Sotto la corazza III

Ketziah Scanu
Feb 25, 2017 · 4 min read

Non sempre però sei nelle spire di Lui. Ci sono dei momenti in cui ti lascia stare, dei momenti in cui sei talmente debole che anche Lui non riesce ad accanirsi.

Capita, quando vedi una cosa che tu consideri molto bella, di commuoverti senza motivo. Una pubblicità con dei bambini gentili, una notizia di una comunità che aiuta qualcuno, persone che superano i loro limiti… la lista è infinita. Ognuna di queste cose crea queste reazioni.

Senti Blackbird in macchina, vedi un bambino che raccoglie una mela caduta ad una signora anziana al supermercato, qualsiasi cosa ti fa piangere.

Le cose belle fanno breccia in mezzo a tutta la negatività e per un attimo dissolvono qualsiasi corazza. Ovviamente ti affretti a ricomporti, nessuno deve vederti in quelle condizioni.

Le cose belle tendi a nasconderle, anche a te stessa. Se ti si accende una speranza, ti affretti a spegnerla per non rimanerci male se va male. Se vuoi bene a una persona, non glielo dici per paura di perderla. Se ti piace qualcosa, non la fai perché hai paura che ti stufi e poi, quando starai peggio, non avrai più cose piacevoli da fare.

Sei come quella che sul ghiaccio scivola sul sedere per non farsi male cadendo.

Sei costantemente sulla difensiva, ti difendi da tutto, anche quando non sei chiamata in causa. Nei discorsi, mentre si parla del più e del meno, ti senti sempre attaccata sul personale, come se hai la persona che hai davanti nascondesse un attacco personale nel suo stare vago.

Diffidi dei complimenti. Li avranno detti in modo ironico per prendere in giro o saranno sinceri? Nel dubbio, eviti di ringraziare con enfasi, in modo da evitare qualsiasi ferita in caso di ironia. Diffidi anche di chi ti vede solo per quella che mostri. Sai di non essere così, ma in questo momento sei come la scatola di Pandora, talmente piena di demoni da soffocare la speranza sul fondo.

Ti riproponi una volta “guarita” di ritornare da quelle persone e mostrare loro che si sbagliavano, ma sei tu che ti sbagli: non hai un’influenza dalla quale si guarisce, hai una condizione con cui devi imparare a convivere e da cui devi imparare a non farti soffocare.

Lui non se ne andrà mai, lo dice anche il terapista. Puoi fartelo amico e addomesticarlo, ma sai già che sarà sempre lì con te e tante volte tornerà a farti compagnia.

AddomesticarLo non è semplice. È un osso duro, Lui. Si ciba della positività che gli dai, per un certo periodo ubbidisce anche agli ordini ma quando meno te lo aspetti, mentre gli dai da mangiare, ti morde. Ci tenti nonostante la stanchezza e sapendo che gli sforzi per addomesticarlo ti massacreranno. Lo fai perché vedi quanto si sta bene quando si riesce a sognare, a vedere un mondo diverso, a riuscire ad immaginare un’alternativa e porsi degli obiettivi.

Per combattere l’insicurezza, continui ad aggiornarti, su tutto. Diventi una specie di tuttologa, che sa tutto male, per non farti mai trovare impreparata su niente ed entri in un loop di continua informazione. Giornali, enciclopedie, documentari. Se qualcuno ha sentito un’ansa prima di te, eccoti ripiombare nell’insicurezza. Ti informi anche sulle cose di cui non te ne frega assolutamente niente, giusto per avere un argomento di conversazione con tutti e dimostrare che non è vero che sei una snob che vuol fare la diversa per forza. Provi a vedere quella serie che ti fa schifo già dal trailer, leggi quel libro best seller violentando il tuo gusto letterario, tutto in nome di quel senso di appartenenza che non riesci a trovare. Quando la visione è intollerabile, lo dici chiaramente ma vai a leggere qualche trama giusto per non restare in disparte appena l’argomento viene tirato fuori.

Un altro metodo con cui cerchi di addomesticarLo è la distrazione. Ti focalizzi su piccole sciocchezze in modo tale che Lui si abbatta su di loro e lasci stare le cose importanti. A volte ci riesci, altre no, ma tu ti impegni a farlo.

I giorni in cui parti carica e non vuoi che Lui controlli la tua vita si vedono subito. Vuoi rimettere insieme i cocci e riordinare i tuoi pensieri. Parti quindi con un’operazione concreta per dimostrargli che stavolta non scherzi: riordini camera, fai una super pulizia dell’acquario, lettiere, potatura piante, lavi anche quel catorcio della tua macchina. Arrivi a sera stanca e felice. Ti riproponi di non cadere più nelle Sue mani e lasciarti sopraffare in quel modo, compri perfino un piega abiti in pvc in modo da piegare i vestiti velocemente ottimizzando lo spazio. Tutti i planner della casa compaiono sulla scrivania, pieni di progetti e motivazioni. Aggiorni l’app fotografia del cellulare, ricarichi l’action cam e metti l’SD alla fotocamera. Ripassi le impostazioni ISO e l’apertura dell’otturatore, è tutto pronto per fare qualcosa che ti piace. Tiri fuori anche lo step per fare attività fisica in casa, al riparo da sguardi indiscreti. Ti metti a dieta stretta, cercando di controllare la fame nervosa con un diario alimentare.

Solitamente questa motivazione scompare dopo una settimana, a volte meno. Basta poco: foto che pensavi bellissime messe a confronto con quelle di bambini che si possono permettere una reflex mentre tu le fai col telefono, una giornata particolarmente stressante senza compilare il diario alimentare, un dolore alle gambe che ti fa preferire il letto allo step o anche meno ed eccoti ripiombare dell’autocommiserazione, dove qualsiasi cosa tu faccia fallisci e fallirai, quindi tanto vale non fare niente.

Sotto la corazza

La vita vista dalla boccia della depressione.

Ketziah Scanu

Come la depressione ha cambiato la mia vita.

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