Sotto la corazza II

Finalmente sera. Dopo una giornata di tormento, finalmente è arrivata sera. Flanella, scalda sonno, candele a led (così se ti addormenti lasciandole accese tua mamma non grida) e gocce. Tutto pronto per quello che hai aspettato tutta a giornata: dormire e quindi sognare.

Questo è l’unico momento della giornata dove Lui non può uccidere le tue speranze e i tuoi desideri. Non può costringerti a tornare alla dura realtà, non può perché non glielo permetti — grazie all’aiuto delle gocce.

Quando finalmente chiudi gli occhi, ritrovi quel mondo che vorresti vedere tutti i giorni: sorrisi, gentilezza, caldo, mare, una casa tutta tua arredata con quei mobili neri con il piano in legno chiaro che tutte le volte che vedi accarezzi con la tenerezza di una mamma.

Ritrovi i tuoi cari, che ti abbracciano, ti regalano un consiglio, un sorriso o solamente l’ennesima litigata per questioni futili che termina con la solita grossa risata.

Ritrovi quei due che ti hanno abbandonata, che ti chiedono scusa per essere stati la prima causa di insicurezza di tutta la tua vita e ti chiedono come è stata convivere col fatto che due idioti, che dovevano essere i tuoi nonni, sono state le prime persone al mondo — alla sola età di sei mesi — a non accettarti.

Ritrovi tutti quegli animali che non sono più con te e che vorresti coccolare un’ultima volta, ritrovi quel libro che chissà dove l’hai messo ma lì è il primo dello scaffale.

Viaggi. Nonostante tu non abbia un soldo per comprarti un maglioncino dei cinesi, lì puoi viaggiare. Vai in Giappone, Cina, Corea del Sud, Hawaii, Caraibi, Australia. Mangi piatti buonissimi, vedi posti bellissimi, nuoti con gli squali, vai in barca a vela, attraversi il deserto australiano con la moto da cross, conosci persone di cuore, con quei sorrisi genuini che non vedi da tanto tempo. Compri quei gioielli etnici che tanto ti piacciono e di cui possiedi solo delle imitazioni scadenti, quei poncho bellissimi tessuti a mano, quei vestiti incantevoli che ti fanno brillare gli occhi ogni volta che li vedi in TV in qualche documentario.

Sei di nuovo magra come prima della tiroide, con i ricci tutti a posto e i capelli lunghi, che non riesci mai a fare crescere perché perdi prima la pazienza. Sei realizzata, lì puoi fare tutto.

Puoi essere mamma, nonna, zia. Puoi essere single con un ranch pieno di pony e quokka, un’esploratrice o una subacquea.

Puoi avere una casa con degli acquari che Genova e Barcellona sono un 20L per i pesci rossi, puoi andare a cena con gli Alter Bridge oggi, accudire i serpenti di Slash domani ed essere ad un concerto di David Garrett dopodomani.

Puoi fare il lavoro che hai sempre sognato o non fare nulla perché non si sa da dove arrivano i soldi per fare quello che più ti piace. Puoi leggere intere biblioteche in poche ore, essere un hacker oppure la più temibile di tutti gli investigatori.

Puoi avere giardini pieni di orchidee rarissime, lo stagno con le carpe koi che ti rilassa tanto e quella sedia a dondolo di vimini sospesa che tanto ti era piaciuta quando l’hai vista alle terme.

In questo mondo non sei preoccupata, hai i mezzi e la tranquillità necessaria er affrontare qualsiasi difficoltà. Non ti spaventa nulla, non hai ansie e non hai preoccupazioni. Trovi sempre chi ti supporta con un sorriso ed una parola gentile.

Nessuno ha la cattiveria necessaria per ferirti e nessuno lo vuole neppure fare.

Ti alzi in questo mondo bellissimo con il rumore delle onde e vai a dormire con il rumore delle onde.

Quando sei qui, il tempo è relativo. Possono passare poche ore come anni.

Se solo al risveglio ti ricordassi tutti i particolari dei tuoi sogni, Salgari forse potrebbe non essere più il re dei romanzi d’avventura.

