castiglia sembravano lande desertiche. Due bambini succhiavano limonate fredde mentre il padre si voltava sorpreso verso l’ingresso della plaza de toros”.

Ne Il toro non sbaglia mai il pretesto certo sono i tori, ma il centro di gravità è un altro. Il libro è una profonda e insieme faticosa ricerca intorno al tema della verità, che sì parte dalla verdad torera ma per trascendere velocemente da quella e aprirsi ad una speculazione di più larghi orizzonti. Insomma toros magistri vitae, per Matteo Nucci: è infatti partendo dalle antinomie della tauromachia, dai suoi canoni e dalla sua ontologia, dai suoi aspetti artistici o spettacolari ma insieme tragici o oscuri, che il libro conduce un’indagine sul senso ultimo della verità e della ricerca di essa, sul prezzo che questa ricerca ha per un uomo, sulla necessità della sua attualità.

“La mattina del 30 agosto 1985 a Colmenar Viejo l’umidità aveva schiuso odori che preannunciavano settembre. Dal belvedere della città una coppia di amanti si stringeva la mano prima di salutarsi e intanto, attorno alla plaza de toros già tutto era in movimento”.

Il toro non sbaglia mai è un romanzo, e poi è anche un saggio, e poi è una riflessione filosofica, e poi è un atto d’amore. Ci sono dentro Manolete e José Tomas, Platone e Francis Wolff, c’è la Spagna profonda, c’è la rara capacità evocativa della scrittura di Nucci e tutta la sua passione per la corrida, c’è la vita e c’è la morte.

Ci sono i tori, e dunque c’è tutto.

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