Sentimenti

‘Riempiamo il cuore con le cose della mente’ (J.Krishnamurti)
Quando le emozioni prendono il sopravvento, la lucidità, per forza di cose, ci abbandona. Ne consegue solitamente una grande confusione mentale.
Se ci avete mai fatto caso, infatti, i sentimenti sono sempre alimentati dal pensiero. Nascondono sempre loops mentali. Nel caso della rabbia o di un batticuore romantico poco cambia, se osservate vedrete che per trasformare una sensazione in un sentimento, ci dev’essere lo zampino della memoria e dei ricordi.
La sensazione è una risposta naturale e fisica ad uno stimolo esterno, che sia piacevole o meno. L’essere umano non conosce, però, la durate delle sensazioni, almeno non di quelle che lo colpiscono di più, perchè in quel caso inizia subito a ripensarci e le protrae nel tempo: creando stati d’animo e sentimenti.
Prendiamo l’esempio più complicato. L’innamoramento è un piacevolissimo stato parossistico creato dalla memoria legata alle sensazioni. Il piacere provato nel ricordare episodi trascorsi rende quasi impossibile che la mente si fermi. Una volta attinto al passato, la mente si diverte anche col futuro creando scenari sempre nuovi dove poter vivere di nuovo una sensazione così piacevole come quella ricordata.
Fin qui, avendo preso l’esempio più bello, sembra non esserci niente di male, ma già scorgiamo una realtà inquietante: le emozioni di cui l’essere umano va tanto fiero e che pensa appartengano al cuore, dimostrano, in realtà, di essere frutto della mente.
I sentimenti sono una sorta di gestione temporale delle sensazioni che, grazie al pensiero, invece di passare, continuano. Questa dinamica crea un tempo psichico che nutre la durata della nostra reazione iniziale.
Di per sé non sembra una cosa grave. Ma continuando ad osservare i moti della nostra mente e delle nostre emozioni vedremo che il problema si crea eccome, perché i sentimenti determinano la qualità delle nostre relazioni.
Se accade un malinteso tra due persone e non viene chiarito immediatamente (cosa molto comune) le emozioni si protraggono e i due creano tempi psichici opposti e alternati. Mi spiego meglio: l’offeso baserà la sua reazione su una memoria negativa che l’innocente subirà senza capire. Questo darà vita nell’innocente a una memoria negativa con la sua reazione. Ogni memoria che trascina una sensazione, infatti, si trasforma in reazione, conscia o inconscia che sia.
Ognuno si basa sull’ultima memoria psichica, sull’ultima emozione provata, e, in questo, non riesce a vedere l’altro con lucidità nel presente, non riesce a capire cosa stia davvero avvenendo nella relazione.
Un secondo problema è dato dal fatto che nel trascinare nel tempo le sensazioni (piacevoli o meno) esse scaturiscono comunque in confusione, paura e dolore. Partiamo sempre dal caso più complesso: la gioia. Quando viene provata abbiamo desiderio che continui, ma la gioia non può essere ripetuta nella memoria. Il piacere che avvertiamo ripensandoci è un surrogato mentale della gioia. Essendo un prodotto del pensiero dà i frutti del pensiero: paura e dolore.
Continuiamo a prendere l’esempio del piacere per intenderci: ci avete mai fatto caso che se ripensiamo alla persona che ci piace, dopo le emozioni positive, arrivano anche la paura di perderla, la gelosia, l’invidia per chi potrebbe attirare la sua attenzione e, se andiamo fino in fondo, il dolore? E se il dolore viene protratto dal pensiero, non si trasforma forse in astio? Non ci succede sempre così?
Oh sì… come un tango argentino!
Il pensiero produce queste reazioni psichiche. Impossibile scappare, le produce in tutti. Si può essere poco meno geloso o invidioso rispetto ad un altro, ma se si ha una psiche si possiede tutto il suo corredo completo.
Se la gioia vissuta finisse lì, sarebbe solo una sensazione di pura gioia. Ma nel pensiero che tenta di riprodurlo e trascinarlo, le cose vanno a finire sempre male. L’esempio delle relazioni romantiche è il più eclatante con i suoi sbalzi di immenso piacere e dannata paura. Lo sappiamo tutti. Ma l’effetto dei nostri sentimenti, nati dal pensiero, sulle risposte e le reazioni è comunque sempre questo.
Se pensiamo a uno stato d’animo negativo è ancora più facile capire. E’ piacevole protrarre la rabbia? Spesso no, ma non la riusciamo a fermare. Se il pensiero si lega ad essa le dà vita.
Il dolore è la somma di tutti i sentimenti creati dalla psiche. E’ come il colore nero. L’espressione più completa dell’ego che nasconde tutto il mondo psichico: la ricerca del piacere, la paura di affrontare la realtà e tutti i derivati di questi due movimenti opposti.
Il dolore, quando non riesce a morire a causa del pensiero, scatena reazioni d’odio, vendette e violenza.
Ecco forse dov’è il problema dell’uomo. I sentimenti non sono positivi quanto crediamo, neanche quando appaiono tali. Ecco perchè il nostro modo d’amare spesso si tramuta in odio, nelle relazioni. Perchè il meccanismo della psiche sporca e corrompe le naturali sensazioni del cuore.
C’è qualcosa che non va.
L’essere umano deve iniziare a guardare anche queste problematiche invece di darsi da fare solo all’esterno. Se osserviamo come funziona il nostro pensiero, lo capiremo. Capiremo dove e come nascono i nostri disagi. Questo è importantissimo non solo a livello personale, ma collettivo, perchè porta luce su un difetto evolutivo che ha bisogno di cessare.
Ricordate che al di là della nostra psiche e i suoi tranelli, noi siamo semplicemente vita! E se la vita vede, evolve. Se non vede non può evolvere. Permettiamole di vedere!
La tua consapevolezza è lo strumeno che ha la vita per correggere la nostra specie. Usala!
Guarda, osserva la tua mente e non fermarti mai. Allora forse impareremo cos’è davvero l’amore.

