Chiara Mu | From Here to Eternity

di Alessandra Arancio

CHIARA MU, From Here to Eternity, 2015. AlbumArte, Roma. Photo: Massimiliano Carboni

A questa esposizione si partecipa solo uno per volta e chi decide di partecipare deve essere convinto di farlo, tanto addirittura da prendersi le proprie responsabilità per iscritto, firmando una liberatoria prima di iniziare. A ricevere l’ospite dentro lo spazio è direttamente l’artista, che accoglie con tale aria palpitante da pensare che non stia aspettando altro che la persona specifica in quel preciso momento, per poterle introdurre e spiegare il proprio punto di vista e perciò il proprio lavoro.

Chiara Mu è nata nel 1974 a Roma e, dopo essersi diplomata all’accademia romana di Belle Arti, completa la propria formazione a Londra, avendo poi il tempo di sperimentare per definire la sua linea d’azione, che si concentra in modo particolare nell’ambito di interventi specifici su luogo e/o sulla situazione, come in questo caso. L’artista, dopo avermi accolta nello spazio, mi accompagna dentro, attraverso una porta che ormai non esiste più e di cui posso solo vedere i contorni; verso un luogo che esiste e, come se fosse una scatola cinese, ne contiene diversi ed è a sua volta contenuto in molti altri involucri. Chiara Mu catalizza la mia attenzione sul preciso involucro-luogo che lei ha scelto di vedere. Me ne racconta la storia attraverso il luogo stesso e mi accompagna più vicino possibile a dei punti “parlanti” per dimostrarmi la presenza della Storia come susseguirsi del tempo, e della coincidenza di questa con il mio presente e con quello che io sono e vedo e sento adesso. A dimostrarlo sono infatti i punti architettonici caratteristici di AlbumArte che mi vengono descritti e mostrati come se fossero parti organiche di un tutto, i quali tante volte, magari per mancanza di tempo, vengono ignorati o dati per scontati. Questo tempo, in un certo senso mancato, è proprio quello evidenziato dall’artista che, nel modo di condividere racconti, ragionamenti e testimonianze, lo regala a chi ha scelto di cercarlo, incontrandosi con lei.

Chiara Mu ci istruisce magistralmente a proposito del suo punto di ricerca (AlbumArte in questo caso), attingendo e spaziando in una bibliografia da lei stessa costituita che comprende circa una quarantina di titoli di libri sorprendenti, integrandoli con nozioni anche storiche, fisiologiche, tradizionali. Riesce a insegnare qualcosa facendoci elaborare attraverso tutti i sensi il nostro personale punto di vista e facendoci esercitare la meditazione.

Silenziosa e confidente, riconoscente per l’esperienza di cui anche lei sembra arricchirsi, fa ricordare vite passate come se fossero le nostre, già vissute, da contemplare interamente, nella sovrapposizione tra passato e presente, magari attraverso una finestra. È una mostra particolare perché si potrà dire completa al termine della data di esposizione e di presenza dell’artista, solo quando non sarà più fisicamente in quel luogo o se qualcuno non decidesse più di andare a visitarla.

La mostra si costituisce, infatti, di esperienze diverse vissute in un solo punto, lo spazio di AlbumArte in Via Flaminia 122, che diviene archivio di queste stesse; esperienze, quindi, che diventano oggetti da raccogliere in quanto attestano partecipazioni individuali, di conseguenza sempre diverse e perciò tanto più preziose.

La presenza che attiva questa raccolta e questo coinvolgimento a catena resta comunque l’ideatrice del progetto, Chiara Mu, che reinterpreta in questo modo una delle espressioni artistiche contemporanee più controverse e comunque sorprendenti: la performance, su cui ragiona chiedendosi: “Può uno spazio performare o possiamo noi performare uno spazio?” La risposta probabilmente si trova nella condivisione e nella partecipazione attiva dello spettatore all’azione, vestendo per un momento i panni dell’artista per empatia, e divenendo artefice della propria esperienza nello spazio.


AlbumArte — Via Flaminia 122

Chiara Mu | From here to Eternity

a cura di Maria Rosa Sossai

www.albumarte.org

18 febbraio > 1 aprile 2015

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