La corrida del secolo

di Mario Bocchio

Pobreton, Playero, Mosquetero, Director, Gastoso, Carcelero.

Era il 1982.
L’anno che incise nella nostra memoria un altro imperituro e leggendario rosario.
Zoff, Gentile, Cabrini.
Sfido chiunque a non riuscire ad arrivare, senza il minimo sforzo, fino all’undicesimo dell’Italia campione.

Pobreton, Playero, Mosquetero, Director, Gastoso, Carcelero.
Questa invece è la squadra dei sogni dell’aficionado.

Era proprio il 1982.
Il primo giugno.
Dicono che l’allora ministro della Cultura spagnolo, Soledad Becerril, il giorno dopo si recò in visita alla nazionale di calcio, nel ritiro non lontano da Valencia.
Giorni di lavoro duro.
Il ministro chiese se servisse qualcosa.
I giocatori, Juanito e Gordillo in testa, risposero che si desse da fare per ridare in televisione la corrida di Victorino a Madrid: l’avevano persa, c’era allenamento.
Volevano vederla anche loro.
La corrida, unica nella storia della televisione, fu trasmessa tre volte di seguito.

Primo giugno 1982, corrida di Victorino Martin a Las Ventas: Ruiz Miguel, Esplà e Palomar.
Dicono che Victorino, seduto sulle gradinate, dalla tensione non fu capace di scartare la caramella che teneva in mano, e si mise in bocca confetto e involucro.
Si capisce.
Se prendiamo per buono il teorema, elaborato in questo preciso istante, che in video la corrida perde un buon ottanta per cento della sua carica emotiva, della sua elettricità, del coinvolgimento di cui è capace…bene, a stare alla tensione che seduti sul divano, ormai trent’anni dopo, quella corsa trasmette a chi la vede in video…quel giorno all’arena dev’essere stata una prova dura per le coronarie di ognuno dei presenti.

La corrida del secolo, dicono.
E’ l’appellativo con cui è passata alla storia.
Se ne era letto distrattamente su qualche sito qua e là, con ogni volta qualche perplessità: troppo roboante la definizione, esagerata, presuntuosa.
Un epitaffio per tutte le altre.
Invece niente da fare, è la celebrazione giusta.

Una serata uggiosa di autunno inoltrato, il dvd scivola nel lettore e la visione della corrida del secolo ha inizio.
Già al primo toro è tutto chiaro: difficile star fermi sul divano, impossibile non farsi travolgere da quel fiume di casta, impensabile non farsi rapire da quel tornado di emozione, eccitazione, passione, sofferenza, vita e morte.

Pobreton, Playero, Mosquetero, Director, Gastoso, Carcelero.
Sei tori di Victorino per la storia, una corrida di tori forti, che caricano ad ogni istante, maliziosi, potenti e selvaggi.
Sei furie capitate sulla sabbia di Madrid.
Sei animali nati per combattere sul serio, pronti a vendere cara la pelle, enormi per coraggio, ostinazione, intelligenza.
Sei monumenti alla bravura.

Di fronte a loro tre toreri.
Toreri.
Tre interpretazioni differenti del mestiere, ma accomunate dalla sincerità del gesto, dall’onestà nell’azione, dalla totale implicazione.
Ruiz Miguel un combattente, maschio, gladiatorio nella sfida mortale a Director: il momento più elettrizzante della corrida, commovente per cieca dedizione di questo e di quello, quasi che l’uomo e il toro avessero la stessa consapevolezza che la morte dell’uno era la vita dell’altro.
Esplà il più sfrontato, barocco, azzardato.
Al quinto toro tre paia di banderillas assolute, imperiali, definitive: dopo, non ci saranno che inadeguati cloni.
Tre paia di banderillas da rimanere a bocca aperta, da spellarsi le mani, da ridere nervosi o da piangere commossi.
E per spedire Gastoso, un recibiendo che ti fa saltare sulla poltrona, esplosivo, potente, assurdo.
Infine Palomar che riesce addirittura ad essere plastico e sinuoso, lento e profondo di fronte alla ruvida bravura di quei sei victorinos.
Puerta grande per tutti e tre.
Usciranno in trionfo in compagnia di Victorino e del mayoral.

Ventitremila anime che gridano torero! torero! a Ruiz Miguel nel catino di Las Ventas.
Esplà che fa un giro d’onore dopo le banderillas.
Palomar che dedica il sesto a moglie e figlia e poi crea arte ed eleganza plasmando la brutalità di quella materia viva.
La vuelta a Director, osannata.
Victorino Martin che viene chiamato in pista alla morte del quinto toro, per una vuelta clamorosa.
Il pubblico in delirio, ma veramente in delirio, gente che sulle gradinate si abbraccia e si sbraccia, grida o rimane muta, succhia sigarette e si tormenta le mani.
L’arena che è una polveriera.
E il commentatore che sembra il Tiziano Crudeli dei derby storici.

Tra le grandi cose dell’uomo, nel XX° secolo, la voce di Ella Fitzgerald e la conquista della luna, il gol di Maradona all’Inghliterra e il sogno di Martin Luther King, la scoperta della pennicillina e La danza di Matisse.
E poi c’è la corrida di Victorino Martin a Madrid, il primo giugno 1982, con Ruiz Miguel, Esplà e Palomar.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.