Gianni Dessì: Dentro e Fuori

di Sara Fiorelli

Gianni Dessì, Vox (dettaglio), 2014 — Fondazione Pastificio Cerere, Roma.

La Fondazione Pastificio Cerere, per celebrare i dieci anni d’attività e i centodieci anni dalla costruzione dell’edificio industriale in cui è situata, ha progettato un ciclo di mostre dedicate ai sei artisti del “Gruppo di San Lorenzo” che, nel corso degli anni Settanta, hanno animato gli spazi dell’ex pastifico utilizzandoli come propri studi.

Ad aprire questo progetto è stato Gianni Dessì con una mostra intitolata Dentro e Fuori (6 febbraio — 28 marzo 2015), curata da Marcello Smarelli. A dare il titolo alla mostra è un’opera in esposizione considerata quasi come un autoritratto dell’artista. L’opera è composta da pannelli in vetroresina applicati direttamente sul muro, dai quali il colore esce fuori fino ad occupare una porzione circoscritta di parete. Ciò che sta dentro l’opera esce fuori e ciò che sta fuori entra dentro diventando parte integrante dell’opera stessa. Si delinea così l’attitudine dell’artista a creare una comunicazione tra due mondi paralleli: quello della realtà e quello dell’immaginazione.

Nella serie Riflessi si nota come Dessì prenda degli elementi aventi una propria concretezza fisica e li applichi all’interno dell’opera inalterandone la loro materica consistenza. In questo modo, oltre a far entrare in comunicazione degli oggetti reali e indipendenti con la mente creatrice dell’artista, si uniscono e compenetrano anche la pittura e la scultura, non più concepite come tecniche a sé stanti ma combinate. Al centro della stessa sala, su un piedistallo, è poggiata una scultura in ceramica raduh intitolata Vox, che ritrae il volto di Ceccobelli, come omaggio all’artista che negli anni Settanta aveva nelle sale della Fondazione il proprio studio. Il volto ha la bocca semiaperta rivolta verso il pubblico che varca la soglia d’ingresso; ci fa tendere l’orecchio, sembra bisbigliare qualcosa. Più ci si avvicina e più si evidenzia alla vista un rettangolo nero dipinto che va a ricoprire il giallo cenere della restante parte del volto. Si nota come la pittura si imponga sulla scultura non come elemento decorativo, ma costruttivo, collaborando pertanto come materia alla creazione dell’intera struttura scultorea.

Questo processo combinatorio attivato da Dessì potrebbe prendere il nome di Casualità creatrice, perché l’artista abbandona una logica fatta di cause ed effetti per affidarsi alle possibilità creatrici dell’inatteso e dell’inaspettato, proprie del pensiero analogico che si compone di libere rifrazioni e associazioni d’idee. Del resto non tutto ciò che ci circonda è codificabile e organizzabile in prestabilite categorie di pensiero. Cosa fare dunque, quando ci si trova di fronte all’altro da noi, di fronte a qualcosa che non è possibile esperire con i nostri, seppur accurati, ragionamenti? Dessì suggerisce di riattivare i nostri sensi, di riscoprire ed entrare in comunicazione con la nostra più profonda sensibilità. Con questo suggerimento negli occhi e nel cuore ci si avvicina a Lucciola, una scultura composta da due mani congiunte come per formare un riparo, al cui interno è nascosta una flebile lucina che sembra rischiare di spegnersi con un debole respiro. Trattengo il fiato per avvicinarmi e vedere. Ricordo la prima e ultima volta che mi è capitato di vedere le lucciole, era una sera di un tiepido giugno. Ne ero completamente avvolta, fluttuavano libere nel bosco di querce. Quando tentavo con delicatezza di catturarne una tra le mani e avvicinavo l’occhio per vedere se fossi riuscita nell’impresa, il risultato deludeva sempre le aspettative. Qui Dessì non ha catturato la lucciola, ma la sta proteggendo come se fosse l’ultimo individuo di una specie «dopo la scomparsa delle lucciole» [1].

L’arte per Dessì non è solo un tecnica di espressione ma è un esperienza da vivere. Un tipo di esperienza che purtroppo la società di oggi mette da parte e non coltiva.


[1] P. Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, Milano, 2006, pp. 130.


Fondazione Pastificio Cerere — Via degli Ausoni 7

www.pastificiocerere.it/fondazione

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