Quando a Olivenza il tempo si è fermato
di Mario Bocchio

Qualche minuto prima delle cinque e mezza, a Olivenza il tempo si è fermato: dal tunnel è uscito Juan José Padilla, ha fatto qualche passo sulla sabbia e quindi si è aggiustato un poco il capote del paseo.
L’arena gli ha tributato un’ovazione enorme, e forse Padilla si è commosso.

Era vestito di verde, il pirata, di verde che è il colore della speranza: il sarto gli ha preparato un abito che aveva per motivo dominante un intreccio di foglie di alloro, che a Roma simboleggiavano la forza dei gladiatori.
Era ornato di nero, come la benda che gli chiude l’occhio sinistro.

Padilla ha affrontato due Nuñez del Cuvillo e anche questo è il segno che Marques di Ana Romero, quella sera a Saragozza, ha cambiato per sempre la vita del Ciclone di Jerez.


In tutto questo non riesco a non pensare all’incredibile esempio di coraggio, serietà e forza interiore che l’uomo prima e il torero poi ci hanno dato e ci stanno dando.
Se ce l’ha fatta Padilla posso farcela anch’io: è il motto che dovrebbe accompagnarci tutti, nelle piccole e grandi difficoltà di tutti i giorni.
Suerte, matador.

