Ofri Cnaani | Not I
di Valentina Anselmi

La galleria Marie-Laure Fleisch ospita, fino al 22 Novembre, la prima mostra personale a Roma di Ofri Cnaani, artista newyorkese di origini israeliane. La Cnaani insegna presso the School of Visual Arts e all’International Center of Photography di New York, ha alle sue spalle un lungo percorso di studi, premi, ed esposizioni in numerose istituzioni fra cui il MoMA e il Guggenheim.
La galleria si trova in vicolo Sforza Cesarini, nei pressi di Santa Maria in Vallicella. Quando arrivo, e mi affaccio dalla porta oscurata, mi ritrovo in una situazione particolare. Infatti, essendo in anticipo sull’orario di apertura, l’esposizione è immobile, le luci sono spente, soltanto un silenzio statico accompagna le istallazioni immerse in una semi oscurità; la loro potenzialità è come sopita. Poi, una dopo l’altra, le opere si ‘accendono’, prendono vita, si manifestano come delle epifanie e iniziano a danzare mosse dai ventilatori e a proiettare sulle pareti le loro ombre; dal loro toccarsi nasce una sorta di colonna sonora che diventa parte integrante dell’esposizione. La loro animazione porta con sé la consapevolezza del ruolo attivo richiesto allo spettatore; entrandovi, ci si sente immersi in questa installazione e risulta evidente la volontà di dialogo con il pubblico.
Le opere della Cnaani si compongono di elementi e materiali diversi, metallici e naturali, accompagnati da proiezioni e nell’insieme creano un’esperienza che va oltre l’estetica; è una commistione di immagini disegnate su plastica, sculture mobili e video, spesso proiettati con tecnologie ormai desuete. In questo caso, un vecchio proiettore di diapositive.
Il titolo della mostra è Not I, in riferimento all’omonimo monologo teatrale di Samuel Beckett del 1972. Un breve testo drammatico incentrato su carnalità e trascendenza, sul sé fuori dal sé, nella cui rappresentazione era visibile soltanto la bocca della protagonista illuminata da un riflettore. La bocca, come reminiscenza teatrale, è il fil rouge dell’esposizione, elemento fisico che si ritrova raffigurato sotto varie forme, labbra socchiuse che ammiccano all’intero universo sensuale femminile.
Not I, non io, non me. In realtà il tema centrale dell’esposizione è l’estasi intesa come concetto polisemantico, richiamandone il significato originario ed etimologico, dal greco ex-stasis, essere fuori; un continuo movimento di separazione e allontanamento dal proprio corpo.
L’estasi nel senso più ampio del termine, come forma emozionale superiore, viene incarnata dagli elementi dinamici, mobili, mossi da ventilatori un po’ datati e non nascosti, dalla danza delle ombre generate, dai riflessi dell’acqua mossa dal vento sulle pareti; il tutto immerso in una sorta di atmosfera protomeccanica e allo stesso tempo onirica. Infatti, a differenza della cinematografia, l’opera di Ofri Cnanni non tenta di nascondere i mezzi tecnici che la supportano; vuole mostrare il processo che porta al compimento di quell’immagine, vuole squarciare il velo di Maya che separa l’arte dalla realtà. Pur costituendo un unicum, la mostra si articola in diverse stazioni, con vari richiami ad altri artisti e alla storia dell’arte. Evidente è la citazione dell’opera di Calder, Mobile, come anche un’allusione ai “buchi” di Fontana nei trafori.
Interessante la performance con la quale l’artista ha inaugurato la sua prima mostra romana, in occasione della quale, in linea con il titolo Not I e con la volontà di creare un rapporto fra opera e pubblico, ha preferito presentare il suo lavoro non con parole sue ma cedendo il posto a quattro donne di diverse professioni (una psicologa, un archeologa, una cartomante e una matematica) invitate ad esprimere le loro visioni, le loro impressioni sull’esposizione. Inoltre, alle quattro donne è stato chiesto di esternare quale fosse il loro concetto di estasi in base alle proprie esperienze e alla loro professione. Ad esempio l’archeologa ha fatto riferimento alle statue di satiri danzanti e dunque all’antichissima estasi dionisiaca; la matematica al nastro di Mobius, un’estasi fantastica sulle orme del romanzo Flatlandia, in cui si narra di un abitante di un ipotetico mondo bidimensionale che entra in contatto con uno del mondo tridimensionale.
Centro focale della presentazione è dunque un evento sociale, volto a dare vita ad un dialogo con l’opera, e a sottolineare l’esistenza di diversi punti di vista sia intorno al concetto di estasi, sia all’approccio con l’opera d’arte.
Marie-Laure Fleisch — Vicolo Sforza Cesarini 3/A (in trasferimento a via di Pallacorda 15), Roma
22 settembre > 22 novembre 2014