Un po’ più tardi di quanto raccontava il poema di Garcia Lorca
di Mario Bocchio

Nelle plazas a morire, dunque, non sono solo i toreri.
Alle 6,30 della sera del 1 maggio 1992, un po’ più tardi di quanto raccontava il poema di Garcia Lorca, nella Piazza della Maestranza di Siviglia, nella cattedrale della tauromachia spagnola, un banderillero è morto.
Le corna di un toro di 598 chili hanno trafitto il cuore di Manuel Montoliu, uno dei più bravi banderilleros del momento, mentre cercava di piantare le frecce sull’animale. Le corna del toro hanno attraversato il torace da destra a sinistra, dilaniando i due polmoni e il cuore.
Con un gesto di angoscia e di terrore Montoliu ha avuto appena il tempo di guardare l’enorme buco fattogli dalle corna. Poi è morto.

E la cerimonia del dolore si è subito scatenata in tutto il paese: perché la morte nell’arena, espressione drammatica ma sempre possibile della fiesta nazionale, commuove ancor oggi la gran parte degli spagnoli molto più profondamente di qualsiasi altro avvenimento.
Montoliu è morto nell’arena più famosa della Spagna. Anche questo dà un carattere straordinario, almeno nella particolare e forse incomprensibile ma reale cultura spagnola della fiesta, cui ancora oggi partecipano tanti spagnoli.
La Maestranza sorge, come quasi tutte le cose importanti di questa città, sulle sponde del fiume Guadalquivir, a poche centinaia di metri dall’Expo universale.
Da sempre, o almeno nell’ultimo secolo, trionfare a Siviglia è stata la massima ambizione di un torero.

Perché nei suoi palchi siedono da sempre i più esigenti esperti, i più profondi connaisseurs delle tecniche e della perfezione formale della fiesta.
Al sole, cioé sopportando il caldo inclemente d’estate, il pubblico più popolare; nelle zone d’ombra quelli che possono pagare un biglietto che in alcune corridas costa anche più di duecentomila lire.
Tutti, esattamente come hanno fatto i loro antenati, si sono preparati a prendere parte, e non solo come spettatori ma finalmente anche come giudici implacabili, a qualcosa che sentono molto più di un semplice spettacolo.
Per di più c’è la Feria di Siviglia, la festa annuale di una città durante la quale non si lavora per circa una settimana e invece si balla e si beve fino a tarda notte nelle centinaia di casetas, quegli enormi chioschi di legno costruiti per l’occasione e finanziati quasi sempre con soldi privati. Tuttavia la corrida è il momento più simbolico di queste celebrazioni.

La madre del re, donna Mercedes, vecchia afecionada (cioè dilettante più che tifosa delle corride) le vedeva tutte dal suo palco reale, molte volte accompagnata dal nipote Felipe di Borbone, l’attuale re.
A volte vi prendevano parte anche don Juan Carlos e la regina Sofia.
Il re presiedeva poi a Madrid almeno una delle corride del ciclo di San Isidro, il padrone della capitale, l’altro avvenimento tauromatico dell’anno in Spagna.
Ogni volta ci sono anche i ministri, i personaggi del mondo bancario ed imprenditoriale, persino alcuni intellettuali: la corrida vive sempre un momento importante in questa Spagna moderna ed europea.
Questo pathos, antico ma anche moderno, ha indubbiamente influito su quel Montoliu che oggi piangono ancora tanti spagnoli e alla cui morte hanno dedicato editoriali anche i quotidiani più autorevoli del paese.
Il banderillero uno dei tre membri della cuadrilla, cioé gli assistenti del matador Manzanares, ha rischiato un po’ più del normale o ha calcolato male i movimenti del toro: gli esperti ci discutono.

Montoliu avrebbe incassato circa 900 mila lire per il suo lavoro, che gli aficionados considerano un’ attività artistica. Invece un bravo matador guadagna non meno di trenta o quaranta milioni per corrida.
Il toro è stato ammazzato pochi minuti dopo dalla spada del matador. Poi si è saputa la terribile notizia.
Donna Mercedes e don Felipe hanno subito abbandonato il palco.
I clarini della Maestranza hanno suonato il segno della morte. La corrida è stata sospesa.
Le telecamere della televisione nazionale — le corride più importanti vengono trasmesse in diretta — hanno inquadrato il cielo, mentre lo speaker ufficiale della manifestazione, singhiozzando, ha chiesto a Dio di accogliere il banderillero morto.
“Tragedia ed onore, grandezza e miseria, terrore e rabbia di un rito solenne e barbarico, imparagonabilmente bello nella sua sorprendente ed incomprensibile magia”.
Così inizia l’editoriale che il quotidiano conservatore Abc dedica alla drammatica vicenda, che è stata la notizia di prima di tutti quelli della Spagna.
Ma la difesa delle corridas non è unicamente patrimonio della destra.
Una firma di sinistra, noto critico di Toros, dice: “Un torero è morto. Ma nessuno, né i taurinos né gli antitaurinos approfittino per gestire i risultati di questa morte”.