Qui sei quella che tuti i giorni cerchi di essere senza riuscirci. Senza sforzi e con naturalezza. Puoi essere te stessa, non c’è niente che riporti a galla le tue debolezze. Un sonno liberatorio e contemporaneamente distruttivo, perché tutto questo ha un prezzo.

L’indomani, quando suona la sveglia, Lui è lì, da parte al letto con un grigno meschino. Sa cosa hai visto quella notte e non ti ha interrotta. Il suo compito ora è più facile: basta che tu torni nella realtà per assolvere il Suo compito.

Basta che ti alzi per renderti conto che tu le gambe snelle che nuotavano nella barriera corallina non le hai, anzi è meglio che a rana così non ci nuoti, visto che hai un’articolazione andata.

Basta che entri in bagno per sostituire a quella cascata di lunghi boccoli un cespuglio di rovi intricati e impossibili, che a malapena arrivano a metà collo.

Basta che guardi l’agenda per sostituire quella vita piena ed appagante con un circolo di frustrazione e noia.

È in quel momento che Lui si avvicina e ti avvolge nuovamente nelle sue spire, con il risultato di farti buttare giù un caffelatte al volo per uscire a lavorare.

Quel lavoro che odi, che non avresti mai voluto fare ma che ti serve per racimolare qualche soldo.

Quel lavoro che non ti va giù perché in una famiglia di casalinghe, infermiere/badanti e bidelle hai giurato che saresti stata la prima ad uscire dagli stereotipi femminili che hanno condizionato o almeno, hanno cercato di condizionare, la tua educazione.

Quel lavoro che sei stata costretta ad accettare perché ogni volta che hai inviato CV per quello per cui ti sentivi portata avevano appena assunto o volevano solo uomini, che non rimangono incinta e non hanno nessun problema.

Quel lavoro che ti imprigiona mentre quello che volevi tu ti avrebbe liberata, concesso una casa tua, una macchina affidabile e la pace che senti di meritarti.

Quel lavoro che tutte le mattine e le sere ti fa piangere nel tragitto, perché non è giusto che dopo l’impegno che ci hai messo e tutte le cose a cui hai rinunciato, ti ritrovi ancora più indietro di chi si è visto piombare tutto addosso. O almeno, questo è quello che pensi.

Sogni l’estero, ma non hai i soldi neppure per farti emettere il passaporto, figuriamoci permetterti un biglietto aereo ed un affitto in un luogo sconosciuto.

Hai sognato la laurea, ma te la sei dovuta pagare e all’80% i datori di lavoro chiedevano ritmi inconciliabili tra studio e lavoro. “Devi scegliere: o uno o l’altro”, ti sei sentita dire varie volte. Col risultato che sono due anni che non dai neppure un esame.

Ogni volta che sogni ad occhi aperti e cerchi di fare il possibile per esaudire i tuoi desideri, ecco che uno tsunami di avversità si abbattono sul tuo cammino. Per andare dal punto A al punto B devi arrivare fino alla Z e poi tornare indietro. A metà strada sei esausta. Ti trovi ad invidiare chi riesce a fare tutto senza sforzi e ad odiarti per aver invidiato, perché in fondo sai quanto ti è costato arrivare fino a qui.

Queste continue difficoltà ti stancano e spesso arrivi a fine giornata esausta senza un motivo. Non riesci a concentrarti più su niente, sei troppo stanca per seguire anche solo un cartone animato figuriamoci un corso!

Questa continua stanchezza ti fa pano piano rimandare tante cose, fino a che non arrivi a rimandare anche i rapporti con gli altri. Non ce la fai a seguire le amicizie, sei troppo stanca per sentire altri problemi — specie quando il tuo partner ne ha tanti, non e la fai a prendere quella conversazione e rispondere a quel messaggio.

Ti ritrovi in un isolamento semi volontario, fatto di musica e silenzio, dove non puoi essere paragonata a niente e nessuno, dove ci sei solo tu e le tue cuffie.

Mano a mano le amicizie di dissolvono e i partner spariscono con la certezza di essere stati traditi, perché ammettere di non aver visto i segni di cedimento di chi ti sta accanto mentre eri preso da te stesso è una colpa difficile da prendersi.

