Un’arena e un uomo. E i tori
di Mario Bocchio

Perchè ricordo la mia adolescenza, un amore — forse l’unico vero amore, perchè l’amore può essere vero solo da adolescente, innocente e ingenuo come il desiderio del toro per quel panno che lo attrae. Quel panno strano, con quella cosa vestita di luci attaccata che se la conosci prima non ti frega più, la muleta. Che se la conosci prima non ti frega più, l’amore.
Ricordo che c’erano la mia adolescenza e una Alfa Romeo “Giulietta”. Il papà alla guida, un prete amico al suo fianco, il nonno sul sedile posteriore posteriore vicino a me e la Spagna sotto le ruote. Plasencia.

Un’arena e un uomo. E i tori.
“Io amo colui che ove è possibile intuire, disdegna dedurre”.
È la mia citazione preferita. Nietzsche. Also spracht Zarathustra, se ricordo bene.
Un’automobile e la Spagna. Poi il ricordo di “Morte nel pomeriggio”.Hemingway, letto al ginnasio.

Non avevo capito nulla, di corrida, dopo quella lettura. Ma non era stato necessario dedurre. Era bastato intuire per capire che nella mia vita ci sarebbero stati altri viaggi verso un’arena. Perchè aficionados si può solo nascere.

Perchè spagnoli si può solo nascere. Qui, ad Alba e Alessandria come a Madrid, a Murcia, a Linares, a Ronda. Perchè quello che ci porta in un’arena è qualcosa che sta nel centro esatto del nostro essere e dell’universo. Riflesso e centro di ogni nostro sentire.
In fondo credo di averlo scritto già: perchè gli attimi vissuti ai tori sono di una verità assoluta. I soli veri che ci è dato di vivere. Veri sempre e comunque.
Un uomo e poco più e la morte che si fa vita e poi morte e poi vita e ancora e ancora in una effimera, immortale proprio perchè temporanea, ghirlanda.

Perchè ho capito, vedendo il mio primo toro, quello che avevo sempre saputo: che in ogni singola faena, e solo in una faena ,anche la peggiore, per chi ha occhi per vedere e cuore per capire la vita è finalmente vita vera, e quella sua orribile, pallida imitazione che siamo costretti a vivere tutto il resto del tempo viene cancellata, interrotta, sospesa da quel laico sacerdote capace di fermare il tempo.

