Claire Fontaine — Pretend to be dead

di Alessio Iannone

CLAIRE FONTAINE, Untitled (Parking Bay) e Untitled (Fresh monochrome), Courtesy of the artist and T293, Napoli-Roma — photo Roberto Apa.

La Galleria T293 ha presentato — dal 7 Febbraio al 19 Marzo 2015 — la mostra Pretend to be dead del collettivo Claire Fontaine, attivo soprattutto in Francia ma non solo, come dimostrano le mostre personali a Londra e a Mosca nel 2011 intitolata Fighting gravity e ad Atene con Consumption nel 2010 e, nello stesso anno, a Berlino con Kultur ist ein Palast der aus Hundescheiße gebaut ist. Il gruppo, fondato nel 2004, prende il suo nome da una marca di quaderni scolastici famosissima in territorio francese; Claire Fontaine si dichiara “artista readymade”, effettuando prelievi e rielaborazioni di video, dipinti e sculture senza inventare nulla di nuovo; è per questo che ha cominciato ad elaborare una versione d’arte neo-concettuale, con l’intento di creare ed alimentare uno spazio di desoggettivazione in cui le opere sarebbero state qualcosa che nessuno dei componenti di Claire Fontaine avrebbe creato se questo spazio non fosse esistito.

Partendo da questa base artistica Pretend to be dead riflette sulle nozioni di sopravvivenza e di violenza. Il titolo si riferisce a una forma di difesa passiva adottata da alcuni animali per proteggersi dai predatori e che consiste nella simulazione della morte. Infatti, tutti i lavori presenti in galleria sono progetti che tendenzialmente nascono per proteggere — per difesa personale e non — e che poi diventano meccanismi di attacco. Un esempio è rappresentati dai grandi monocromi (Untitled — Fresh Monoschromes) realizzati con vernice eternamente fresca che si applica su muri e cancelli per marchiare il ladro così da renderlo riconoscibile. Allo stesso ambito di difesa/attacco appartiene anche l’opera intitolata Untitled (Rotary Spike, Noir Profond/ Blanc / Rouge Pouilly/ Vert Ramin), una scultura fabbricata a partire da un dispositivo di sicurezza da installare sulla sommità di muri e recinzioni per impedire ad intrusi di penetrare in una proprietà; anch’esso è dunque un elemento di difesa, comunemente utilizzato negli spazi esterni qui de-contestualizzati all’interno del cubo bianco e dipinto con colori festosi che diffondono la sua vera natura. Sempre alla pittura di grande formato appartiene l’immagine di una balena simile a una vecchia edizione di Moby Dick, intitolata Black Whale. Money trap, invece, è una scultura che richiama una trappola per le scimmie; si tratta di una cassaforte su cui è stato praticato un foro che permette ad una mano di introdurvisi ma non di uscirne con qualcosa. L’opera è una metafora dei rischi a cui l’individuo è portato — per avidità — a eseguire azioni che possono comprometterne l’intera esistenza.

In mostra vi sono anche due video, Untitled (You can cut anyone) e Untitled (Why your psychology sucks), in cui un’attrice recita testi di autoconvincimento sul come sbarazzarsi dalla depressione, dai dolori e dalle sofferenze e che, nel contesto in cui viene proiettato, risuona come un mantra tantrico, un testo capace di attirare l’attenzione dell’osservatore e renderlo più sicuro di sé. Non manca, infine, un riferimento al femminismo in Untitled (We are all clitoridian women) che fa parte della serie intitolata We are all in cui la frase da cui l’opera prende il titolo è dipinta con uno stencil su una fedele riproduzione di una delle iconiche Marilyn di Warhol.

Nell’odierna società quello che è davvero contemporaneo è la sicurezza che ogni individuo pretende di avere. Simulare e ingannare sono inconsciamente presenti in ogni essere umano e Pretend to be dead si pone come un catalogo aggiornato di tecniche di sopravvivenza urbana in cui Claire Fontaine mostra, con ironia, una società allarmata e spaventata.


T293 — Via G. M. Crescimbeni 11

www.t293.it