Piano piano anche quelli che vogliono starti vicino perché capiscono che ne hai bisogno, vengono visti in maniera schizofrenica. Da un lato gli vuoi bene, capisci l’importanza dei loro sorrisi e il loro modo di essere presenti allenta un po’ le Sue spire, dall’altro sai che in queste condizioni non riesci a contraccambiare la loro gentilezza e in un mondo ridotto dal tuo pessimismo al mero dare e avere, ti senti sempre in debito quindi vivi questi rapporti con disagio.

Quando se ne accorgono, le loro frasi rassicuranti servono solo a farti sentire ancora più in debito perché hanno visto questo tuo disagio e l’hanno compreso. Il circolo dell’autocommiserazione si stringe sempre di più fino a farti vivere male qualunque rapporto. L’isolamento volontario da chi ti vuole bene ti sembra l’unica via. Cancelli i profili social, pieni di gente strafelice che ti fa sentire ancora peggio.

Stai coi tuoi animali, che in cambio di cibo e pulizia ti amano senza giudicarti e senza farti sentire in debito. Stanno lì, al bisogno.

Inizi a non vedere più niente di bello, qualsiasi cosa è negativa. C’è il sole ma tu hai mal di testa e non te lo puoi godere, potresti andare in piscina a nuotare ma ti vergogni perché sei grassa, vorresti rivedere quel film ma sei stanca e ti addormenteresti a metà, ti piacerebbe sentire quella persona ma sicuramente la disturberesti.

I Tg di irritano, qualsiasi frase detta male di fa scattare, non sopporti chi urla e chi si lamenta solamente perché amplifica quello che hai dentro. Non sopporti gli estremisti, non sopporti i convinti, non sopporti gli incompetenti e non sopporti i religiosi.

I religiosi però, sono una categoria a parte. Non li sopporti perché, in un periodo di tormento, sono riusciti a spegnere il cervello e le loro mille domande per affidarsi ciecamente a un sogno e da quello trovano risposte e pace. L’hai visto centinaia di volte, nello zio coi tumori morto col sorriso agli amici convertiti. Qualsiasi sia la religione alla quale abbiano aderito, chi ha messo a tacere Lui con qualsiasi divinità ha trovato la pace. Tu, in questo periodo perenne invece trovi insensata anche la scienza, figuriamoci la religione.

Quando tenti di avvicinarti alla terapia, ti senti giudicata, inerme, con tutte le tue paure e le tue debolezze esposte. Loro sono lì per curarti come tutti gli altri medici, sanno che hai dei problemi o non saresti lì, ma a te non fa lo stesso effetto. Forse i religiosi hanno preferito la via dell’irrazionalità per non affrontare questo supplizio.

Generalmente, quando il terapista tocca dei nervi scoperti hai due reazioni: scoppi a piangere o menti. Senza motivo, ma menti. Lui se ne accorge, ma fa finta di nulla, per ritornarci la seduta dopo. Quella a cui non parteciperai mai. Menti perché, stretta nelle Sue spire e sprofondata nel circolo dell’autocommiserazione ti vergogni, credi di essere un caso umano, l’unica così messa male. In quel momento dimentichi che ci sono persone messe molto peggio, che cercano modi autolesionisti per fuggire da Lui, dal consumo di sostanze al suicidio.

In quel momento tu sei la persona più sfigata, brutta, grassa, sola e messa male del mondo. Tutte le percezioni negative sono amplificate, le positive quasi annullate.

Un consiglio spesso dato dai terapisti è il dedicare tempo a cose che ti piace fare o all’attività fisica. E’ vero, quando lo fai sei più energica, ti addormenti senza le gocce e non pensi alle tue rogne ma… dura poco. La famosa stanchezza ti fa abbandonare tutto.

Dopo tre volte che fai il giro della città in bicicletta, dopo due fotografie scattate, dopo quattro ricerche per organizzare un viaggio low cost in un posto che non hai mai visto tu desisti. Sei troppo stanca e quello che fai normalmente ti succhia già l’esistenza, dove lo trovi altro tempo?