Jonny Briggs. Comfortable in My Skin

di Marta Zandri

JONNY BRIGGS, Comfortable in My Skin
2011, Stampa Lambda C-type su alluminio
27 x 20 cm

La Galleria Marie-Laure Fleisch ospita sino al 13 giugno 2015 una selezione di opere dell’artista inglese Jonny Briggs. La mostra Comfortable in My Skin, prima personale dell’artista a Roma, mette in scena la sua produzione più recente, attraverso alcuni lavori — perlopiù fotografici — realizzati fra il 2010 e il 2014 nell’evidente desiderio e bisogno di analizzare se stesso e la propria storia familiare.

Briggs è originario del Berkshire, ed è questo un dettaglio importante per comprendere la polarità del sentimento che lo lega alla casa di campagna in cui ha vissuto infanzia e adolescenza, molto presente nei lavori qui proposti; dalla sua opera emergono, infatti, tutte le difficoltà di un passato vissuto nel mondo restrittivo e costrittivo della provincia. Così Facing, esplicitando il desiderio di una comunicazione sincera, ci racconta del rapporto costantemente conflittuale con la figura paterna, la quale veste i suoi abiti al contrario e dà le spalle al fotografo che lo ritrae sullo sfondo della sua casa. La sincerità si fa amara in Holding e porta l’artista a crocifiggere la madre — con il volto coperto dalla camicia del marito autoritario di cui è succube — sulla carta da parati della loro abitazione.

L’inquietudine è palpabile in opere come Smiling Inside dove il calco del volto sorridente dell’artista si intravede dalla spaccatura della maschera raffigurante il volto serio del padre, mentre il corpo rimane avvolto e costretto in un lenzuolo simile alla tappezzeria di casa: confortevole nido e soffocante gabbia insieme, la casa di famiglia è presenza viva e si riempie di oggetti, fiori e suppellettili, inglobando letteralmente la madre e divenendo per Briggs una vera e propria seconda pelle. The Home, calco vinilico color carne della cucina, si presenta, infatti, come una pelle asportata, di cui l’artista vorrebbe forse liberarsi.

Il nostro viaggio nel dramma personale di Briggs è reso ancor più reale dalla presenza di alcuni oggetti e foto di famiglia. La serie di Schisms taglia di netto alcuni quadretti familiari e fa scivolare il volto dell’artista bambino sul corpo delle sorelle. Un’altra finestra si apre allora sulla complessa personalità di Briggs, segnata da un’omosessualità mai del tutto accettata dalla mentalità conservatrice dei genitori. E sembra questo il momento di affrontare le incomprensioni e mostrare al mondo e ai suoi genitori il vero e il falso; così il martello del nonno, tramandato tra gli uomini della famiglia, è appeso alla parete affianco a una sua perfetta riproduzione in gomma piuma.

I contrasti così esplicitati andranno però a risolversi in un nuovo confronto, in rinascita: Confortable in My Skin, la piccola immagine che dà il titolo alla mostra, vede l’artista fuoriuscire dal ventre del padre sofferente.

La partecipazione dei genitori ai lavori di Briggs concede probabilmente un lieto fine al tentativo del giovane artista di sciogliere i nodi del difficile passaggio dall’infanzia all’età adulta attraverso una riflessione artistica che è insieme fotografica, scultorea e performativa.

Condividono la scena anche alcune opere che esulano apparentemente dalla tematica centrale dell’esposizione, come Trompe l’Oeil, un gioco percettivo dove la differenza fra vero e falso si fa ancora più complessa da scoprire. L’illusione di una natura morta in bianco e nero si spezza quando l’occhio cade su un lembo di tovaglia rossa e sul verde acino d’uva rotolato sul tavolo: si tratta in realtà di un angolo della casa ricoperto di vernice color magnolia, la stessa delle pareti della camera d’infanzia.

Non possiamo non avvertire a questo punto il privilegio di esser direttamente coinvolti nei ricordi e nei sentimenti di un artista che così coraggiosamente sceglie di mettere in scena se stesso e i suoi affetti.


Marie-Laure Fleisch — Via di Pallacorda 15

www.galleriamlf.com

20 aprile > 13 giugno 2015

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