Sfrutta il tuo talento, è un peccato se non lo fai!

Riccardo Coni
Oct 13, 2020 · 2 min read

Nella vita ho scelto un percorso professionale da seguire. Con molte indecisioni e con non pochi rimpianti, ma mi sono sentito — e sento, tuttora — responsabile per la mia scelta. Ovviamente, come nella maggior parte dei casi, la strada che ho “scelto” (perché niente è davvero mai una vera scelta, sebbene sia una scelta anche l’atto di non scegliere) non rispecchia appieno quello che sento nelle mie corde, quello che sento essere il mio “talento”.

A 9 anni ero convinto che sarei diventato il prossimo Ronaldo Luis Nazario Da Lima e che il mio piede destro era secondo solo a quello di Roberto Baggio.

A 13 anni credevo che sarei diventato un ingegnere informatico provetto, da quanto tempo passavo a studiare il funzionamento di software e di qualsiasi altra sfumatura dell’information technology che allora mi fosse nota.

A 17 anni pensavo che sarei diventato la prossima rockstar del secolo, degno erede di John Lennon, in grado di unire l’estro di Pete Townsend con l’autenticità di Kurt Cobain.

A 19 anni ero seriamente convinto di diventare il prossimo Enrico Brizzi scrivendo il Jack Frusciante è uscito del gruppo del decennio, e che i miei scritti non avessero nulla da invidiare a Due di due di Andrea De Carlo.

Di fisse non ne ho avute molto altre, ma in tutti questi ambiti sono sempre stato sicuro di avere un talento che non ho (mai? ancora?) sfruttato abbastanza. In un vortice di auto-esaltazione mista a sana egocentrismo, salvo poi passare ad atteggiamenti passivo-aggressivi in caso di feedback negativi nei confronti dei miei “talenti”, la mia convinzione aumenta quando, ciclicamente, ci riprovo.

E ancora adesso, quando compongo una canzone con un semplice giro di accordi ma una melodia che mi sembra catchy, o quando scrivo qualcosa che effettivamente scorre e cattura l’attenzione di almeno 2 o 3 persone, qualcuno tra i più stretti dei miei cari o dei miei amici mi invita a sfruttare questo o quell’altro talento. E mi illudo, perché penso che ci sia ancora tempo.

E magari c’è davvero ancora tempo. Chissà, vedremo.

Photo by Aaron Burden on Unsplash

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