Luana Perilli. Solitary Shelters

di Sara Fiorelli

LUANA PERILLI, Solitary Shelters, 2014. Veduta della mostra. The Gallery Apart, Roma. Foto: Giorgio Benni. Courtesy: The Gallery Apart, Roma.

Armando Porcari e Fabrizio Del Signore fondano The Gallery Apart nel 2008. Nel 2013 si trasferiscono all’ombra del Gazometro nel cuore del quartiere Ostiense dove trovano spazi più ampi e adeguati per promuovere e sostenere le ricerche degli artisti più giovani. Ad aprire la stagione 2014–2015 è la mostra Solitary Shelters di cui è protagonista Luana Perilli.

L’artista, sin dagli esordi nel 2003, si interessa al riadattamento degli oggetti di uso quotidiano in contesti altri, al fine di suggerire nuovi significati. Questi oggetti vengono riassemblati insieme per formare delle parti d’arredo praticabili al cui interno inserire degli elementi naturali che hanno lo scopo di accogliere e mostrare la laboriosità di alcune tipologie di insetti. Perilli, infatti, interessandosi alla sociobiologia, studia il comportamento di animali eusociali, insetti come le formiche o le api. Per essi ricrea un habitat domestico in cui mostrare come alcune specie di animali vivono organizzate in una struttura sociale simile ai modelli comunitari umani.

In Solitary Shelters si assiste ad un passaggio dalla visione della natura come sistema eusociale ad una visione più estetica e formale. Tale trasformazione si manifesta immediatamente nel video Urfomen in cui l’artista attraverso l’utilizzo di un’inquadratura molto ravvicinata esalta le forme della natura in quanto elementi estetici. Terra, acqua, piante, rocce, frutta e insetti sono i protagonisti dello schermo. Il gracidare delle cicale proveniente dall’audio del video pervade tutta la sala, tanto che nel momento in cui il video — giunto al termine — si ferma per un istante per poi ricominciare dall’inizio, viene spontaneo guardarsi dietro le spalle come se improvvisamente qualcuno ci avesse abbandonati.

Il mezzo che Luana Perilli sceglie di utilizzare per elaborare queste opere è la scultura in ceramica, tecnica che le permette di manipolare la materia prima e infonderle la forma desiderata. L’opera Unglazed Shelf si compone di una serie di sculture monocrome in ceramica, di forme e dimensioni diverse, poste paratatticamente l’una accanto all’altra su di una mensola. Da notare è come ogni scultura, sebbene ad un primo sguardo possa apparire come un oggetto d’arredo, avente esclusivamente un valore estetico, abbia in realtà una doppia funzione: quella di essere un oggetto artistico da una parte e quella di ospitare insetti e altri animali dall’altra. Su ciascuna di esse è, infatti, presente una cavità, più o meno grande, che rende la scultura abitabile e accogliente come un rifugio.

Nelle opere Horn nest #1, Horn nest #2 sono uniti a elementi naturali, quali il marmo, l’agata e i palchi di daino che annualmente in primavera cadono per ricrescere più sani e più forti, oggetti creati dalla mano e dalla fantasia dell’artista, come delle sculture in ceramica bitorzolute che sembrano strani essere viventi di un acquario marino.

LUANA PERILLI, Hanging Lava, 2014, ceramica smaltata, kokedama monstera, macramè, dimensioni ambientali. Foto: Giorgio Benni. Courtesy: The Gallery Apart, Roma.

Nell’opera ambientale Hanghin Lava l’artista sospende una pianta tropicale utilizzando la tecnica giapponese Kokedama che prevede la costruzione di una sorta di nido di muschio all’interno del quale è possibile inserire la terra e successivamente innestarvi la pianta. Questa tecnica, usata in Giappone per la creazione di giardini verticali, garantisce alla pianta la giusta quantità di umidità che permette alla stessa di sopravvivere pur trovandosi sospesa da terra. Accanto ad essa, Perilli sospende una scultura in ceramica policroma con delle protuberanze tubolari che, insieme ai vividi colori, conferiscono alla scultura una dimensione fantastica. Un carattere fiabesco e legato all’immaginario dell’infanzia sembra essere presente anche nelle altre sculture esposte, in modo particolare in Konvult #3, in cui l’artista sembra creare una sorta di scarponcino abitabile in cui il prolungamento del gambale ricorda la cavità di un comignolo.

Da notare sono le diverse tipologie di decorazione utilizzate come Sgrafo, Fat Lava e Rosenthal, tecniche apprese dall’artista grazie allo studio approfondito delle sculture ceramiche della Germania degli anni Cinquanta e Sessanta.

Al termine della visita, poco prima di uscire dalla galleria, di abbandonare le immaginazioni su quali insetti avrebbero abitato le sculture e un attimo prima che il canto della cicala si concludesse definitivamente, una poesia di Gianni Rodari riaffiora alla memoria, Alla Formica:

“Chiedo scusa alla favola antica,

se non mi piace l’avara formica.

Io sto dalla parte della cicala

che il più bel canto non vende, regala” [1].


[1] Gianni Rodari, Alla Formica in Filastrocche in cielo e in terra, Einaudi, Torino, 1992 [1960], p.139.


The Gallery Apart — Via Francesco Negri 43, Roma

23 settembre > 22 novembre 2014

www.thegalleryapart.it

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