Si creò una bica di giocattoli all’angolo del soggiorno

Riccardo Coni
Oct 15, 2020 · 2 min read

Quando ero piccolo, avevamo una casa che era una villetta a schiera di tre piani, che aveva perfino una taverna, ma la parte più vissuta della casa era sempre il soggiorno, era lì che avevamo creato il nostro calore come famiglia e solo lì stavamo bene. La taverna ci sembrava fredda e la popolavamo solo in serate quando c’erano parenti, o ospiti, il piano di sopra era esclusivamente una zona notte. In quel soggiorno ci ho passato ore e ore intere di giornate della mia infanzia e ricordo ancora ogni singolo metro di quella stanza in ogni più minuto dettaglio.

Sentivo quel soggiorno un po’ come il mio regno, e per “marcare” il territorio e sentirlo ancora più mio disperdevo oggetti — giocattoli, ma anche disegni, pennarelli, ammennicoli vari come le sorprese dell’ovetto Kinder — un po’ ovunque, e ne accumulavo sempre di più. E mia mamma li spostava e metteva in ordine dentro i cassettoni del mobile o in qualche cesto, oppure li portava via e cercava di convincermi a regalare quello che non usavo più a degli amici di famiglia i cui figli erano un po’ più piccoli di me. Ma inevitabilmente si creò una grandissima bica di giocattoli all’angolo del soggiorno, tanto che se avessi davvero deciso di scavare e scavare fino in fondo a quell’angolo, avrei probabilmente trovato giocattoli della Fisher-Prince di quando avevo sei mesi di età.

Era inutile cercare di spostare quell’ammasso di giocattoli, un po’ dentro una cesta e un po’ sopra e sotto e tutto attorno, quindi rimasero lì finché non ci trasferimmo, quando avevo circa 13 anni. I traslochi, si sa (e da adulti lo si capisce ovviamente molto di più), sono una grande occasione per sbarazzarsi di ciò che si usa più, e mio padre approfittò del mio essere diventato adolescente menefreghista e negazionista della propria infanzia per buttare tutto, o quasi.

Ora, in una nuova casa dove il padre sono io, e dove il vero uomo di casa — cioè mio figlio — ha sette anni, si sta creando la stessa bica di giocattoli che avevo io. Ogni tanto ho degli scleri e gli chiedo di decidere quali giochi vuole dare a suo cugino più piccolo e glieli faccio mettere in un sacchetto, per cercare di portarli via e liberare un po’ il soggiorno. Poi quel sacchetto rimane lì e non viene riempito, e allora è Laura a metterli a posto, ma di certo non a gettare alcunché. E così questa bica di giocattoli rimarrà lì come è rimasta anni e anni quando ero piccolo io, e chissà se quei giocattoli saranno un giorno di un altro bambino o bambina, se li butteremo al primo trasloco, se li butterà direttamente mio figlio dopo che si sarà stufato.

Photo by Rick Mason on Unsplash

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